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La Svezia nella Nato: dalla neutralità all’ingresso nell’Alleanza del Paese Scandinavo

L’11 marzo 2024 Stoccolma diveniva il trentaduesimo membro della Nato. Un’analisi sull’evoluzione dell‘atteggiamento del Paese Scandinavo, dalla neutralità all’ingresso nel Trattato del Nord Atlantico e cosa apporta Stoccolma all’Alleanza.

L’aggressione russa all’Ucraina del febbraio 2022 ha avuto l’effetto collaterale di smuovere le coscienze di Paesi storicamente neutrali.

Svezia e Finlandia, sebbene nei fatti facenti parte del blocco occidentale per ragioni di carattere sociologico, politico e religioso, si sono comunque sempre distinte per la loro neutralità in ambito militare.

L’avvio dell’Operazione Militare Speciale da parte di Mosca ha però reso chiaro come la storica neutralità scandinava non era più una strada percorribile per questi due attori, che nel maggio del 2022 hanno entrambe depositato richiesta di adesione alla Nato.

L’11 marzo 2024, dopo quasi due anni, costellati di insidie e lungaggini interne all’Alleanza dovute all’atteggiamento di Turchia e Ungheria, veniva alzata la bandiera gialloblù svedese nel piazzale principale del quartier Generale Nato a Bruxelles, alla presenza del Segretario Stoltenberg e del Primo Ministro svedese Kristersson.

Si interrompevano ufficialmente più di due secoli di neutralità svedese.

Le origini della neutralità svedese

La posizione di non allineamento militare svedese ha radici profonde. Eppure, fino al XVIII secolo il Paese era considerato come uno dei principali attori europei. L’esito della Guerra dei Trent’anni, sancito dalla Pace di Westfalia incoronava la Svezia come grande potenza europea.

Le cessioni territoriali ottenute per il tramite del trattato suddetto regalavano alla corona svedese territori nel Baltico, che sarebbero stati ulteriormente ampliati con il Trattato di Roskilde nel 1658 a seguito della guerra danese-svedese.

Le ambizioni di potenza svedesi sarebbero poi state depresse a seguito della Grande Guerra del Nord persa contro l’impero Russo di Pietro il Grande. La sconfitta decisiva nella Campagna di Poltava assestava un duro colpo agli svedesi e alle velleità endogene di potenza. Le guerre napoleoniche di inizio Ottocento avrebbero poi decurtato l’attuale Finlandia dalla Svezia, assorbita nella Russia zarista come Gran Ducato.

Sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale Stoccolma decise di non intervenire, mantenendo la propria neutralità nei due conflitti ad eccezione dell’assistenza di carattere logistico che il regno garantì al Terzo Reich. Stoccolma decise, infatti, di accordarsi con Berlino per il passaggio delle truppe tedesche sul proprio territorio con direzione Unione Sovietica.

La scelta pragmatica era dettata sia dall’ostilità svedese nei confronti di Mosca che dalla paura che un eventuale rifiuto avrebbe potuto ingenerare una rappresaglia bellica da parte della Germania hitleriana.

Dopo la guerra la neutralità sarebbe stata mantenuta fino al 2022, sebbene il Paese abbia in questi anni già partecipato ad alcune esercitazioni congiunte con la Nato.

L’Ostruzionismo turco e ungherese

Il sistema di adesione dell’Alleanza Atlantica prevede che al Paese candidato sia concesso di aderire solo se vi sia unanimità da parte dei membri della Nato. Nel suo iter di adesione la Svezia ha sofferto l’ostruzionismo di Turchia e Ungheria, le quali hanno ritardato l’ingresso di Stoccolma al fine di capitalizzare il peso del loro veto.

Il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan, abile nel saper sfruttare le pieghe delle alleanze della quali la Turchia è parte per tornaconto del proprio Paese, ha costretto Stoccolma e Washington al tavolo negoziale per garantire l’assenso turco all’ingresso svedese nella Nato.

La Svezia, così come gli altri Paesi scandinavi, si è sempre distinta per un forte Stato di Diritto, garantendo a molti esuli rifugio entro i propri confini. Tra questi Stoccolma ha dato asilo ad alcuni esponenti del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, inviso ad Ankara, reo di fomentare una protesta secessionista in Turchia attraverso la lotta armata. Erdogan ritiene il Pkk coinvolto anche nel fallito colpo di Stato del 2016 di stampo gulenista.  

Ankara ha preteso e ottenuto l’estradizione di alcuni esponenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, oltre ad aver siglato un accordo con la Svezia in materia di antiterrorismo. In ultimo ha fatto rimuovere le restrizioni all’export di armi di Stoccolma da cui la Turchia era affetta.

Per suggellare la rimozione del veto Ankara ha costretto al negoziato anche Washington, chiedendo e ottenendo la vendita di quaranta caccia F-16 e kit di modernizzazione per i caccia già presenti nella sua flotta, indispensabili all’aeronautica turca, soprattutto dopo essere stata esclusa dal programma F-35 a causa dell’acquisto turco di sistemi Sam (Acronimo di Surface to Air Missile) S-400 di matrice russa.

Rimosse le restrizioni turche rimaneva l’ostacolo Orbán. L’Ungheria ha maldigerito le accuse svedesi circa il deterioramento dello Stato di Diritto del paese magiaro. Il Premier Orbán ha saputo sfruttare appieno il peso politico del veto ungherese costringendo Stoccolma a siglare un accordo per l’acquisto di quattro caccia Saab Jas Gripen 39 con relativo supporto logistico per 10 anni. I quattro caccia si vanno ad unire ai già presenti quattordici in forza all’aeronautica ungherese.

La figura di Orbán ne è sicuramente uscita rafforzata, essendosi il Premier intestato il merito dell’adesione di Stoccolma nell’Alleanza Atlantica.

Mappa della Svezia, la posizione strategica del Paese chiude il Baltico alla Russia

Il valore che Stoccolma apporta alla Nato

Con un budget per la difesa stimato attorno agli 11 miliardi di dollari e oltre trentamila militari attivi (più altrettanti di riserva) la Svezia apporta chiaro valore aggiunto al fianco nord dell’Alleanza Atlantica.

Anni di neutralità hanno rafforzato le capacità di autodifesa del Paese, non potendo quest’ultimo contare su alleati in caso di attacco.

Stoccolma eccelle oggi nel comparto aeronautico con caccia di IV generazione avanzata prodotti internamente, come il succitato Jas 39.

Il suo contributo alla Nato in ambito aeronautico si estrinseca nel rafforzamento delle azioni di Air Policing condotte sul Baltico dove sovente si denunciano sconfinamenti di velivoli russi. Il Gripen, già apprezzato a livello Nato da Paesi come Ungheria e Repubblica Ceca, tra le sue molteplici peculiarità è in grado di decollare e atterrare su piste molto corte, come sezioni autostradali. Questo consente di poter utilizzare il caccia anche in caso gli aeroporti principali siano messi fuori uso dal nemico. Inoltre, ha bisogno di poco personale per poter essere armato e rifornito.

Mentre la Finlandia, dati gli oltre mille chilometri di confine condiviso con la Russia, concentra le sue abilità militari sull’elemento terrestre, la posizione geografica regala alla Svezia la posizione di interdittore navale per eccellenza. La sua lunga costa (circa tremila chilometri) consente al Paese e alla NATO di chiudere il Baltico alle navi russe. La flotta navale svedese è composta per lo più da pattugliatori costieri ma la vera aggiunta di valore è la componente sottomarina.

Nel 2005 Hsms Gotland, un sottomarino a propulsione diesel, durante un’esercitazione internazionale anti-som, eludeva le difese del gruppo da battaglia della portaerei Roland Reagan, assestando diversi colpi (virtuali) all’ammiraglia. In battaglia la nave sarebbe affondata.

Il sottomarino svedese ha dimostrato la sua efficacia grazie ad alcune tecnologie come il motore Stirling, che consente la propulsione grazie all’ossigeno liquido, alternatosi al motore diesel nelle fasi in cui è richiesta maggiore silenziosità.

Nelle gelide acque del Mar Baltico, le capacità d’interdizione sottomarine che la Svezia apporta mettono in difficoltà la flotta russa stanziata a Kaliningrad (vedi mappa).

In Nuce, le capacità belliche svedesi e anni di esercitazioni congiunte permetteranno un rapido adeguamento del Paese agli standard Nato, apponendo valore al fianco nord dell’Alleanza.

Credits: Immagine di wirestock su Freepik

Mappa di FreeVectorMaps

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Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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