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F-16, da ossessione ad angoscia

Carlo Andrea Mercuri

Le commesse militari del caccia statunitense stentano a trovare una data precisa di arrivo per Kiev, generando inquietudine tra i vertici politici e militari ucraini

Nonostante il recente via libera del Presidente Biden all’invio degli F-16 all’Ucraina, il portavoce della Vijs’kovo-Povitrjani Syly Ukraïny, l’aeronautica militare di Kiev, Yuriy Ihnat ha annunciato che i tanto agognati caccia non saranno utilizzabili né per il prossimo autunno né tantomeno per l’inverno 2023.   
Il primo sì era arrivato a maggio, durante il G7 di Hiroshima, dove Biden aveva dato il suo ok all’addestramento dei piloti ucraini; ora gli Stati Uniti hanno assicurato che daranno luce verde al trasferimento dei caccia di fabbricazione americana da parte di Danimarca e Paesi Bassi.      
Eppure, da maggio a oggi passi concreti non sono stati compiuti in termini di addestramento del personale, che dovrebbe iniziare (il condizionale a questo punto è d’obbligo) solo a fine agosto in Danimarca.

               
Lo avevamo preannunciato su queste colonne già a giugno che le tempistiche non avrebbero permesso a Kiev di ricevere in tempi brevi gli F-16 e che gli stessi non sarebbero stati utilizzati per la controffensiva estiva. I magri risultati raccolti finora dagli ucraini durante il tanto sbandierato contrassalto derivano anche dalla mancanza di un adeguato supporto aereo, utile a scardinare le ben congegnate linee difensive russe. Né ha di certo aiutato l’aver pubblicizzato per mesi l’inizio del contrattacco da parte di Zelensky, cosa che ha dato il tempo ai russi di costruire tre linee difensive ben progettate al confine dei settori sotto il controllo di Mosca. Il Presidente ucraino ha sfruttato la controffensiva in senso mediatico, propedeutica a tenere alto il morale delle truppe e della popolazione, ma tatticamente la scelta di aver pubblicizzato il contrattacco si sta rivelando un boomerang per le truppe di Kiev.        
Tornando agli F-16, il prolasso temporale nell’invio dei caccia è da ricercarsi ufficialmente nelle tempistiche richieste per l’addestramento dei piloti e del personale di terra ucraino. Il personale dell’aeronautica ucraina avrà il difficile compito di passare da velivoli di era sovietica a macchine ben più complesse sotto il profilo tecnologico. Vi è poi lo scoglio linguistico tra gli addestratori occidentali e il personale ucraino, in fase di risoluzione grazie ad appositi corsi di lingua che i piloti stanno portando avanti nel Regno Unito. Per quanto concerne le tempistiche, a Kiev si auspica un impiego dei caccia già da inizio 2024, ma come sottolineato nel precedente articolo, l’addestramento per queste macchine richiede normalmente un anno di corso intensivo. La compressione in termini temporali dell’addestramento potrebbe produrre effetti deleteri. Eppure, i timori ucraini risiedono nella concreta possibilità di ritrovarsi ancora privi dei caccia al termine della stagione delle piogge. Lo scudo naturale derivante dall’impraticabilità del terreno fangoso potrebbe lasciare il posto alla minaccia di una nuova offensiva russa, stimolata dal ricompattamento del suolo, una volta ghiacciato. Se per allora un compromesso armistiziale non dovesse trovare applicazione concreta tra le parti confliggenti, un nuovo abbrivio offensivo russo sarebbe senza dubbio favorito dalla mancanza di uno scudo aereo, reso possibile anche dal mancato arrivo degli F-16.

Credits: foto di Wikilmages da Pixabay

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Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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