Siamo quello che mangiamo: gli agricoltori sono il primo presidio della salute pubblica

Il filo invisibile che lega il campo al follicolo ooforo, il pesticida al bambino leucemico, il contadino alla salute pubblica

C’è una frase che Ippocrate aveva già capito duemilacinquecento anni fa: ‘Fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.’ La scienza moderna le dà piena ragione — e aggiunge una dimensione che Ippocrate non poteva immaginare: il cibo non è solo nutrimento. È anche vettore di veleno.

Ogni agricoltore che usa pesticidi convenzionali non è semplicemente un imprenditore che ottimizza la propria produzione. È, volente o nolente, un anello in una catena che porta quegli interferenti endocrini dalla bottiglia del trattamento al follicolo ooforo di una donna che non ha mai messo piede in un campo. Al testicolo di un bambino. Al sangue di un anziano. Alla placenta di una madre.

Questo non è un atto d’accusa agli agricoltori. È il riconoscimento del loro potere — e della loro responsabilità.

La filiera invisibile

Proviamo a seguire il percorso di una molecola di glifosato dal momento in cui viene irrorata su un campo di grano in Pianura Padana.

Una parte finisce nel suolo. I batteri del suolo la degradano in AMPA — acido aminometilfosfonico — che è forse più pericoloso del glifosato stesso e persiste più a lungo. L’AMPA raggiunge le falde acquifere. Finisce nell’acqua che beviamo. Si accumula nel corpo umano.

Un’altra parte della molecola finisce nella pianta. Nell’endosperma del chicco di grano. Nel pane che mangiamo ogni giorno. Studi recenti mostrano che le donne con le concentrazioni più alte di AMPA nelle urine — un marker dell’esposizione al glifosato — hanno un rischio 4,5 volte più alto di sviluppare cancro al seno rispetto alle donne non contaminate.

Un’altra parte ancora finisce nell’aria. Nelle polveri sottili. Viene inalata dagli abitanti dei comuni vicini ai campi trattati. Dai bambini che giocano fuori. Dagli anziani che passeggiano.

Nessun medico può fare ciò che può fare un agricoltore

Nessun farmaco può eliminare l’AMPA che si è già accumulata nel corpo. Nessuna terapia può cancellare l’esposizione prenatale ai pesticidi che ha già avuto luogo. Nessun medico può proteggere il sistema riproduttivo di qualcuno che vive a meno di quattro chilometri da un campo intensivamente trattato.

Ma un agricoltore che decide di cambiare metodo — sì. Un agricoltore che adotta metodi naturali  invece del glifosato, che non irrora a meno di 300 metri dalle abitazioni, che mantiene le fasce tampone lungo i corsi d’acqua — cambia la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo di tutta la sua comunità.

L’agricoltore è il primo e più potente presidio di salute pubblica del Paese. Più potente di un ospedale, perché previene invece di curare. Più capillare di qualsiasi servizio sanitario, perché è presente su ogni ettaro di territorio coltivato.

Una sperimentazione controllata su 263 ragazzi residenti in un’area italiana molto inquinata ha dimostrato che la sola dieta mediterranea — cibo di qualità, verdura, frutta, pesce, olio d’oliva — migliora significativamente la qualità degli spermatozoi, aumenta i livelli di testosterone e riduce la frammentazione del DNA spermatico. Il cibo come farmaco. L’agricoltore come medico.

Perché molti agricoltori non cambiano

Non è per ignoranza. Non è per malafede. È per un sistema di incentivi che rende il cambiamento economicamente rischioso e strutturalmente difficile.

I semi convenzionali sono disponibili ovunque. I pesticidi sono finanziati dai PAC europei. Le banche finanziano i macchinari per l’agricoltura intensiva. I consorzi agrari vendono i prodotti chimici. La grande distribuzione compra a prezzi che non remunerano la qualità. E il biologico richiede tre anni di conversione durante i quali si sopportano le incertezze del cambiamento senza ancora ricevere i premi di mercato.

Il sistema è stato costruito per mantenere gli agricoltori dipendenti dalla chimica. Non è una congiura: è la logica di un mercato costruito da chi quella chimica la vende.

Rompere il circolo: come si fa

Si rompe su tre livelli simultaneamente. A livello tecnico: metodologie come BiorameSystem dimostrano che l’efficacia agronomica non richiede la dipendenza dai pesticidi di sintesi. A livello economico: il Reddito di Contadinanza remunera il servizio pubblico che l’agricoltore sostenibile svolge per la collettività. A livello culturale: la coscienza collettiva — dei consumatori, dei cittadini, degli elettori — deve riconoscere che ogni scelta alimentare è un voto per un certo tipo di agricoltura.

Noi di Comunità Etica lavoriamo su tutti e tre i livelli. Perché abbiamo capito che nessuno da solo è sufficiente — ma insieme sono imbattibili.

Questa inchiesta continua

✓ Articolo 1 – Il cibo che mangiamo è un campo di battaglia

✓ Articolo 2 – Bayer-Monsanto: quando il veleno ha un nome e un bilancio

✓ Articolo 3 – L’apocalisse dei gameti: come i pesticidi stanno rendendo l’umanità sterile

✓ Articolo 4 – I Big Three: BlackRock, Vanguard e State Street possiedono tutto

✓ Articolo 5 – 3,7 milioni di ettari abbandonati: la grande ferita dell’agricoltura italiana

➡ Stai leggendo l’articolo 6

○ Articolo 7 – prossimamente

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Immagine di Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di Confisi-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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