
Come tre fondi di investimento americani sono diventati i padroni invisibili dell’economia globale — agrochimica, farmaceutica, alimentare e industria bellica incluse
Immaginate un azionista che possiede contemporaneamente Bayer e Pfizer, Nestlé e Unilever, Lockheed Martin e JPMorgan. Un azionista che siede — attraverso i suoi rappresentanti — nei consigli di amministrazione di migliaia di aziende in tutto il mondo. Un azionista che non ha un volto, non ha un nome sui giornali, non rilascia interviste. Ma che con le sue decisioni orienta le strategie di un quarto dell’economia mondiale.
Questo azionista esiste. Non è uno. Sono tre. Si chiamano BlackRock, Vanguard e State Street. Insieme gestiscono circa 25 trilioni di dollari — più del PIL degli Stati Uniti. Sono i ‘Big Three’ del risparmio gestito globale.
BlackRock: l’impero di Larry Fink
BlackRock nasce nel 1988 a New York, fondata da Larry Fink con un capitale iniziale di 5 milioni di dollari. Trentasette anni dopo, gestisce 11.600 miliardi di dollari di assets — una cifra che non ha precedenti nella storia della finanza. Il suo marchio commerciale, iShares, è il più grande provider di ETF (fondi indicizzati) del mondo.
Attraverso i suoi fondi ETF, BlackRock detiene quote azionarie in quasi ogni grande azienda quotata del pianeta. Non perché lo scelga attivamente, ma perché i fondi indicizzati replicano automaticamente gli indici di borsa. Se Bayer è nell’indice DAX tedesco, BlackRock possiede Bayer. Se Pfizer è nell’S&P 500 americano, BlackRock possiede Pfizer. Se Nestlé è nel SMI svizzero, BlackRock possiede Nestlé.
Vanguard: la cooperativa che non sembra una cooperativa
Vanguard è strutturalmente diversa. Fondata nel 1975 in Pennsylvania da John Bogle — il pioniere dei fondi indicizzati a basso costo — è tecnicamente una cooperativa: i clienti dei fondi sono anche i proprietari dell’azienda. Non ha azionisti esterni che vogliono profitti. Eppure gestisce 9.300 miliardi di dollari ed è il secondo gestore patrimoniale del mondo.
La sua filosofia ‘buy the market’ — comprare tutte le aziende di un mercato invece di selezionarne alcune — la rende per definizione azionista di tutto. Aziende agrochimiche e farmaceutiche, produttori di armi e di cibo, fonti fossili e rinnovabili: Vanguard possiede tutto, indistintamente.
State Street: la banca più antica d’America
State Street è fondata a Boston nel 1792 — la banca più antica ancora operativa degli Stati Uniti. Con 4.700 miliardi di dollari in gestione è il terzo dei Big Three. Il suo SPDR S&P 500 ETF Trust, lanciato nel 1993, è stato il primo ETF al mondo e resta il più grande per patrimonio.
La common ownership: quando i concorrenti hanno lo stesso padrone
Il problema non è che questi fondi siano grandi. Il problema è che sono azionisti significativi contemporaneamente in aziende che dovrebbero farsi concorrenza.
BlackRock, Vanguard e State Street sono i primi tre azionisti sia di Bayer che di BASF — due concorrenti diretti nel mercato dei pesticidi. Sono i primi tre azionisti sia di Nestlé che di Unilever — due concorrenti diretti nel mercato alimentare. Sono azionisti significativi sia delle case farmaceutiche che delle compagnie assicurative sanitarie.
Quando gli stessi azionisti di riferimento possiedono i concorrenti, l’incentivo a competere aggressivamente sul prezzo o sull’innovazione diminuisce strutturalmente. Non serve nessun accordo formale, nessuna riunione segreta. Basta che i manager sappiano che abbassare il prezzo danneggia anche le quote dell’azienda concorrente — e dunque il portafoglio del fondo che possiede entrambi.
| A maggio 2025, il Dipartimento di Giustizia e la FTC degli Stati Uniti hanno depositato un atto formale affermando che i gestori patrimoniali possono essere ritenuti responsabili per violazioni antitrust derivanti dalla comune proprietà di aziende concorrenti. È la prima volta che il governo americano riconosce formalmente il problema della common ownership. |
Il circolo del profitto
C’è una logica di sistema che nessuno racconta nei libri di economia ma che emerge chiaramente dall’analisi delle partecipazioni incrociate: i Big Three guadagnano quando le aziende agrochimiche vendono pesticidi. Guadagnano quando le case farmaceutiche vendono farmaci per le malattie correlate ai pesticidi. Guadagnano quando le compagnie assicurative incassano le polizze sanitarie. Guadagnano quando l’industria bellica vende le armi che aprono i mercati dove poi vendono i loro prodotti agricoli.
Non è una cospirazione. È la logica del portafoglio diversificato applicata all’economia reale. Chi possiede tutto non ha interesse a cambiare niente. Chi guadagna in ogni scenario non ha incentivo a preferirne uno.
Questo cambia qualcosa per noi?
Sì. Cambia il modo in cui dobbiamo pensare al cambiamento. Non basta chiedere a Bayer di smettere di vendere glifosato — gli azionisti di Bayer vogliono i profitti, e il glifosato fa profitti. Non basta chiedere a Nestlé di usare meno olio di palma — i suoi azionisti vogliono margini, e l’olio di palma costa poco.
Il cambiamento deve venire dall’esterno di questo sistema. Dalla regolazione pubblica — leggi, divieti, tassazione. Dalla pressione dei consumatori organizzati. Dalla costruzione di filiere alternative che tolgano quote di mercato al sistema esistente. Da comunità che scelgono deliberatamente di produrre e consumare in modo diverso.
È esattamente quello che stiamo costruendo con BiorameSystem, con il Reddito di Contadinanza, con Comunità Etica. Non una petizione ai padroni del sistema. Un’alternativa concreta al di fuori di esso.
| Non è capitalismo come competizione. È capitalismo come coordinamento silenzioso. Questi fondi non devono dettare politiche: plasmano il terreno su cui le politiche vengono definite. La loro influenza è strutturale, non spettacolare. Ed è largamente invisibile al pubblico. Ma le sue conseguenze sono ovunque. |
Questa inchiesta continua
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