3,7 milioni di ettari abbandonati: la grande ferita dell’agricoltura italiana

Una superficie pari a Sicilia e Sardegna insieme. Ecco perché l’abbandono agricolo è un’emergenza nazionale — e come trasformarlo in un’opportunità

Proviamo a rendere concreta una cifra. 3,7 milioni di ettari. È la Superficie Agricola Utilizzata che l’Italia ha perso negli ultimi decenni — terreni un tempo coltivati, oggi abbandonati, lasciati al degrado, all’incespugliamento, all’erosione.

3,7 milioni di ettari. Per renderla visiva: è una superficie equivalente alla Sicilia e alla Sardegna messe insieme. Le due isole più grandi d’Italia. Il paesaggio più iconico, più fotografato, più cantato. Tutto questo, abbandonato. Lasciato andare. Condannato al degrado idrogeologico, alla perdita di biodiversità, alla scomparsa di comunità rurali che si erano radicate in quei luoghi per secoli.

Come si è arrivati qui

Il collasso dell’agricoltura italiana è misurabile con numeri impietosi. In vent’anni sono scomparse 756.000 aziende agricole — il 52% del totale. Meno di un’azienda su due che esisteva nel 2000 esiste ancora oggi. I giovani lasciano le campagne perché non ci sono condizioni economiche per restare. I comuni sotto i mille abitanti si svuotano. I terrazzamenti costruiti a mano dai contadini medievali franano, nessuno li sistema.

Il costo degli input chimici è aumentato del 67% tra il 2019 e il 2023, comprimendo i margini già risicati degli agricoltori. Il modello convenzionale — dipendente da fertilizzanti, pesticidi, sementi brevettate — è sempre meno sostenibile economicamente, prima ancora che ecologicamente. Ma l’alternativa biologica richiede investimenti, competenze, reti commerciali che molti piccoli agricoltori non hanno.

L’abbandono non è neutro: il prezzo che paghiamo tutti

L’abbandono agricolo non è semplicemente la fine di un’attività economica. È una catena di conseguenze che ricadono su tutta la collettività.

  • Dissesto idrogeologico: senza presidio agricolo attivo, i versanti si degradano. Le radici non tengono il suolo. Le fasce tampone scompaiono. Le alluvioni diventano più frequenti e più distruttive. Il costo degli interventi di emergenza post-alluvione in Italia supera regolarmente il miliardo di euro l’anno — denaro pubblico che ripara danni che non si sarebbero verificati se quei terreni fossero stati presidiati.
  • Perdita di biodiversità: i terreni abbandonati non diventano foreste primarie — diventano monocolture di specie invasive. La biodiversità che si era costruita nei secoli di agricoltura contadina diversificata scompare.
  • Desertificazione demografica: i borghi senza agricoltura sono borghi senza futuro. Scuole chiuse, negozi chiusi, servizi eliminati, giovani che partono. Un circolo vizioso che si autoalimenta.
  • Vulnerabilità alimentare: un Paese che non presidia il suo territorio agricolo dipende dall’estero per il cibo. L’Italia importa già il 54% dei cereali che consuma. Una crisi geopolitica — come quella del 2022 con la guerra in Ucraina — può diventare una crisi alimentare.

Trasformare la ferita in opportunità

3,7 milioni di ettari abbandonati non sono una condanna. Sono un’opportunità enorme — la più grande che l’Italia abbia di fronte in termini di politica agricola, ambientale e sociale.

Ogni ettaro recuperato è: un presidio contro il dissesto idrogeologico. Un produttore di cibo sano. Un sequestro di carbonio. Un’opportunità di reddito per chi sceglie di tornare alla terra o di arrivarci per la prima volta. Un elemento di vitalità per le comunità rurali.

Metodologie come BiorameSystem rendono il recupero economicamente percorribile: riducono i costi di produzione, eliminano la dipendenza da input chimici costosi, aprono le porte alla certificazione biologica e al premium price. Ma da soli non bastano.

Il Reddito di Contadinanza

Serve anche una risposta di politica economica. Il Reddito di Contadinanza è la proposta di Comunità Etica: riconoscere pubblicamente che chi recupera e coltiva terra abbandonata con pratiche sostenibili sta svolgendo un servizio pubblico — e remunerarlo come tale.

Chi presidia il territorio con siepi e fasce tampone risparmia alla collettività i costi delle alluvioni. Chi produce cibo sano risparmia alla collettività 45 miliardi l’anno di costi sanitari (stima OCSE). Chi mantiene vivo un borgo risparmia alla collettività i costi del degrado sociale. Questo valore esiste. Non viene pagato dal mercato. Deve essere riconosciuto dalla politica.

Il Reddito di Contadinanza propone un contributo base da 12.000 a 16.000 euro annui per chi recupera SAU abbandonata, con premi aggiuntivi per la certificazione biologica, la filiera corta, il presidio idrogeologico e i giovani agricoltori. Fino a 26.000 euro l’anno, per un massimo di cinque anni — il tempo necessario per raggiungere l’autosostenibilità.

Non è assistenzialismo. È un investimento pubblico con un rendimento stimato di 3-5 euro risparmiati in costi sanitari, ambientali e sociali per ogni euro speso. È la politica con il miglior rapporto costo-beneficio in tutto l’arco delle politiche rurali italiane.

Questa inchiesta continua

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○ Articolo 6 – prossimamente

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Immagine di Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di Confisi-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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