Con Trump alla Casa Bianca gli Stati Uniti potrebbero riprendere il dialogo con Pyongyang

Il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti quattro anni dopo il suo primo mandato pone molti interrogativi su come il magnate newyorkese intenderà riesumare le relazioni con la Corea del Nord.

Durante il periodo del suo primo mandato il Tycoon ha sviluppato una parabola relazionale con il leader nordcoreano Kim Jong-un, iniziata con uno scambio reciproco di minacce per poi evolversi in un’insolita amicizia che ha portato Trump a oltrepassare la linea divisoria del 38° Parallelo entrando in Corea del Nord (prima e unica volta per un Presidente in carica degli Stati Uniti).

Le relazioni sviluppate tra i due leader durante il primo mandato presidenziale del magnate portarono a due incontri bilaterali (Singapore 2017 e Hanoi 2019) che sarebbero dovuti sfociare in uno ristabilimento delle relazioni diplomatiche, arenatisi poi sull’irriducibilità delle posizioni delle due cancellerie sul tema del nucleare coreano.

Durante la campagna elettorale il Tycoon non ha fatto mistero di aver intrattenuto costanti relazioni con Kim e l’establishment di Pyongyang finanche migliorandole.

Le prossime mosse di Trump verso la penisola coreana

Tornato nello Studio Ovale con la vittoria di novembre, Trump potrebbe verosimilmente riprendere le relazioni interrotte con Kim Jong-un. La presidenza Biden ha inasprito il rapporto coltivato con Washington sotto Trump, allineandosi specularmente a Tokyo e Seoul nell’alveo di un generalizzato riassetto geopolitico dell’Indo Pacifico. Il rapporto di “amicizia” sviluppato con Kim e la necessità per Trump di inanellare successi in politica estera potrebbero fungere da volano al ristabilimento dei dialoghi interrotti nel 2020.

Nel farlo però il 47esimo Presidente degli Stati Uniti potrebbe collateralmente minare il rapporto trilaterale venutosi a creare con Corea del Sud e Giappone, suggellato dagli accordi di Camp David.

Tuttavia, il dossier coreano non è certamente al vertice delle priorità per l’amministrazione Trump che entrerà in carica il prossimo gennaio. Questioni più impellenti come Ucraina e Medio Oriente, occuperanno verosimilmente l’agenda estera della Casa Bianca, almeno nei primi mesi di mandato.

Il vertice di Hanoi del 2019 si arenò a causa dello scoglio insormontabile del nucleare nordcoreano. Gli Stati Uniti da un lato chiedevano la denuclearizzazione della penisola coreana come precondizione per aprire ulteriori negoziati. La Corea del Nord dall’altro ha posto come conditio sine qua non il riconoscimento de facto della Corea del Nord come potenza nucleare e il mantenimento del proprio arsenale.

Come farà Trump a sbloccare la situazione?

Oggi Trump potrebbe essere disposto a cedere su questo punto, con la promessa da parte di Pyongyang di non sviluppare ulteriormente il proprio arsenale atomico, in cambio di incentivi economici e di un alleggerimento delle sanzioni. L’obiettivo realistico ufficioso non è più la denuclearizzazione ma il contenimento della minaccia nucleare generato da Pyongyang, cercando di portare la Corea del Nord verso l’asse americano, magari sulla falsa riga del Vietnam, un tempo nemico giurato di Washington, oggi interlocutore degli Stati Uniti nell’Indo Pacifico.

Per contro una Corea del Sud sempre più minacciata potrebbe ricevere l’ok dall’amministrazione Trump allo sviluppo di un proprio programma militare autoctono, raggiungibile in tempi relativamente brevi per Seoul.

Questo potrebbe contribuire da un lato a equilibrare la penisola da un punto di vista militare, dall’altro potrebbe consentire lo sblocco di una situazione oggi sempre più tesa tra i due lati del 38° Parallelo. Trump potrebbe tentare di attirare la Corea del Nord verso gli Stati Uniti, annacquando il rapporto di sudditanza con Pechino.             

Tuttavia, il rinnovato rapporto con Mosca pone seri interrogativi circa la reale volontà di Kim di virare verso Occidente abbandonando i suoi alleati sino russi.  

In definitiva l’intellegibilità dell’azione e del pensiero Trumpiano comunque non consente di predire uno scenario definito. Quel che è chiaro è che la Corea del Nord non rinuncerà al proprio arsenale e che in questa fase, potrebbe intensificare i suoi test missilistici per attirare attenzione da parte di Washington e di Trump per costringere il Presidente a un tavolo negoziale secondo uno schema ormai consueto per Pyongyang.

credits:Foto di Rogier Hoekstra da Pixabay

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Immagine di Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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