Il leader Nordcoreano Kim Jong-un ha approvato la costruzione massiva di droni militari, dopo aver assistito a un test su un veicolo senza pilota suicida. Il leader nordcoreano avrebbe poi commentato ai microfoni dell’emittente di stato Kcna che l’introduzione degli Uav (acronimo di Unmmanned Aerial Vehicle) richiede un aggiornamento delle teorie militari.
“Tale cambiamento oggettivo richiede urgentemente l’aggiornamento di molte parti della teoria, della pratica e dell’istruzione militare”
Queste le parole di Kim in riferimento alla tecnologia aerea senza pilota. Quello a cui ha assistito il leader del Regno Eremita è solo l’ultimo di una serie di test che si sono avvicendati con sempre maggiore frequenza negli ultimi mesi.
Complice la collaborazione con la Federazione russa, suggellata dal Trattato di Mutua Difesa siglato a giugno e recentemente ratificato da entrambi i Paesi, è plausibile credere che lo sviluppo della tecnologia legata ai droni nordcoreani abbia subito un’accelerazione sulla falsariga di quanto sta avvenendo per la missilistica nordcoreana. In base alla partnership strategica in essere tra Mosca e Pyongyang, quest’ultima ha schierato le proprie truppe sul territorio russo per coadiuvare l’alleato nel respingere le forze ucraine dilagate nell’Oblast di Kursk.
I droni come strumento bellico in continua evoluzione
Sebbene saliti alla ribalta mediatica solo di recente i veicoli aerei a pilotaggio remoto solcano i campi di battaglia da svariati decenni. Durante la Prima Guerra Mondiale l’ingegnere britannico Montgomery Low mise a punto un sistema radiocomandato in grado di manovrare un aereo a distanza.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le Germania Nazista sviluppa la bomba volante V1 che utilizza un rudimentale pilota automatico in grado di regolare altitudine e velocità per andare a colpire il bersaglio preimpostato. Le V1 (e successivamente le V2) bersagliarono Londra e il Regno Unito per buona parte del conflitto.
L’impiego operativo dei droni in scenari bellici inizia a vedere un impiego più strutturato durante la guerra del Vietnam, sebbene gli stessi non abbiano capacità offensive.
Vengono impiegati per fini ricognitivi e per ingannare i radar nemici. È solo con il nuovo millennio e l’inizio delle guerre al terrore che i droni trovano spazio di impiego a fini offensivi. Dopo gli attacchi dell’11 settembre il governo statunitense inizia a utilizzare i droni contro obiettivi in Afghanistan, per colpire Al-Qaeda. I droni iniziano a divenire strumenti offensivi in grado di colpire con precisione con un abbassamento dei costi rispetto ad aerei convenzionali.
In questo periodo gli Stati Uniti sviluppano due programmi paralleli nell’impiego dei droni, uno militare e uno di intelligence, in cui la Cia si rende protagonista. Sotto l’amministrazione Obama l’utilizzo dei droni viene incrementato, con attacchi che vengono portati anche in territori di Paesi non in conflitto con gli Stati Uniti come Pakistan e Yemen, con risvolti ai margini della legalità in alcuni casi.
È con il conflitto in corso in Ucraina che tuttavia i droni trovano eco nei media e assumono una centralità bellica. Negli oltre due anni di conflitto in Est Europa i sistemi a pilotaggio remoto, siano essi aerei o navali, hanno giocato un ruolo chiave, sia a livello offensivo che a livello di intelligence.
Su quest’ultimo aspetto i droni si sono rivelati fondamentali nel collezionare preziose informazioni sul fronte, integrandosi perfettamente con altri strumenti dell’intelligence come immagini satellitari. A livello offensivo l’impiego massivo di droni ha dato all’Ucraina quello strumento asimmetrico funzionale a parificare la situazione sul campo.
L’impiego di droni navali ha funto da vero game changer nel Mar Nero. L’utilizzo di veicoli a pilotaggio remoto ha costretto le forze navali russe a ritirarsi dalla sponda occidentale dello specchio d’acqua eusino.
L’utilizzo dei droni nel confronto coreano
In tale mutato contesto non sorprende come l’impiego di droni nel continuo confronto tra i due lati del 38° Parallelo assuma sempre maggiore rilevanza, sia a livello di intelligence che come strumento di propaganda.
Recentemente Pyongyang ha infatti subito un’incursione aerea (non confermata) da parte di droni sudcoreani che hanno sganciato volantini antiregime sulla capitale nordcoreana.
Per uno Stato sensibile alla propaganda come la Repubblica Popolare Democratica di Corea, lo sgancio di volantini zeppi di informazioni contestanti il leader Kim Jong-un è elemento di forte imbarazzo e preoccupazione.
Considerando il pressoché totale controllo dell’informazione da parte dei media di Stato nordcoreani, elementi informativi esogeni di contrasto possono provocare terremoti ideologici.
A questo si aggiunga la componente militare: l’utilizzo dei droni in un conflitto oggi è condizione essenziale per un esercito e le lezioni ucraine possono essere trasferite agilmente in contesti diversi come quello al 38° Parallelo.
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