Le elezioni in Moldavia segneranno il destino del Paese

Il prossimo 20 ottobre i cittadini moldavi sono chiamati a decidere sia per il prossimo Presidente della Repubblica che per la richiesta di adesione del Paese all’Unione Europea. Sulla doppia votazione aleggia lo spettro di Mosca

Il 20 ottobre i cittadini della Repubblica di Moldavia sono chiamati alle urne per decidere il futuro del Paese. In tale data si terranno sia le elezioni presidenziali che il referendum per inserire nella Costituzione del Paese dell’Europa orientale la richiesta di adesione all’Ue.

La Presidente in carica Maia Sandu, leader del Partito di Azione e Solidarietà (Pas), in queste elezioni si gioca il tutto per tutto. La Sandu, convinta europeista, da quando è entrata in carica nel 2020 si è impegnata alacremente per avvicinare Chișinău alle istituzioni comunitarie.

Dopo il vertice di dicembre 2023, nel quale l’Unione Europea ha dato il via libera ai negoziati sia con la Moldavia che con l’Ucraina, la Sandu ha optato per indire un referendum interno lo stesso giorno delle elezioni presidenziali. Le richieste della Presidente della Repubblica sono state accolte dalla stessa Corte costituzionale che il 16 aprile ha approvato la consultazione popolare per il prossimo 20 ottobre.

La decisione ha scatenato le proteste dei partiti di opposizione, che il 21 aprile si sono ritrovati a Mosca con lo scopo di formare un movimento ostruzionista verso l’iniziativa popolare che ancorerebbe il Paese all’Occidente.

I vertici politici dell’opposizione hanno anche deciso di coordinare le proprie mosse con le leadership dei movimenti secessionisti della Transnistria e della provincia autonoma di Gagauzia. In queste due regioni i partiti filorussi godono di solide basi elettorali e le loro spinte secessioniste sono una spina nel fianco per Chișinău, ree di ledere la compattezza sociopolitica del Paese.

Le spinte separatiste all’interno della Moldavia

Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha dato rinnovata centralità alla Moldavia, grazie alla sua posizione geografica e ai tumulti interni al Paese da parte dei russofoni ivi residenti. Schiacciata tra Romania e Ucraina, la Repubblica di Moldavia racchiude al suo interno una porzione di territorio indipendente de facto da Chișinău, la cui esistenza è sorretta da Mosca.

Una fettuccia di terra di appena 200 chilometri con capitale Tiraspol che viene internazionalmente riconosciuta come territorio separatista facente parte della Repubblica di Moldavia, che però non ha alcun controllo sulla popolazione residente, in maggioranza russofona e russofila.    

Durante l’epoca sovietica la Transnistria subì un forte processo di russificazione con l’introduzione del cirillico e della lingua russa per le comunicazioni ufficiali.            

Mosca, nella gestione della Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia in epoca sovietica si sforzò di industrializzare la riva sinistra del fiume Dnestr (da cui origina il nome Transnistria), relegando il resto del Paese a un ruolo prettamente agricolo. L’Armata Rossa costruì sul territorio transnistriano anche il più grande deposito di munizioni d’Europa durante la Guerra Fredda.

Le spinte centrifughe favorite dalle politiche liberaliste di Gorbačëv favorirono in Moldavia l’abbandono progressivo della lingua russa e una generale de-russificazione del paese. Le politiche nazionaliste moldave furono però mal digerite in Transnistria che, a seguito di un referendum popolare, dichiarò unilateralmente la propria secessione dalla RSS di Moldavia, proclamandosi indipendente.

Il 24 agosto 1991 la Moldavia si dichiarava indipendente dall’Urss adottando una Costituzione che prevedeva come parte integrante del proprio territorio anche la Repubblica secessionista creando una fonte di attrito tra le due sponde del fiume Dnestr che perdura ancora oggi.

Mosca, che supporta il governo scissionista di Tiraspol, strumentalizza la crisi a suo favore al fine di creare tensioni in un’area di grande interesse. A inizio 2024 le autorità filorusse transnistriane richiedevano protezione al Cremlino dal governo di Chișinău, sollevando ovvi parallelismi con quanto accaduto prima del 22 febbraio 2022 con le repubbliche di Donetsk e Luhansk.

Il 9 febbraio dello scorso anno il presidente ucraino Zelensky, aveva denunciato ai leader europei un piano del Cremlino per «rompere l’ordine democratico e stabilire il controllo» russo in Moldavia. Pochi giorni più tardi gli avrebbe fatto eco la presidente Sandu confermando il tentativo di Mosca di «un cambio di potere a Chișinău (tramite) azioni violente, mascherate da proteste della cosiddetta opposizione». Ad oggi gli allarmi lanciati da Zelensky e la Sandu sono rimasti tali ma l’avvicinarsi del referendum potrebbe riaccendere la scintilla nel Paese.

Situazione altrettanto infiammabile la si riscontra in Gagauzia, regione turcofona situata nella parte meridionale della Repubblica di Moldavia. L’autonomia di questa porzione del Paese si concretizza nel 1994, scongiurando la paura concreta per una romanizzazione della sua popolazione, che vanta tradizioni distinte rispetto ai moldavi (etnicamente e culturalmente simili ai rumeni).

A Comrat (capoluogo della Gagauzia) e dintorni si guarda con nostalgia a Mosca, sperando che l’orso russo si faccia tutore dell’identità della minoranza gagauza. La lingua nelle comunicazioni ufficiali è il russo e la Gagauzia è un feudo politico anti-sistemico. Durante le ultime elezioni per il governatorato locale, degli otto candidati, tutti condividevano una netta contrapposizione con il progetto europeista della Presidente Sandu.

In nuce nella piccola di Moldavia non mancano di certo elementi di frizione interna che Mosca può sfruttare a suo favore con tecniche di guerra ibrida per destabilizzare un Paese già fragile sia dal punto di vista economico che etnico.

Quale è il valore della Moldavia per l’Ue?

Per accedere all’Unione Europea alla Moldavia è richiesto uno sforzo non indifferente: 35 capitoli legislativi europei da affrontare con profonde riforme tecnicamente sfidanti. Percorso già cominciato dalla Presidente Sandu che è intenzionata a portare avanti il percorso tracciato finora con il secondo mandato.

A contrastare la spinta europeista della Sandu ci sarà Ilan Shor, oligarca moldavo esule, condannato a 15 anni di reclusione dalla Corte di appello di Chișinău per una frode bancaria da un miliardo di dollari. Il blocco politico di Shor, il Șor, tenterà di rallentare l’integrazione europea della piccola Repubblica, promuovendo un ritorno all’influenza russa.

Nel farlo Shor si sta avvalendo dell’aiuto di Mosca (da cui ha ricevuto la cittadinanza russa nel maggio 2024) che sta operando per influenzare l’esito del doppio voto di fine ottobre. L’azione di Mosca è stata denunciata dalla Ministra degli Interni della Moldavia Ana Revenco, la quale ha dichiarato che la Repubblica di Moldavia è sulla strada di Mosca per rompere la stabilità e l’unione in Europa.

In questi febbrili mesi di avvicinamento al voto la Moldavia ha rafforzato le proprie difese interne per contrastare la campagna di disinformazione russa anche grazie all’aiuto dell’Unione Europea.  Ad aprile 2023 è stata istituita la missione civile di partenariato in Moldavia (Eupm Moldova) con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza del Paese contro le minacce ibride, tra cui la protezione dell’integrità territoriale del Paese.

In un continente sempre più polarizzato (dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina) l’adesione all’Unione Europa travalica la mera volontà economicista di un Paese. Esso è manifesto di appartenenza ad uno schieramento, con relativo riconoscimento dei valori che lo compongono. L’avvicinamento della Moldavia all’Ue dovrebbe essere funzionale a schermare il Paese dalle sirene moscovite.

Diversamente, in caso di trionfo dei filorussi il Paese guarderebbe a Est in direzione di Mosca. La Russia potrebbe inserire un prezioso tassello sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica affacciandosi direttamente sulla Romania, parimenti mettendo in pericolo il fianco ovest dell’Ucraina.

Una Transnistria debitamente supportata da Mosca e Chișinău potrebbe fungere da ponte per un allargamento delle ostilità su due fronti, magari cercando di precludere l’accesso al mare a Kiev, puntando su Odessa.

A latere dell’esito elettorale il Pas della Sandu mantiene oggi la maggioranza parlamentare e dovrebbe poter bloccare eventuali iniziative volte al riavvicinamento del Paese a Mosca, ma la sua sconfitta minerebbe inesorabilmente il processo di avvicinamento della Repubblica di Moldavia all’Unione Europea.

credits: Immagine di ededchechine su Freepik

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Immagine di Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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