Roma/Washington – C’è un’immagine che più di tutte riassume lo stato dell’Europa: leader che si accalcano nell’Oval Office come scolari in gita, in attesa di un cenno del “maestro” Trump. Macron che annuisce, Merz che sorride timidamente, von der Leyen che ripete frasi di circostanza. Nessuno che osi contraddirlo. L’Europa non guida, non propone, non decide. Applaude. E ringrazia.
Gli ossequiosi “cortigiani” del tycoon
All’incontro di metà agosto con Zelenskyy e Trump, i Capi di Stato e di governo del Vecchio Continente si sono trasformati in un coro di giullari: parole morbide, toni concilianti, ringraziamenti e pacche sulle spalle al presidente americano. Il premier britannico Starmer ha parlato di “incontro costruttivo”, Merz di un “varco aperto”, von der Leyen del futuro dei bambini ucraini. Tutto corretto, tutto pulito, tutto irrilevante.
L’unica voce davvero ascoltata era quella di Trump. E gli europei, come soldatini ben addestrati, hanno recitato la parte.
Meloni, la “preferita” del Capo
“È divertente… giuro che l’unica che gli piace è Meloni”, ha confidato un uomo dell’entourage di Trump. Una frase che suona come una medaglia per la premier italiana. Ma di quale valore? Essere “la preferita” di un leader che considera l’Europa poco più di un supermercato da tassare non può essere un trionfo. E qui sarebbe da aprire un capitolo su che cosa sia questa Europa: uno strumento per contrastare l’egemonia delle grandi potenze oppure uno strumento a trazione franco-tedesca all’interno del quale ci sono paesi di serie A e di serie B. Noi apparteniamo sicuramente alla seconda categoria. Anche se il nostro Primo Ministro ha cercato di distinguersi rispetto ai cosidetti “volenterosi” rischia di apparire come chi si presta alla commedia. Ringrazia, annuisce, si mette in posa perché, purtroppo ci sono degli equilibri da salvaguardare.
Le contraddizioni della premier
Non è la prima volta che la presidente del Consiglio si contraddice. Solo pochi mesi fa, difendendo gli attacchi di J.D. Vance all’Unione Europea, Meloni ha dichiarato che “l’Europa è smarrita” e che, nonostante i dazi, Trump resta “il primo alleato dell’Italia”. Poi, davanti al Financial Times, ha liquidato come “infantile” la scelta tra USA ed Europa.
Bugie? Contraddizioni? O semplicemente opportunismo politico per non rischiare di fare la fine di Berlusconi nel 2011 quando per una “congiura” dell’Europa fu costretto a dimettersi? A Roma parla di sovranità europea, a Washington di fedeltà cieca a Trump. Una recita continua, o una attenta gestione politica, calibrata a seconda del pubblico?
L’Europa senza spina dorsale
Il problema, però, non è solo Meloni. È l’intero continente. Un’Europa incapace di mostrarsi autonoma, ridotta a fare da claque al presidente americano. Macron, Merz, von der Leyen: tutti in fila, come studenti timorosi davanti al preside. Verrebbe da dire forti con i deboli e deboli con i forti. Nessuno che osi ricordare che l’Unione Europea rappresenta 450 milioni di cittadini e un’economia paragonabile a quella statunitense.
Ma forse è proprio qui la verità: l’Europa ha dimenticato di essere un gigante. E si comporta come un vassallo.
Conclusione: un teatro di provincia
La scena che abbiamo visto non è diplomazia, ma teatro di provincia. Un copione già scritto, recitato male da leader senza autorevolezza. E al centro, Giorgia Meloni: la privilegiata di Trump, sprezzante con i giornalisti italiani, contraddittoria con gli elettori, alla ricerca di un ruolo per smarcarsi all’interno di un’Europa incapace di svolgere un ruolo nella geopolitica mondiale.
L’Europa avrebbe bisogno di statisti. Ha invece cortigiani in cerca di un selfie con l’uomo forte di turno.
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La foto che spiega la vera geopolitica…..facce distese, entusiaste e piene di speranza, soprattutto quella di Macron.
Trump, il curatore fallimentare…..spiega che hanno finito di dire “saremo con l’Ucraina fino alla vittoria” perché hanno perso, l’America non entrerà più nel conflitto.
L’Ucraina è talmente uno stato sovrano che il comico per andare a prendere ordini dal padrone Trump oltre a vestirsi come gli era stato detto, tipo outfit d’obbligo ad una festa in discoteca, ha dovuto farsi accompagnare dagli altri europei che a loro volta pretendono di dargli ordini.
L’UE non è in crisi è un cadavere ambulante.
I suoi leader convinti di comandare mentre recitano un copione scritto altrove.
– Von der Leyen evangelizza il riarmo come fosse redenzione.
– I leader ragionieri del disastro, travestiti da statisti.
– Applausi a guerre telecomandate, votate da nessuno.
– Ucraina diventata carne da macello
– Provocare Mosca, sacrificare Kiev: il piano era scritto.
– Risultato? Un Paese sventrato, milioni in fuga, e l’Europa che applaude e paga il conto.
Il bottino vero
– Mosca ha vinto sul campo.
– Gli USA hanno vinto sull’Europa.
– L’UE ha perso tutto: autonomia, reputazione, anima.
Ultimo atto
Ogni missile è una fattura che noi europei paghiamo agli
USA, poi arriverà il conto della ricostruzione.