Tutti cantano e invocano il collasso russo…

… Ma il collasso russo non c’è

In concomitanza con i toni encomiastici e le lodi sperticate che hanno accompagnato l’operazione militare ucraina su Kursk, si sono rifatte vive le previsioni funeste sull’imminente collasso dell’economia e della società russa in virtù delle sanzioni volute dall’Occidente per piegare Putin e costringerlo ad interrompere il conflitto con l’Ucraina dichiarandosi così sconfitto.

E non senza una sia pur labile ragione: poiché gli Stati Uniti hanno minacciato di sanzioni secondarie gli istituti finanziari che hanno aiutato la Russia ad eludere le sanzioni, molte banche internazionali hanno ridotto o  rallentato le transazioni con la Federazione Russa per evitare di finire nel mirino.

Anche le banche cinesi hanno iniziato a sollevare delle difficoltà con i loro interlocutori russi. Tanto è bastato ai mezzi di comunicazione occidentali per cantare vittoria e proclamare che il trionfo contro il dittatore russo è “proprio dietro l’angolo”.

Tuttavia, è difficile negare che il comportamento cinese sia solo un espediente per rassicurare l’Occidente, al fine di salvaguardare gli interessi economici della potenza del dragone, oppure semplicemente per prendere tempo in vista delle ormai imminenti elezioni americane che assai probabilmente cambieranno molto il quadro geopolitico. Ma vediamo di analizzare i motivi del cosiddetto “miracolo russo”.

Perché la Russia NON crolla

Dopo l’attacco russo all’Ucraina, ingenti quantità di dollari e di euro sono affluite verso la Russia nonostante le severe sanzioni imposte dall’Occidente. Esse hanno permesso a Mosca di sostenere tutte le operazioni militari effettuate e di alleviare la pressione economica esercitata sull’economia russa. Le sanzioni sono state in gran parte aggirate ed è stato quindi vanificato l’effetto che si auspicava esse avrebbero generato sulla continuazione dell’impegno militare russo.

Molti paesi hanno continuato ad inviare valuta estera in Russia consentendo ad essa di mantenere una connessione vitale con il sistema finanziario globale: la Russia è riuscita così ad incassare miliardi di dollari e di euro. Dalla primavera del 2022 sono arrivate nel paese di Putin banconote in dollari e in euro per un valore totale di due miliardi e trecentomila dollari.

Tale afflusso costante di valuta ha permesso al governo russo di mantenere una certa stabilità e prosperità economica, evitando un collasso finanziario che i tanti analisti avevano previsto all’inizio del conflitto. Gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia hanno infatti continuato ad intrattenere intensi rapporti commerciali con Mosca.

Inoltre gli Emirati Arabi sono diventati un hub per le transazioni finanziarie con la Russia che ne ha tratto largamente beneficio. La Russia ha poi intensificato i suoi legami con la Cina e con l’India che potevano offrire molte alternative alle transazioni in dollari e in euro.

Finché quindi il flusso di dollari e di euro continuerà, la Russia sarà in grado di evitare il peggio, almeno nel breve termine, mantenendo un livello di liquidità sufficiente per sostenere le sue operazioni sia economiche, sia militari, allo scopo di alimentare il conflitto in corso e di proseguire fino alla vittoria.

Quali prospettive?

E’ impensabile che le sanzioni riusciranno a piegare Putin in futuro, nemmeno nel lungo termine. Del resto, non hanno mai funzionato. Non hanno funzionato con l’Italia fascista nel 1935 per costringerla a desistere dall’aggressione all’Etiopia; non hanno certo funzionato contro Cuba per far crollare il regime di Castro che invece è riuscito a sopravvivere; non funzionano tuttora con l’Iran per costringere lo stato islamico a rinunciare al suo programma atomico.

Di certo non basteranno affatto ad indurre Putin ad interrompere l’impegno militare nel Donbass. Ma ignari dei precedenti storici, gli apologeti occidentali continuano ad alimentare le speranze di un collasso russo. Generando lo stesso effetto di ilarità delle canzonette del Quartetto Cetra. Con la differenza che queste facevano ridere di gusto.     

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Immagine di Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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