A distanza di due settimane dall’attacco ucraino nella zona di Kursk, l’operazione comincia a mostrare la corda: finora questo attacco non ha intaccato il vantaggio strategico della Russia e non è stato affatto utile per allentare la pressione russa nel Donbass. Anzi. Il quotidiano “La Repubblica”, finora encomiastico e laudativo nei confronti dell’azione ucraina, ha presentato nell’edizione del 20 Agosto un articolo preoccupato dal titolo assai inquietante: “Kiev è rimasta senza uomini. E Putin non ha più ostacoli nel Donbass”.
Adesso molti giornali occidentali non parlano più di “travolgente avanzata” dell’esercito ucraino nella zona di Kursk, ma si limitano a proclamare che “l’operazione dei militari ucraini penetrati in Russia continua”. Insomma sembrano abbandonati i toni trionfalistici prevalenti nella seconda settimana di Agosto. Quali fatti sono intercorsi nel frattempo a giustificare tale drastico cambiamento di enfasi nel commentare l’operazione di Kursk, prima paragonata per genialità allo sbarco in Normandia?
La realtà impone il suo tributo alla propaganda
Nel territorio di Kursk gli ucraini cominciano a trovarsi in difficoltà, anche se hanno distrutto tre ponti. I russi stanno cominciando a contrattaccare e una trentina di soldati ucraini della ventiduesima brigata si sono arresi dopo aver cercato inutilmente di conquistare un villaggio.
In un’altra azione, una quarantina di soldati ucraini hanno dovuto arrendersi anch’essi, trovandosi circondati. Alcune zone sono ritornate sotto il controllo russo. Inutili sono stati i molti tentativi ucraini di prendere la cittadina di Korenovo nel territorio di Kursk, nonostante i reiterati assalti.
Ora i russi bombardano con droni e missili le retrovie ucraine, con effetti micidiali, utilizzando anche le bombe FAB-500 a grappolo. In una sola giornata sono andati distrutti una settantina di mezzi corazzati utilizzati dagli ucraini per lo sfondamento della frontiera. Dall’inizio dell’operazione secondo calcoli attendibili, sono caduti 4.100 soldati ucraini nel territorio di Kursk.
Le forze aeree russe hanno colpito e continuano a colpire le riserve delle forze armate ucraine nelle aree di Miropol, Mogritsa e Petrushevka nella regione ucraina di Sumy. Per l’operazione su Kursk, sono stati mobilitati ventimila uomini, corrispondenti a 25 tra brigate e battaglioni che sarebbero stati utilissimi, anzi indispensabili per resistere alle azioni offensive russe nel Donbass. Le conseguenze in quel fronte si sono viste e si stanno vedendo tuttora: i russi hanno velocizzato la loro avanzata.
A Chasov Yar stanno riprendendo l’offensiva per la totale conquista della città. A Toresk si è chiusa la tenaglia dell’esercito russo che sta avanzando verso l’importante posizione di Selidovo. Gli ucraini sono costretti a retrocedere e Karlovka sarà il prossimo obiettivo. Trovandosi a corto di munizioni, gli ucraini subiscono un rateo di perdite assai superiore a quello che subiscono ora i russi. Oramai gli ucraini sono vicini a subire mille morti al giorno, cifra che non potrà essere sopportata a lungo da parte di una popolazione che secondo calcoli attendibili si è ridotta oramai a solo 18 milioni.
Il prossimo obiettivo per i russi è il centro logistico di Pokrovsk. E’ un centro molto importante al quale l’esercito di Putin si sta dirigendo e che gli ucraini stanno evacuando, consapevoli di non essere capaci di difenderlo. E’ significativo che mentre appena un mese fa i russi conquistavano un villaggio alla settimana, ora riescono a prendere un villaggio al giorno. Segno che l’operazione a Kursk non solo non ha alleviato la situazione ucraina nel Donbass, ma l’ha aggravata.
L’Occidente sta dando dimostrazione di ignoranza
L’incomprensione occidentale nei confronti della strategia russa è di una stupidità abissale. La Russia punta alla distruzione dell’esercito ucraino, non alla conquista di territori e nemmeno alla riconquista a breve dei SUOI territori. E tale strategia Putin la sta perseguendo con successo date le perdite spaventose subite già in due anni e mezzo dalle forze armate ucraine.
Tale strategia è lungimirante, come quella che si persegue nel gioco degli scacchi. Quella occidentale è basata invece sull’azzardo e sulla scommessa, come quella che governa il gioco del poker. E per questo, rischia di diventare fallimentare e perdente.



