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Speranze e Inganni: storie di Migranti tra Burocrazia e Truffe

Mohamed (il nome è di fantasia) è uno dei tanti che hanno“investito” per cercare fortuna in Italia. Mohamed è fortunato perché vista la richiesta della Cooperativa “Speriamo Non Sia Una Fregatura” (anche questo nome è ovviamente di fantasia), ottiene il nulla osta al lavoro subordinato.

Il 28 marzo 2023 lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Bari, invia il nulla osta alla rappresentanza Diplomatico-Consolare del Marocco. Purtroppo, la Cooperativa esiste ma non sa nulla di questa pratica. Non ha mai fatto la richiesta per l’inserimento di Mohamed. Evidentemente qualcuno che sa come “muoversi” ha istruito una pratica con i dati della cooperativa e in cambio di una promessa “farlocca” ha intascato denaro contante.

Caserta, l’azienda agricola di Esposito De Luca (anche qui il nome è di fantasia), invia all’Ambasciata italiana a Nuova Delhi in India l’impegno a procedere all’assunzione di Singh non appena farà ingresso in Italia. Peccato che poi l’azienda agricola si sia resa irreperibile e Singh non abbia più alcun riferimento per completare la propria pratica di soggiorno che necessita anche di ospitalità.

Vicenza, un CAF, ben conosciuto negli uffici immigrazione, offre servizi di consulenza ai migranti: peccato che non conosca bene le normative in materia e i suoi assistiti spesso si ritrovino ad essere dei clandestini senza documenti, seppur convinti di essere in regola.

Si potrebbe continuare nell’elenco, Perugia, Verona, il fenomeno non è legato ad una specifica area geografica, è diffuso in tutto il paese.

“Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga” ebbe a dire Buzzi nell’ambito della vicenda legata a Mafia Capitale ancora 10 anni fa. Poi abbiamo avuto le vicende dei familiari di Aboubakar Soumaro il deputato ex sindacalista dei braccianti, le cui moglie e suocera sono state protagoniste delle vicende legate alla Cooperativa Karibu.

Viene da chiedersi perché tutto questo marciume continui a sopravvivere. La risposta è molto semplice: è un grande business, come disse Buzzi, girano tanti soldi. Per chi organizza il viaggio dai paesi di origine fino alle coste dove poi partono i viaggi della morte, per chi trasporta su vecchie carrette uomini donne e bambini, per chi dall’altra parte del mediterraneo, si occupa dell’accoglienza.

Impedire nell’era della globalizzazione i flussi è sicuramente impossibile e allora che fare?

Due sono le direttrici.

La prima è dare tempi certi e umani alle procedure di regolarizzazione dei migranti che arrivano nel nostro paese. Oggi le procedure per entrare in Italia sono sostanzialmente tre.

Utilizzare i flussi attraverso il meccanismo del click day, una specie di “gara” telematica, una “ruota della fortuna” che mette a disposizione un determinato numero di permessi di soggiorno, riconosciuti ai soggetti (datori di lavoro o lavoratori) che per primi presentano richiesta nel giorno e nell’ora stabiliti.

Alle ore 9:00 dei giorni 18, 21 e 25 marzo, hanno preso avvio i tre click day del Decreto Flussi 2024: le quote complessivamente previste dal provvedimento per l’ingresso in Italia di lavoratori non comunitari sono 151 mila. Ad oggi le domande presentate hanno superato le 700 mila e le istanze potranno essere inviate telematicamente fino al 31 dicembre 2024.

Il 18 marzo, nei primi 5 minuti dell’avvio delle procedure, erano state inviate 49.734 domande, il 21 marzo, alle 9:05 risultavano acquisite 49.228 istanze, il 25 marzo, a 5 minuti dall’inizio del click day, erano 77.688 le richieste presentate.

Rientrare nelle quote è come vincere il gratta e vinci.

La seconda procedura è arrivare in qualche modo in Italia e presentare alla Questura il KIT attraverso gli uffici postali, attendendo pazienti e speranzosi un appuntamento in tempi sempre lunghissimi.

La terza è, per chi ne ha i requisiti, presentare richiesta di protezione internazionale. Anche qui i tempi sono lunghissimi.

Abbiamo visto all’inizio quali problematiche possono nascere anche il presenza di nulla osta certificati.

Per le altre opzioni il problema sono le tempistiche perché se un immigrato deve attendere mesi o spesso oltre un anno per vedere esaminata la propria posizione, nel frattempo cosa può fare se non delinquere o nella migliore delle ipotesi lavorare in nero?

La soluzione non è bloccare i porti, ma rendere snelle e veloci le procedure già esistenti attraverso un adeguato potenziamento del personale, perché non si può pensare di poter gestire i flussi senza chi esamina le pratiche. La prima obiezione che ci verrà mossa è che mancano le risorse, però dobbiamo chiederci quanto ci sta costando la situazione attuale.

Questo per quanto riguarda l’aspetto della gestione burocratica, ma noi dobbiamo sviluppare un progetto che soprattutto tenga in considerazione l’aspetto dell’integrazione sociale.

I problemi che possono nascere sono sotto gli occhi di tutti, la mancanza di sicurezza presente in tutte le città, ma anche e soprattutto i radicali cambiamenti sociali che può produrre un’immigrazione senza controllo e integrazione.

L’esempio più calzante è probabilmente quanto accade nel Comune di Monfalcone in provincia di Gorizia. Una cittadina di 30 mila abitanti di cui circa 8 mila extracomunitari, prevalentemente islamici. Senza fare grandi analisi, considerato che una famiglia di immigrati ha 4-5 figli e la moglie quasi sempre non lavora, avremo nell’arco di una decina di anni una maggioranza di cittadini non integrati che amministreranno la cosa pubblica. Nel frattempo, la spesa per il welfare sarà assorbita dalla comunità dei migranti perché con famiglie numerose e monoreddito, avranno un modello ISEE che permette di ricevere tutte le provvidenze.

Non c’è tempo di aspettare l’integrazione della seconda o terza generazione per scoprire poi, come sta accadendo nelle banlieue parigine, che l’integrazione non è avvenuta, bisogna avviare un progetto di integrazione fino dal primo giorno e l’unico percorso ragionevole è quello formativo.

Soltanto condizionando la regolarizzazione dei soggiorni ad un programma di formazione e ad una preselezione dei requisiti da effettuarsi nel paese di origine possiamo evitare i problemi legati all’immigrazione clandestina, alla sicurezza nelle città al rischio di una sopraffazione culturale-religiosa. La digitalizzazione ci permette di fare formazione anche a distanza e di fornire i primi rudimenti della lingua italiana e delle regole di convivenza presenti nel nostro paese prima ancora che il “candidato emigrante” lasci il suo paese, un percorso che deve poi continuare, per fornire formazione professionale ed educazione civile che potrà essere spesa nei paesi della comunità europea o che potrà essere utilizzata come know how per un ritorno in patria nell’ambito di un vero scambio culturale e commerciale necessario per poter gestire soprattutto un continente, quello africano, che rischia di divenire una bomba demografica.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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