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Giorgia Meloni e il Business dell’Immigrazione: La Verità Dietro il Click Day

Continuiamo ad approfondire il tema dell’immigrazione. Nel precedente articolo avevamo denunciato come dietro il sistema del click day ci fossero tutta una serie di zone d’ombra, ora è Giorgia Meloni a denunciare quello che sta dietro a questo mondo.

Come è accaduto con il Superbonus, anche con la gestione dei flussi, le mafie hanno trovato il modo per aggirare il sistema e dare vita ad attività criminali.

I dati che il primo ministro ha portato al procuratore antimafia evidenziano come le associazioni criminali si siano infiltrate nel nuovo business: far arrivare in Italia decine di migliaia di immigrati in modo “regolare” incassando migliaia di euro per evitare il viaggio con i barconi.

Un dato ci fa capire quello che è accaduto: una sola regione, la Campania, ha richiesto contratti per  89.000 persone nel 2022, 157.000 l’anno scorso e 123.000 quest’anno. Ben cinque volte quelli occupabili in Puglia, Sicilia e Veneto. Lo stesso accade per i lavoratori stagionali: 49.000 nel 2022, 137.000 nel 2023 e 86.000 quest’anno.

Sulla base di questi dati emerge che la Campania assorbe quasi la metà dei lavoratori richiesti con il decreto flussi.

Ora vediamo quanti siano i contratti di lavoro effettivamente stipulati in rapporto ai visti di ingresso: la Campania ha il record negativo, il 2,8%. I migranti una volta arrivati non trovano il contratto di lavoro che gli ha permesso di arrivare in Italia. Anziché trovare un’azienda che li assume, offrendo il presupposto fondamentale per un inserimento e una integrazione sociale, probabilmente ad aspettarli c’è un’organizzazione criminale, probabilmente la stessa che ha predisposto tutti i documenti e che ha fatto modo che quelle domande “vincessero la lotteria” del click day.

La Campania ha raggiunto il primato, ma anche altre regioni non sono da meno: la Calabria ha un rapporto pari al 20% di contratti di lavoro rispetto alle richieste, Basilicata e Molise sono al 30%, Lazio e Lombardia e Veneto si attestano tra il 40 e il 50%, Umbria, Toscana e Marche e Abruzzo sono al 60%, Emilia-Romagna, Piemonte e Valle d’Aosta 70%, meglio delle altre, Liguria, Trentino e Friuli Venezia Giulia, che si attestano all’80%.

Tutti questi sono stranieri ufficialmente in regola, arrivano in Italia muniti di documenti ma un attimo dopo il loro arrivo, vanno a ingrossare le fila di chi viene sfruttato come manovalanza a basso costo, spesso in nero o peggio vanno a ingrossare le fila di chi è “costretto” a vivere di espedienti.

Dobbiamo a questo punto bloccare completamente i flussi e affidarci per i clandestini ai centri di accoglienza in Albania?

Non è sicuramente una soluzione perché il nostro paese ha bisogno di forza lavoro. Purtroppo, nel mentre decine di migliaia di immigrati arrivano “regolarmente” al sud e poi vengono abbandonati, le fabbriche del nord e le attività collegate al turismo stagionale lamentano la mancanza di personale.

La soluzione l’abbiamo già in precedenza prospettata ma oggi alla luce di quanto denunciato da Giorgia Meloni assume un’ulteriore conferma.

L’immigrazione rende più della droga e del superbonus che è finito, il miraggio del “viaggio della speranza” verso l’Italia non può essere fermato e i rischi connessi a decine di migliaia di persone che arrivano nel nostro paese dopo aver investito migliaia di euro trovandosi senza alcuna prospettiva occupazionale seria, sono sotto gli occhi di tutti.  Se poi consideriamo che molti sono islamici e non cercano l’integrazione è facile capire che nei prossimi anni questo fenomeno può diventare esplosivo.

Soltanto una nuova visione politica che preveda una vera integrazione sociale può limitare questi danni: anche se l’hub in Albania può rappresentare un deterrente psicologico per chi arriva clandestinamente, quello che ci dimostrano i dati che abbiamo riportato ci evidenzia che la soluzione è un’altra.

La prima selezione di chi vuole venire nel nostro paese deve avvenire nel paese di origine e poi ci deve essere un percorso formativo che permetta una vera integrazione nel rispetto dei diritti umani di ogni essere, perché uno stato civile deve garantire pari opportunità a tutti coloro che vi abitano, ma tutti i cittadini devono rispettare le regole della civile convivenza e della cultura del paese che li ospita.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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