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Serenata a nessuno

Dal primo Sanremo a… Ultimo

Mentre si scaldano i divani e i polpastrelli per poter assistere e commentare il 74° festival di Sanremo, quest’anno si celebrano anche i cento anni della radio e settanta della televisione. Se si dovesse cercare un testimonial, un Virgilio che potesse raccontare in maniera trasversale la storia di Sanremo e l’attraversamento dei mass media, non avremmo dubbi: Achille Togliani, ovvero uno dei tre concorrenti del primo festival della canzone italiana. E non solo cantante.

Note a margine

Il titolo dell’articolo richiama infatti il titolo di una delle canzoni interpretate da Togliani, che fu superato nelle votazioni finali del primo Sanremo solo dalla celeberrima “Grazie dei fior” interpretata da Nilla Pizzi. Per una coincidenza, i due erano nati a una sessantina di chilometri di distanza, sebbene in due regioni diverse: la Pizzi a S. Agata Bolognese, famosa oltre che per i trascorsi storici, per la sede della Lamborghini (intesa come marca d’auto e non come influencer). Come Virgilio (inteso invece come influencer, sebbene d’altri tempi), Achille Togliani era nato nella provincia lombarda, ma ai confini dell’Emilia: Pomponesco. Una cittadina di poco più di mille anime, apparentemente sconosciuta ma inaspettatamente famosa: spesso la piazza XXIII Aprile è stata infatti vista nelle opere di Cesare Zavattini, Mario Soldati, Bernardo Bertolucci… Una parte del chilometrico film “Novecento” fu girata infatti proprio a Pomponesco, per non parlare delle pellicole di Tinto Brass e, ironia della sorte, dell’ultimo “Don Camillo” interpretato da Terence Hill.

Adelmo Togliani, Il papà di Achille era un ingegnere aeronautico:  si trasferì dunque per lavoro con la famiglia a Milano. Lì, Achille adolescente frequentò scuola con un certo Walter Michele Armando Annicchiarico (ovvero Walter Chiari, suo coetaneo) …

E già da queste prime righe potremmo fermarci a parlare per ore dei personaggi appena citati e delle rispettive storie!

100 anni a 78 giri

Nel 1924 nascevano anche Mike Bongiorno e Corrado, già conduttori del Festival in diverse edizioni (per i più appassionati, qui tutte le statistiche del Festival dal suo inizio ad oggi). Ma torniamo invece al nostro Achille, di cui quest’anno cade il centenario della nascita e che rischia di non essere degnamente celebrato, nonostante la sua emblematica carriera.

Abbiamo incontrato il figlio, che appunto si chiama come il nonno ingegnere, ma che ha invece seguito le orme più artistiche del padre: l’attore e regista Adelmo Togliani, classe 1975, e che -tra gli altri lavori- ha realizzato nel 2022, insieme a Daniele Di Biasio, il film  documentario “Parlami d’amore” (visibile qui  su Rai Play) sulla figura del padre.

Di figlio in padre

Adelmo, si avvicina il festival di Sanremo… Molti ricordano l’inizio di Nilla Pizzi…Ma qualcuno distratto forse dimentica che c’era anche papà, che tornò al festival per altre sei edizioni, e che conquistò in tutto sei piazzamenti tra i primi tre posti! Una istituzione del festival e una voce arcinota per la radio, quando ancora i dischi andavano a 78 giri: che puoi raccontarci a proposito?

Sia Nilla Pizzi che papà, come il Duo Fasano e il M° Cinico Angelini, che li dirigeva, sono stati dei pionieri. Per non dimenticare il ruolo dei direttori RAI, gente di grande cultura e profonda lungimiranza. Per il resto posso dire che in realtà il nome di papà non viene omesso, ultimamente sto sfogliando molti rotocalchi e riviste, e anche sul web è sempre citato. Certamente viene dato più risalto a chi l’ha vinto, cioè a Nilla Pizzi.

Il tallone d’Achille

Non solo musica, però: Achille Togliani ebbe grande visibilità sui fotoromanzi, ad esempio, dove incontrò, in uno dei set, anche una giovanissima Sophia Loren, con cui sbocciò più che una simpatia… La tua famiglia ha sempre evitato di pubblicare l’epistolario tra i due, nonostante le numerose proposte, rispettando la “signorilità” di papà che è sempre stato un vero e proprio divo ma senza darsi arie superflue da star. Hai qualche aneddoto in proposito?

Beh ne avrei parecchi…quello più leggendario riguarda il fotoromanzo “Principessa in esilio”: si narra che tra i due ci fu un bacio di scena interminabile, che andò ben oltre lo stop del regista. Citando papà, che lo afferma persino nel documentario a lui dedicato (uscito quasi due anni fa) il bacio “focoso” suscitò un tale scandalo che le copie del fotoromanzo furono censurate e ritirate.


Papà Achille prese parte a numerose pellicole cinematografiche fino alla fine degli anni Cinquanta: come mai, secondo te, nonostante il bell’aspetto, la voce calda e il discreto successo, non continuò la carriera nel mondo della celluloide?

I film arrivarono dopo il successo canoro. Il suo sogno era il cinema e avrebbe voluto farne di più. Rileggendo i suoi diari sono giunto ad un conclusione, ovvero che i percorsi professionali fossero inconciliabili. Gli impegni in radio erano talmente fitti e serrati: ore di prove e trasmissioni rigorosamente in diretta, concerti ovunque in Italia e talvolta anche all’estero. Tutto questo non gli avrebbe consentito di prendere parte a più di un film all’anno. Forse. È innegabile che la carriera canora avesse preso più piede e a questa non avrebbe potuto rinunciare per nessun motivo al mondo.

Dal grande al piccolo schermo

La presenza in TV è stata invece abbastanza costante: tu eri troppo piccolo per poterti ricordare i suoi racconti, ma sicuramente hai ricostruito quegli anni con la raccolta dei materiali che ti hanno portato anche a realizzare il documentario: cos’era la TV per papà e cosa manca oggi, secondo te, della TV di quegli anni?

Parto dalla fine. E penso di interpretare anche il pensiero di papà. In TV manca l’eleganza. Soprattutto questo. Un certo stile, senza dimenticare che oggi è insufficiente anche ciò che si porta in scena a livello di spettacolo. Manca una cultura di fondo che dovrebbe essere il tessuto su cui si basano le performance, certi sketch comici e le esibizioni in genere. Per ciò che concerne la sua presenza in TV, questa è stata costante perché lui come molti suoi colleghi del tempo, non si sottraeva mai ad eseguire dei pezzi canori nelle trasmissioni. Non dimentichiamo che il varietà televisivo era ancora molto diffuso. Rileggendo proprio ieri, un libro/intervista di Paolo Mosca, a papà viene posta una domanda proprio in questo senso. E la risposta ti stupirà. C’è stato un momento in cui la RAI non si “filava” proprio i cantanti come lui, motivo per cui gli artisti di quell’epoca si rifugiavano soprattutto nel circuito delle televisioni private che diedero loro moltissimo spazio.

Nell’anno in cui nascevi tu, papà pubblicava per la celeberrima casa discografica Durium “Canzoni d’altri tempi”: di che canzoni stiamo parlando? Solo canzoni di un amore un po’ romantico e smielato, o c’era anche altro?

“La signora di trent’anni fa'”, “Bambina innamorata”, “Munasterio ‘e Santa Chiara”… Sono dei pezzi potenti, incredibili. Nei temi potranno sembrare canzoni melense e sdolcinate, ma contengono una carica narrativa assoluta e senza tempo. Certo, era a tutti gli effetti un altro tempo. “La signora di trent’anni fa”, per esempio, è del 1951, parla di un amore degli anni ’20, ma porta con sé un’innegabile suggestione per un amore perduto, di 30 anni prima. Ma la donna di allora è veramente una persona o si tratta della gioventù ormai passata?

Amadeus visto dall’artista pop Salvo Ardizzone

Perchè Sanremo è…?

Il Sanremo di Amadeus 2024, è uno strano “mischione”: sullo stesso palco vecchie glorie come i Ricchi e Poveri, sempreverdi come la Mannoia, rassicuranti come Il volo e Alessandra Amoroso…Per poi sfociare in diversi esordienti o i “nuovi classici” tipo Mahmood… So che l’arte canora non è il tuo forte, ma che ne pensi di tutto questo? Ritieni, dal punto di vista professionale, che Amadeus possa ancora essere la persona giusta per la più importante rassegna canora italiana?

Amadeus ha saputo adeguare il festival ai tempi, con scelte anche discutibili, ma non sta a me giudicare il suo lavoro, non sono né un cantante né un esperto di musica. Sicuramente so cosa pretende l’Adelmo spettatore. Innanzitutto vorrei vedere sul palco di Sanremo dei veri cantanti professionisti. Anche una co-conduzione all’altezza, ma questo è un altro discorso. Vorrei sentire delle canzoni orecchiabili, frutto di performance di livello. Usare l’autotune sul palco di Sanremo è un insulto alla professionalità degli stessi musicisti che ti siedono alle spalle. La voce è uno strumento meraviglioso, non è il mezzo per far funzionare l’autotune. Le cose non vanno confuse. Gli esordienti fanno bene al Festival e al movimento musicale, danno energia, quando non sono il frutto di una cultura liquida. Il cantante preso, dato in pasto alle masse, e dimenticato in un paio di mesi, non è il massimo. Sarei più lungimirante nel selezionare i talenti. Detto questo, 5 anni di direzione artistica da parte di Amadeus sono tanti, mi aspetterei un cambio.

Ci auguriamo che Sanremo possa omaggiare la storia e il talento di papà in questa occasione… Ma se malauguratamente così non fosse, qual è il tuo piano B (se ne hai uno!)?

Il piano B c’era ben prima del Piano A, e non era una seconda scelta, te lo assicuro. Sono previste, nel corso dell’anno, una serie di proiezioni-evento del documentario di papà, oltre alla digitalizzazione del suo archivio fotografico, video e sonoro, attraverso un bando del PNRR. L’Accademia Togliani realizzerà infatti una piattaforma in VR all’interno della quale si potrà visitare il suo studio, vedere i poster dei suoi film, ascoltare alcuni dischi, e ‘toccare’ i suoi oggetti più cari…come la prima targa del primo Festival di Sanremo, datata 1951. Riguardo ad un omaggio a papà nella “sua’” cornice più significativa, ovvero Sanremo, dico sempre che in un anno ho sentito dire continuamente: ‘figurati se non lo fanno!’ e ‘figurati se lo fanno!’. In sostanza sarebbe uno scandalo se non lo facessero, ma se non lo fanno, di che ti scandalizzi? Il problema è culturale e ho smesso di combattere con l’ignoranza molto tempo fa, però prova a fare una cosa del genere in Francia con Montand, o negli Stati Uniti con Sinatra, poi mi dici.

Un po’ di fantascienzaE di Storia

Oltre che attore, tu sei anche regista cinematografico (ricordiamo “Neo Kosmo”, il cortometraggio pluripremiato del 2019, ad esempio, di cui qui è possibile vedere il trailer): se ti chiedessero di girare un film su una figura musicale italiana del nuovo secolo, su chi ti piacerebbe poter lavorare?

Lo farei sicuramente su una band. Ritengo che sul percorso artistico di un gruppo, ci siano più storie e conflitti da raccontare, insomma lo troverei più stimolante. Ma se dovessi fare un nome di un solo performer, sarebbe inevitabile pensare a quelli a me più graditi. Togliendo i cantanti a cavallo tra gli anni ’80, ’90 e Duemila e oltre, come Piero Pelù, Jovanotti e altri…direi Marco Mengoni.


Per concludere, dicci una cosa di papà che credi non sia mai stata sufficientemente raccontata.

I suoi esordi. Il periodo della guerra è stato durissimo e iniziare in quel momento storico senza sapere se sopravviverai, se i tuoi studi ti porteranno da qualche parte, se le tue aspirazioni troveranno una qualche risposta di successo lo trovo narrativamente parlando molto forte e coinvolgente. Non avrei mai pensato che papà, ai miei occhi un mito, una leggenda, avesse avuto tanti dubbi e incertezze, avesse incontrato tante difficoltà e rifiuti. Le porte sbattute in faccia evidentemente fanno parte del gioco e aiutano a diventare chi si è più di qualunque altro insegnamento.

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Pascal La Delfa

Pascal La Delfa

Autore, regista e formatore, si occupa di attività artistiche e teatrali, anche in contesti di disagio e fragilità e in progetti europei. È stato autore anche per la Rai e formatore e regista per aziende internazionali. Collaboratore esterno per alcune università italiane, è direttore artistico dell’associazione Oltre le Parole onlus di Roma. Fondatore del “premio Giulietta Masina per l’Arte e il Sociale”. Di recente uscita un suo saggio sul Teatro nel Sociale.

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