Più di un anno fa vi fu un’alluvione devastante in Romagna.
Fu un’emergenza creata a tavolino, per mettere in ginocchio l’economia di una regione vocata all’agricoltura e al turismo.
La condotta delle amministrazioni locali, della Regione, della provincia, e dei comuni, che hanno omesso di curare la regione, di mettere in sicurezza il territorio, con la pulizia dei canali, il fatto stesso che la signora Schlein abbia restituito una tranche delle somme destinate a questo scopo, dimostrano che quella che è diventata una tragedia per tante famiglie e piccole imprese era, in qualche modo, voluta.
Maggio 2023
I canali della libera informazione erano pieni di appelli e richieste di aiuto, segnalavano i luoghi che erano allagati e che avevano necessità di aiuto e davano consigli per pulire le case dal fango e dalla muffa.
E le istituzioni?
Emanavano circolari e diktat di sgombero, anche dove non era necessario, consigliavano un inutile vaccino contro il tetano… senza contare le super bollette ai cittadini di Faenza perché avevano usato troppa acqua per ripulire le loro case dal fango.
E gli inutili mass-media continuavano a scrivere di una grave siccità per ogni singola regione italiana, mentre le dighe erano piene e minacciavano di tracimare, come accaduto in Emilia Romagna.
Noi, peraltro, non dimentichiamo che aprirono la diga proprio in concomitanza con le forti piogge, con il risultato di migliaia di sfollati, morti e agricoltura devastata.
Tanti volontari misero a disposizione il proprio numero di cellulare per aiutare a coordinare le richieste ed i primi aiuti, dedicarono tempo, denaro ed energie per soccorrere e portare generi di prima necessità a chi aveva perso tutto.
Gli appelli di quei giorni
Questo è un esempio delle offerte di aiuto che giravano sui vari social:
“Ciao a tutti! Sono M., il mio numero di cellulare è… (lo scrivo così se condividete il post resta il nome ed il numero). Ieri mio fratello ed io siamo andati a Faenza a dare una mano.. ho ancora il magone.. sono davvero in ginocchio hanno bisogno di tutto ma soprattutto di presenza di gente che dia loro una mano a ripulire il disastro che è rimasto dopo l’alluvione…
Dove giravi gli occhi vedevi devastazione: hanno perso tutto ed il fango si sta asciugando dentro le case quindi c’è urgenza..
Sono in contatto con la dottoressa S. ed il gruppo di volontari di Faenza che si sta coordinando con il comune, domani mi manderà una lista di cose che servono nell’immediato.. il tempo di recuperarle poi noi
torniamo giù mercoledì.
Se qualcuno di voi ha voglia di unirsi sto organizzando squadre anche per altre giornate.. scrivetemi in privato così ci organizziamo grazie comunque”
La gente si è mossa: agricoltori hanno drenato i terreni con i propri mezzi e hanno aiutato altri che non erano in grado di farlo, nonostante gli ostacoli posti dalle istituzioni cosiddette pubbliche, proprio quelle istituzioni che avevano il dovere di intervenire realmente e non per passerelle a favore di telecamere.
Queste erano le denunce esasperate di chi dava o chiedeva aiuto:
“Il prefetto di Ravenna vuole impedire ai volontari di aiutare, affermando che, in sostanza, siano più di intralcio che di aiuto.
Spiace smentire tale affermazione: dai nostri contatti sui territori emerge una completa assenza di chi dovrebbe aiutare, pulire, aspirare l’acqua, grattare via il fango, togliere i mobili dalle case e procedere a dare viveri, acqua, medicine utili (non la risibile e criminale vaccinazione).
I nostri cari amici dell’Emilia Romagna stanno facendo da soli, lavorano duramente e fanno la differenza, nonostante i divieti assurdi di chi non ha nessuna reale idea della situazione sul territorio. Prima di diramare divieti e ordinanze, i funzionari pubblici, che devono essere al servizio del popolo e non delle agende, hanno l’obbligo di andare nei paesi, nelle frazioni e cittadine colpite, ma non facendo la passerella con un set fotografico ma, indossati gli stivaloni, lavorare fianco a fianco dei cittadini.
Se non ci fossero questi valorosi volontari la situazione sarebbe ben più tragica.
Le pompe e altri strumenti le stanno fornendo i privati, cibo ed acqua sono distribuiti dai volontari, non da chi ha i piedi all’asciutto in un ufficio confortevole.
Inoltre, la solidarietà è sempre stata il collante delle società, da sempre, impedirla è il segno di una involuzione, è un pessimo segnale che indica la perdita dei più nobili sentimenti umani.
Confidiamo che i pubblici funzionari si rendano conto che questi cittadini valorosi meritano piuttosto la stima e l’appoggio di tutti, non indebiti e disumani divieti.”
Testimonianza di una volontaria
“Il problema qui è che noi abbiamo trovato il modo di far distribuire alle famiglie, tra di loro, gli aiuti che mandiamo.
Ora sto chiedendo a chi vuole andare in auto: di portare olio sale fino e grosso zucchero e quelle cose che difficilmente si trova nelle donazioni.
Abbiamo portato latte per bambini di diverse età e pasta per celiaci.
Come hai visto dalle foto che ti ho mandato persino su Conselice, che dovrebbe essere a posto, ci sono ancora cumuli di mobilia avanti le case.
Quello che hanno provato a salvare si scopre insalvabile.
Non è tornata nessuna normalità, hanno bisogno ancora di fornelli per cucinare, frigo, lavatrici, materassi e reti, come prime istanze da tantissime famiglie.
Ieri abbiamo consegnato 3 cucine complete usate + frigo e lavatrici, servono anche stendini che abbiamo comperato per consentire di stendere quanto lavano. Servono cuscini, perché quelli non sono come un materasso che igienizzi se buono, non possono essere consegnati usati e sono quelle cose che sono andate buttate.
Qualcuno dirà che sono cose da poco prezzo, ma per chi ha casa devastata le cose da poco prezzo diventano tante, oserei dire troppe.
Si porta ancora tanta candeggina da passare sui muri che tendono a fare muffe perché le pareti sono ancora bagnate.
In tanti siti conosciuti istituzionali continuano a fare raccolte di soldi, ma nessuno di loro ha visto nulla ed in alcuni casi purtroppo le cose perse fanno parte di pertinenze e quindi non rimborsabili nemmeno in futuro.
Hanno bisogno sul serio di una mano, ma soprattutto di uno Stato che non si affanni continuamente a sfornare moduli da compilare, ma che si porti vicino alle persone quali pensionati e famiglie a basso reddito con bambini, per portare immediatamente quanto loro occorre.
Come puoi consegnare quello che viene donato dai cittadini solo a chi si iscrive e che ritira quando abbiamo persone senza auto?
Dove sono militari e forze dell’ordine che possono consegnare le cose in base alle necessità ed alle istanze delle famiglie?
Troppe cose non vanno, troppe cose sono lasciate ai volontari che non hanno neanche attrezzature adeguate per alcune situazioni che si sono verificate.
Dove sono le istituzioni in questa tragedia annunciata prima che avvenisse e successivamente?
Perché parlano di normalità ormai quasi dappertutto quando la realtà è un altra?
Perché nessun giornalista è passato nelle strade a vedere la situazione e ad ascoltare le persone riportando quello che si può ancora vedere e sbugiardare quanto dicono o non dicono?
Non possono essere lasciati da soli a subire quanto avvenuto.
Il problema è che i pasti pronti non sono per tutti e soprattutto per quello dicevo: fanculo a moduli ed iscrizioni, devono dare aiuti a tutti quelli che ne hanno bisogno ma non è così.
Ci sono famiglie come quella a cui avevo portato il gas per cucinare, che ieri ha avuto da noi il frigo per conservare anche qualche verdura e simili.“
E oggi?
Dopo più di un anno la situazione non è cambiata molto. Vi sono ancora persone fuori casa, ancora volontari dal grande cuore che vanno dove c’è bisogno di aiuto, dove è necessario portare un letto, dei mobili di seconda mano, del vestiario.
È ancora difficile riuscire a fare un preventivo per ricostruire le proprie case perché è difficile trovare tecnici specializzati e muratori.

(Questa casa è stata allagata per 12 giorni: oggi è ancora così)
È stata creata una piattaforma online dedicata, denominata “Sfinge”, un nome che è un programma: si accede solo con SPID e si devono caricare i dati relativi all’immobile e al proprietario. Sembrerebbe una buona cosa se non fosse per il fatto che è piuttosto macchinoso, lento e non si ha la certezza di ricevere il finanziamento per ripristinare l’immobile, dopo avere eseguita l’intera procedura.

Alcuni proprietari hanno chiuso definitivamente la propria casa, non avendo la possibilità di ripararla.

Alcune aziende hanno dovuto chiedere prestiti consistenti per riaprire la propria attività.
Le strade sono tuttora dissestate e fiumi e canali, non solo non sono ancora stati messi in sicurezza, ma sono circondati da rami secchi e altri elementi che, alla prima ondata, ostruiranno il passaggio dell’acqua con una nuova esondazione.

Il 15 e 16 maggio nel ravennate ancora inondazioni: Bagnara, Alfonsine, Conselice, ancora acqua nelle strade, negli scantinati a case a livello strada.
Il grande cuore dei volontari
I volontari sono sempre pronti ad aiutare, a portare ciò che serve, con un sorriso e parole gentili ed incoraggianti.
Loro sono sempre in prima linea e chi non può muoversi da un punto all’altro, aiuta facendo piccoli lavori, come un’anziana signora che ripara ed adatta vestiti per chi ne ha bisogno.

(Credits: Cinzia Arcari)
Confesso che ascoltando le testimonianze di alcuni di loro mi sono commossa profondamente: alcuni volontari sono essi stessi fuori casa o con la casa solo parzialmente ripulita ed abitabile eppure sono sempre in prima linea.
L’assenza delle istituzioni, in questi casi, è ancora più evidente, ma il grande cuore degli emiliani e dei romagnoli fa la differenza.
(Credits: Virgilio news)




