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I primati dell’Italia: troppe leggi e troppi sprechi

Nel momento in cui si affronta il tema nella necessità di una vera riforma fiscale che permetta dei provvedimenti che consentano di chiudere con il passato per permettere una reale ripresa del paese, molti soprattutto a sinistra, mettono le mani avanti avanzando la preoccupazione di una qualche forma di condono come se la maggioranza dei cittadini fosse composta da “furbi” che approfittano dello Stato ed evadono le tasse.  

Ci sono, invece, ragionevoli certezze nel ritenere che nel rapporto tra Stato e contribuente, il soggetto maggiormente penalizzato dai “danni” provocati dalla condotta disonorevole dell’altro non sia lo Stato ma il cittadino.

Abbiamo già visto su queste colonne quale sia la situazione dei servizi sanitari pubblici a disposizione del cittadino che non possa ricorrere alla sanità privata: chiusura dei servizi territoriali, lista d’attesa infinite, code ai Pronto Soccorso, mancanza dei medici di base.

Oggi cerchiamo di analizzare altri tre aspetti che coinvolgono il rapporto tra il cittadino e il proprio Stato tenendo nella dovuta considerazione che la nostra Costituzione afferma che il popolo è sovrano. I tre aspetti sono: il groviglio legislativo nel quale deve districarsi il cittadino, il funzionamento della pubblica amministrazione e l’evasione fiscale.

Secondo degli studi della CGIA di Mestre, si stima che in Italia vi siano circa 160 mila norme, di cui poco più di 71 mila approvate a livello nazionale e le rimanenti 89 mila promulgate dalle Regioni e dagli Enti locali. Un groviglio legislativo che è 10 volte superiore al numero complessivo, pari a 15.500, di provvedimenti di legge presenti in Francia (7.000), in Germania (5.500) e nel Regno Unito (3.000) (vedi Graf. 1).

Questa sovrapproduzione normativa ha ingessato il funzionamento della Pubblica Amministrazione con ricadute pesantissime soprattutto per i piccoli imprenditori.

Le procedure amministrative con norme scritte male alimentano corruzione e concussione creando un maggior costo per le imprese quantificato in 103 miliardi l’anno di cui 80 a carico delle PMI.

Analizziamo ora l’evasione: secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la dimensione economica dell’evasione in capo agli italiani assommerebbe a 83,6 miliardi di euro. Risorse che, a causa dell’infedeltà fiscale di taluni, vengono sottratte allo Stato e quindi alla collettività, danneggiando in particolare, le fasce sociali più deboli del Paese.

Un importo, tuttavia, pari alla metà di quello che i cittadini e le imprese sarebbero chiamati a “sostenere” a seguito degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella Pubblica Amministrazione che, secondo la CGIA, ammonterebbe ad almeno 180 miliardi di euro l’anno.

In uno Stato di diritto, le leggi devono essere rispettate da tutti: sia dai soggetti pubblici che da quelli privati. Accade, invece, che il numero di infrazioni europee in capo al nostro Paese dimostri come le nostre istituzioni pubbliche presentino un livello di violazione dell’ordinamento europeo tra i più elevati nell’UE. Ricordiamo che tra le procedure ancora aperte nei confronti dell’Italia figurano, a titolo esemplificativo, quelle riferite al mancato rispetto dei diritti civili, alla violazione delle norme sulla concentrazione di polveri sottili presenti nell’aria, alla presenza dell’arsenico nell’acqua potabile, al perdurare degli sforamenti dei tempi di pagamento da parte della nostra pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici.

Chi evade non è certamente giustificato a farlo, ma una pubblica amministrazione poco efficiente causa ai privati danni economici nettamente superiori. Una conclusione, questa dell’Ufficio studi della CGIA, che non appare per nulla scontata, poiché una buona parte dell’opinione pubblica ha, da un lato, una forte sensibilità verso il tema dell’evasione, ma dall’altro avverte in misura meno preoccupante gli effetti degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze della PA. Sia chiaro: questo non significa che in presenza di tanti sprechi l’evasione sia giustificata. Ci mancherebbe. Significa invece che l’evasione fiscale rappresenta un cancro per la nostra economia e che va debellata. Ma con la stessa determinazione dobbiamo debellare l’elusione verso i paradisi fiscali ed eliminare anche le inefficienze che, purtroppo, caratterizzano negativamente le performance della nostra macchina pubblica.

La lentezza con cui lavorano molti uffici pubblici e la nostra giustizia, oppure gli sprechi presenti nella sanità e nel trasporto pubblico locale richiedono un intervento di rimozione immediato.

Con meno sprechi, forse, avremmo anche meno evasione.

E non dimentichiamo che le Banche lo scorso anno, attraverso meccanismi fiscali legali ma discutibili, hanno risparmiato – attraverso la gestione degli NPL – 65 miliardi di tasse.

Tab. 1 – Chi ci rimette dal confronto tra lo Stato e i contribuenti

Tab. 2 – Il costo delle principali inefficienze del nostro sistema Paese

Credits: Immagine in evidenza di katemangostar su Freepik
Immagine in corpo di testo: Foto di Mariann Szőke da Pixabay

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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