Offensiva del Kursk – vantaggi e svantaggi dell’azione militare di Kiev

Analizziamo in questo speciale quali vantaggi e svantaggi comporta l’azione bellica ucraina in territorio russo e quali le possibili conseguenze.

L’oblast di Kursk, territorio passato alla storia militarmente per aver ospitato nel 1943 la più grande battaglia tra mezzi corazzati della storia (quasi settemila mezzi coinvolti tra quelli della Wermacht e quelli dell’Armata Rossa) è tornato alla ribalta della cronaca nelle ultime settimane per l’offensiva ucraina in terra russa.

Il 6 agosto 2024 le forze armate ucraine, con una manovra improvvisa, sono penetrate in territorio russo dal confinante oblast di Sumy, spingendosi per svariati chilometri all’interno della regione di Kursk, arrivando a conquistare oltre millecento chilometri quadrati. L’avanzata nell’Oblast russo è stata talmente fulminea che in soli 20 giorni le forze armate di Kiev hanno occupato più territorio di quanto fatto da Mosca in Ucraina nell’intero anno 2024.

La decisione di estendere il conflitto nella regione di confine russa da parte dei vertici politico-militari ucraini affonda le sue radici in scelte tattiche ponderate ma presenta sia vantaggi che grossi rischi. Analizziamoli insieme:

Offensiva del Kursk – Vantaggi

A differenza della fallimentare controffensiva dell’estate 2023, largamente sbandierata dal Presidente Zelensky, l’assalto del Kursk è un’operazione pensata e realizzata in segretezza, rivelando un’accresciuta capacità dei vertici militari ucraini di lanciare attacchi coordinati in territorio ostile.

L’offensiva, che ha visto le truppe ucraine espandersi a macchia d’olio su svariati chilometri quadrati di Russia, ha svelato le deficienze difensive di Mosca, incapace di contenere il dilagare degli ucraini in un territorio confinante con il campo di battaglia.

Parimenti l’incursione del Kursk è fonte di imbarazzo per il Cremlino, costretto ora alla difensiva sul suo territorio a causa di una forza armata considerata militarmente inferiore. L’offensiva ha galvanizzato le truppe e le genti ucraine da una parte, ricalibrando al contempo l’attenzione mediatica sul conflitto, opacizzata negli ultimi mesi.

La cattura e il mantenimento dei territori del Kursk da parte delle forze armate di Kiev poi può tramutarsi in un importante leva in caso di futuri tentativi di accordo tra le parti confliggenti, dando agli ucraini un importante pedina di scambio funzionale ad accrescere il loro potere negoziale.

La regione è poi sede della base aerea russa di Khalino, dove opera il quattordicesimo reggimento dell’aviazione russa, a soli 65 miglia dal confine, ora potenziale bersaglio dei sistemi d’arma ucraini. L’occupazione del territorio da parte degli ucraini rende ora possibili attacchi diretti verso la base tramite sistemi d’arma come gli Himars di fabbricazione americana. La base era già stata vittima di attacchi dall’inizio del conflitto ma ora, data la vicinanza con la zona d’occupazione, il pericolo per gli assetti russi diviene maggiore.

In ultimo lo stesso Zelensky ha affermato che uno degli obiettivi dell’offensiva di Kursk è creare una zona cuscinetto adatta a proteggere l’Oblast di Sumy, con l’arretramento delle forze russe nel territorio che rende più difficoltoso il tiro d’artiglieria verso l’Ucraina.

Offensiva del Kursk – Svantaggi

L’offensiva ucraina in territorio russo comporta però alti rischi per Kiev sia di natura militare che politica. L’incursione avrebbe dovuto deviare parte delle forze russe che stanno operando in Donbas, dove Mosca sta avanzando (seppure lentamente); eppure ad oggi non si rivelano trasferimenti di truppe dalle regioni russofone dell’Ucraina verso Kursk.

L’offensiva poi sta causando ingenti perdite alle truppe Ucraine, che, complice il doversi muovere in territorio ostile, devono continuare a trasferirvi risorse preziose, il tutto considerando la già grave emorragia di truppe che attanaglia le forze armate gialloblù. Inoltre, si registra insofferenza proprio tra i ranghi ucraini impegnati nelle regioni di Donetsk e Lugansk, in disperato bisogno di supporto, ma che vedono deviare truppe e mezzi verso Kursk.

L’allargamento del conflitto in territorio russo rischia di sfaldare la catena di aiuti occidentali: se Paesi come Stati Uniti e Regno Unito hanno già dato il loro benestare all’utilizzo di armi di loro produzione su suolo russo, l’Italia ad esempio ha già negato l’utilizzo degli armamenti elargiti a Kiev per colpire il territorio della Federazione.
 
L’offensiva ucraina non sembra poi aver sortito l’effetto sperato di alleggerire la pressione sul Donbas. Ad oggi non risulta che truppe russe siano state deviate dal territorio conteso per fronteggiare l’avanzata degli ucraini. Se la Russia sta ridistribuendo le truppe dal Donbas nell’oblast di Kursk, lo ha fatto in gran segreto e comunque la cosa non ha influenzato la campagna militare nelle regioni russofone, che vede anzi un avanzamento russo. È maggiormente plausibile che gli sforzi di Mosca per contrastare la nuova offensiva ucraina siano limitati all’invio di unità da tutta la Russia, compresa una parte di milizie e forze irregolari.

Da sapere poi che secondo la dottrina militare russa, Mosca può fare uso di armi atomiche anche in risposta a un attacco convenzionale che possa minacciare l’esistenza stessa della Federazione. Nell’ipotesi in cui gli ucraini possano avanzare ulteriormente nell’Oblast di Kursk potrebbero arrivare a minacciare i centri di potere russi come Mosca, fornendo al Cremlino un gancio per un attacco atomico.

Cosa aspettarsi quindi?

La situazione bellica nel Kursk è ancora troppo fluida per poter azzardare ipotesi valide; tuttavia, è improbabile che l’Ucraina voglia tenere i territori occupati, come specificato dallo stesso Zelensky. A latere del destino della regione del Kursk, l’invasione ucraina di questo oblast è uno smacco per Putin che vede la guerra trascinata all’interno dei confini russi, con truppe straniere sul territorio della Federazione.

La mossa degli ucraini può rivelarsi però un boomerang: la macchina bellica russa, sebbene si muova lentamente, si prodigherà per la riconquista dei territori sottratti e l’escalation derivante da questa azione bellica, supportata da molte cancellerie occidentali (l’aeronautica ucraina ha ammesso di aver utilizzato bombe Gbu-39 di fabbricazione americana per colpire obiettivi militari nel Kursk) allontana ancora di più le parti dal tavolo negoziale nel breve periodo.

Inoltre, l’ausilio di tecnologia occidentale in questa offensiva rende più facile per i vertici politico-militari russi portare avanti la narrativa di una guerra contro l’Occidente, reo di volere la disgregazione della Federazione russa, usando l’Ucraina come strumento bellico.

Credits: Immagine di freepik

•  •  •

Condividi:

Immagine di Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Meno recenti
Più recenti Più votati

Articoli Correlati

La Casa del Social Journalism

Contatti

Scrivi o invia un comunicato stampa alla redazione

Questo sito è protetto da Google reCAPTCHA v3, Privacy Policy e Terms of Service di Google.

Newsletter

Resta aggiornato ogni settimana sui nostri ultimi articoli e sulle notizie dal nostro circuito.

Questo sito è protetto da Google reCAPTCHA v3, Privacy Policy e Terms of Service di Google.