Le Parole di Robert Kennedy: inquietanti e istruttive

Motivando il suo recente appoggio alla candidatura di Trump e nel contempo annunciando il suo ritiro dalla campagna elettorale, il politico americano Robert Kennedy, omonimo di quello assassinato nel 1968, ha fatto alcune dichiarazioni inquietanti che tuttavia hanno fatto luce su molti aspetti della politica degli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla crisi ucraina. Ha ammesso che i neoconservatori alla guida da tempo della nazione americana volevano circondare la Russia e provocarne possibilmente la disgregazione in pochi anni. Inoltre l’amministrazione Biden – ha dichiarato – ha costretto il presidente ucraino Zalensky a stracciare l’accordo con Putin. Per intanto l’Europa sta subendo un processo di deindustrializzazione, ma i neoconservatori e la Casa Bianca non sembrano affatto preoccuparsene, tutti presi dai loro specifici obiettivi strategici.

Un’escalation continua ed incalzante

Kennedy ha affermato che il complesso militare e industriale ha dato una giustificazione che sembra provenire da un fumetto. Già gli USA avevano rigettato due trattati con la Russia e hanno pure respinto le proposte russe di risolvere la guerra in Ucraina in modo pacifico. Kennedy ha confermato che nell’aprile del 2022 Biden ha inviato il premier britannico Boris Johnson a stracciare l’accordo già firmato tra l’Ucraina e la Russia. Del resto, il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin aveva spiegato che l’obiettivo degli USA era quello di indebolire l’esercito russo e degradare la sua capacità di combattimento. Ma tutto ciò – continua Kennedy – non aveva proprio nulla a che fare con la difesa pura e semplice dell’Ucraina. Aveva a che fare piuttosto – spiega Kennedy – con l’obiettivo dei neoconservatori di indebolire e disarticolare la Federazione Russa. L’Ucraina era il grimaldello per scardinare il regime di Putin. Per questo non si voleva la pace: gli ucraini dovevano sacrificarsi, mentre gli USA, al sicuro al di là dell’Oceano guardavano russi e ucraini massacrarsi tra loro. Una situazione ideale. Anzi, perfetta.

Il costo dei calcoli cinici dell’Amministrazione Biden

Proseguendo il discorso, Kennedy ha poi fatto il bilancio delle scelte dell’Amministrazione americana nella gestione della crisi ucraina:

  • 600.000 ragazzi e giovani ucraini sacrificati in una guerra evitabile, ma fortemente voluta da Washington
  • 200 miliardi di dollari sperperati per alimentare il conflitto che  NON SONO STATI DESTINATI alla sanità, all’istruzione e alle infrastrutture USA che invece si trovano in un desolante stato di usura, di arretratezza e anche, in certi luoghi, di abbandono
  • infrastrutture civili ucraine distrutte, strade, ponti, fabbricati
  • rafforzamento dell’alleanza tra la Russia e la Cina
  • tentativo dei paesi BRICS di sostituire il dollaro come riserva valutaria globale

Un bilancio da catastrofe, quindi. Per questo – ha detto – mi sono deciso ad appoggiare Trump, determinato a contrastare e a far finire quanto prima tutto questo. Che Trump voglia e possa far cessare tutto questo immenso sperpero non è affatto certo. Ma non vi è certamente dubbio che sempre di sperpero si tratta e di uno sperpero financo tragico.

Ultimi aggiornamenti dall’Ucraina

Intanto Putin ha ordinato come rappresaglia all’operazione su Kursk un bombardamento senza precedenti sull’Ucraina: 107 missili russi e 100 droni “Shahed” di fabbricazione e provenienza iraniana hanno colpito Kiev e altre città ucraine in uno degli attacchi più massicci mai effettuati durante il conflitto: colpite le infrastrutture energetiche e i siti di stoccaggio di armamenti aerei negli aeroporti di Dnipro e di Kiev mentre nel Donbass i russi avanzano rapidamente, mentre gli ucraini non sembrano in grado di approntare una valida linea di difesa neppure in posizioni arretrate. Le parole di Kennedy adesso rischiano di trovare una sinistra, seppure logica, consequenzialità.

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Immagine di Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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