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Memento Occidente: il migrante è il tuo prossimo

Ancora morti in mare, ancora anime innocenti che trovano la morte nel luogo in cui cercano la vita. A distanza di una settimana dai tragici fatti di Steccato di Cutro, sulle sponde dello Ionio calabrese, sono ancora palpitanti nei cuori di tutti noi la commozione e lo sdegno per quanto accaduto.

Commozione profonda quando lo sguardo incrocia una scarpa, un abito o un biberon abbandonati sulla spiaggia, penosa testimonianza della fine atroce di esseri umani disperati, alcuni all’inizio della loro esperienza terrena, che volevano solo scappare da una guerra.

Sdegno per come queste vite sono finite: in balìa dei flutti e della burocrazia. Soccorsi mai arrivati a causa di una perversa logica di procedure, ritratto ineffabile della stoltezza umana. E forse anche di una insensibilità verso il prossimo, sempre più percepito come “altro” da noi, quasi a voler tracciare un solco tra esseri diversi per pelle e cultura eppure appartenenti alla stessa specie vivente.

Esaurito il momento del cordoglio per le vittime e della solidarietà verso i superstiti, l’attenzione è ora tutta puntata sui presunti responsabili di una tragedia in qualche modo annunciata. Gli scafisti innanzitutto, prezzolati traghettatori di morte. E poi le istituzioni e i soggetti deputati ai soccorsi, impegnati in un grottesco rimpallo di responsabilità, esercizio che rivela tutto il suo carico di pietas più che di compassione.

Per dirla con le parole ispirate del poeta americano Stephen Levine: “quando la tua paura tocca il dolore dell’altro, diventa pietà. Quando il tuo amore tocca il dolore dell’altro, diventa compassione”.

Ma dal momento che lo spettacolo della vita prosegue, non resta che impegnarsi affinché queste tragedie non abbiano più a ripetersi. E il tema della migrazione venga considerato nella sua effettiva portata: un fenomeno epocale foriero di trasformazioni demografiche, antropologiche, culturali e sociali.

Come è sempre avvenuto – ciclicamente – nella storia umana. E come ci ricorda la Via Crucis che si è svolta ieri sulle rive dello Ionio, dove un suggestivo crocifisso di legno ricavato dai resti insanguinati del caicco turco innalzava al Cielo il pianto per chi cercava la pace.

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