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Lo sai qual è la vera arma invincibile?

Nel film di guerra “12 soldati”, ambientato nella guerra in Afghanistan, un ufficiale americano mandato in supporto ai guerriglieri afgani di Dostun che combattono i Talebani vanta la superiorità aerea e tecnologica dell’esercito americano, con i suoi aerei ad alta quota B2 e le sue bombe di precisione per sentirsi dare da Dostun la seguente risposta: “Lo sai qual è la VERA arma invincibile, invece? Sei tu!”. A significare che la motivazione e l’ingegnosità umana,  pronta ad apprendere le lezioni sul campo e a adottare tutte le necessarie contromisure per vanificare le mosse dell’avversario sono la vera arma vincente di un qualsiasi conflitto bellico.

Lo si è visto per l’appunto in Afghanistan: i determinati e disposti a morire, anche se male armati Talebani hanno alla fine avuto ragione dell’ipertecnologico esercito americano, il quale però teneva al riparo i suoi soldati e si limitava a bombardare dall’alto per risparmiare il più possibile morti, feriti e prigionieri ed evitare quindi costose ricadute e conseguenze disastrose dal punto di vista elettorale e politico. Alla fine, tra la sorpresa e il disappunto dell’Occidente che si ritiene “il migliore dei mondi possibili”, gli americani hanno dovuto ritirarsi vergognosamente dopo venti anni di occupazione, accettando così platealmente la sconfitta.

I nuovi idoli del mondo occidentale

Il mondo occidentale oggi ha due idoli: il denaro e la tecnologia. Con essi e grazie a essi pensa di accantonare il Dio Unico da tempo predicato dalle tre religioni monoteiste. Nessuno si illuda che la libertà di culto nasca dal rispetto per le religioni. È vero l’esatto contrario: la tutela della libertà di religione scaturisce dall’idea che le religioni siano tutte uguali non tanto perché tutte egualmente rispettabili, ma perché piuttosto tutte ugualmente IRRILEVANTI. La fede la si ha e la si manifesta piuttosto nei nuovi due idoli dell’Occidente. Quanto questi idoli abbiano corrisposto alle aspettative lo si è visto, o meglio NON lo si è visto, nei recenti fatti bellici nei quali l’Occidente è stato coinvolto.

I nuovi idoli hanno fallito

Quando Putin ha dato il via all’invasione dell’Ucraina sperando in un rapido colpo di stato vittorioso (come gli americani mille ne hanno compiuti o tentati in tutto il mondo dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi) e verificandosi invece la ritirata dell’esercito russo di fronte all’inaspettata reazione delle forze militari ucraine (coadiuvate da forze speciali della NATO), l’Occidente, ringalluzzito, si è subito cullato nell’illusione che si potesse ottenere qualcosa di più della salvaguardia dell’indipendenza dell’Ucraina: la sconfitta totale di Putin, la riconquista della Crimea e persino il crollo del regime di Mosca. Tutto sembrava possibile (Putin DEVE perdere, era il ritornello della NATO, dell’Unione Europea e del Primo Ministro britannico Boris Johnson).

Tutto si basava sulla convinzione che l’Occidente non poteva che vincere, considerando la sua ricchezza, i suoi capitali e la sua superiorità tecnologica, che erano molto superiori a quelli di cui poteva disporre la Federazione Russa. In altre parole, si credeva che “OMNIA VINCIT” – ovvero, “tutto conquista” – avrebbe garantito il successo totale. Ma i mesi estivi sono trascorsi senza che l’esercito ucraino, fortemente supportato economicamente e militarmente dalla NATO e dall’Europa, riuscisse, non solo a penetrare in Crimea, ma nemmeno a riconquistare il Donbass occupato dai russi i quali hanno avuto il tempo di apprestarvi formidabili difese.

Né le armi anticarro Javelin, nè i missili Himars, né i missili inglesi Storm Shadow, né i leggendari carri armati tedeschi Leopard, né i carri armati inglesi Challenger, con la loro potenza e precisione sono riusciti ad avere ragione dei soldati russi, assai meno dotati tecnologicamente i quali però hanno saputo prendere le opportune contromisure operando con abilità e creatività rintuzzando l’offensiva ucraina. Né risultati decisivi hanno ottenuto stanziamenti di decine di miliardi di dollari disposti dall’amministrazione Biden a getto continuo a  favore dell’Ucraina.  Ma come è stato possibile tutto ciò?

L’ammonimento di Machiavelli e di Solone

Nei suoi “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, Machiavelli scrive che il denaro non procura necessariamente bravi soldati, ma solo soldati che si batteranno soltanto quanto basta per continuare ad essere pagati e per meritarsi il soldo, ma non a rischiare quanto occorre per far trionfare la causa per la quale rischiano. E cita un esempio storico appropriato, la visita di Solone, riformatore ateniese, a Creso, re di Lidia, famoso per le sue notevoli ricchezze. Dopo aver mostrato a Solone i suoi sostanziosi tesori, Creso gli chiese se avesse mai visto prima un re così potente, ottenendo la seguente risposta: “Ho visto un re ricco, non potente. Le guerre si fanno con il ferro, non con l’oro. Se ti dovrai scontrare con chi ha più ferro di te, perderai tutto il tuo oro”.

E così avvenne: di lì a poco Ciro, re di Persia lo affrontò con il suo esercito più numeroso e bellicoso, lo sconfisse, lo prese prigioniero e così si impossessò di tutte le sue ricchezze. Ma la lezione di Machiavelli e di Solone non è stata né capita, né colta, né apprezzata dal borioso Occidente. Lo si è visto anche con la recente scorribanda compiuta dai militanti di Hamas in Israele e l’umiliante sconfitta dell’apparato di sicurezza dello stato ebraico.

La lezione fornitaci dell’attacco di Hamas a Israele

Lo Stato di Israele possiede un esercito altamente tecnologico e in grado di rispondere con efficacia a ogni attacco. Inoltre le sue frontiere sono le più difese e sicure del mondo, grazie anche alla tecnologia militare avanzata. Cullandosi in un senso di sicurezza che sembrava pienamente giustificato, Israele aveva disposto o consentito non solo insediamenti molto prossimi alla Striscia di Gaza, ma addirittura un “rave party” nelle vicinanze. 

Nella mattina del 7 Ottobre i militanti di Hamas utilizzando in maniera intelligente le loro armi artigianali hanno lanciato migliaia di missili raccolti e depositati negli ultimi anni nei tunnel e nei magazzini scavati nel sottosuolo di Gaza. In questo modo hanno saturato il sistema antimissilistico israeliano Iran Drome non progettato per far fronte a un simile attacco massiccio, concentrato e fitto. Poi, hanno magistralmente usato deltaplani e parapendii, all’utilizzo dei quali i militanti di Hamas si erano addestrati da anni, per scavalcare la barriera innalzata dagli israeliani.

Dopodiché, approfittando dello scarso numero di soldati israeliani schierati e collocati nei pressi della recinzione, si sono avventati sui coloni israeliani in parte massacrandoli, in parte rapendoli. La lezione, durissima, impartita da Hamas è che la migliore tecnologia del mondo non è di per sé sufficiente a fermare nemici determinati, crudeli certo, ma anche geniali e disposti a morire pur di uccidere a loro volta.

L’antica Etruria è l’antesignana del moderno Occidente

Nel quinto secolo avanti Cristo, nessuno avrebbe dubitato che gli etruschi avrebbero in poco tempo dominato l’intera Italia: avevano tutto dalla loro parte: una civiltà evoluta e raffinata, ricchezza dovuta a prosperi commerci, milizie ottimamente attrezzate con armamento simile agli opliti greci. Roma era una cittadina povera di risorse, ma la sua popolazione era disposta a mobilitarsi per la guerra ogni volta la classe dirigente che aveva un chiaro progetto politico la chiamava a raccolta.

Le ricche città stato etrusche invece erano intente ad accumulare e godersi le loro ricchezze e non erano disposte a rischiarle in guerre continue che invece Roma era disposta a fare non avendo nulla da perdere, ma molto da ottenere dalle guerre. Poco alla volta, vuoi per desiderio di pace, vuoi per le sconfitte subite da un popolo che aveva fatto della gloria militare la sua massima aspirazione, l’Etruria cedette terreno a Roma fino a esserne totalmente conquistata. Cosa ci resta, oggi, degli etruschi? Solo le loro tombe. Di Roma resta una città ancora capitale di uno stato. Pensiamoci, prima di inchinarci ancora riverenti e devoti al Dio Quattrino.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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