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Lindsay Kemp: un artista fuori dal tempo

Graziano Villa dedica una mostra fotografica al grande performer

Come mettere insieme musica e architettura, moda e natura? Basta essere…Obiettivi! La fotografia è l’arte di Graziano Villa, che nella sua carriera ha immortalato praticamente di tutto: leoni nella savana e Agnelli nel salotto, Gino Paoli ed Ella Fitzgerald, Uto Ughi e Prince, esuberanti modelle e il  pacifico Dalai Lama… Una straordinaria carriera, tutt’ora attivissima, in cui migliaia di scatti nei più svariati campi si alternano tra il classico e la sorpresa, tra tradizione e sperimentazione. E proprio a uno degli artisti contemporanei più eclettici, è dedicata la prossima esposizione: Lindsay Kemp. L’imperdibile mostra sarà allestita dal 27 Settembre all’11 Ottobre 2023 a Milano, presso lo Spazio Materia Kryptos.

Abbiamo incontrato Graziano Villa e abbiamo approfittato della sua disponibilità e simpatia per scambiare due chiacchiere sull’arte della fotografia.

Innanzitutto, parliamo di Kemp: da cosa nasce l’idea di questa mostra?

Lindsay Kemp che, con la sua ricerca e le sue sperimentazioni, riuscì a costruire un suo stile personale, un mélange meraviglioso di diversi tipi di spettacolo: il teatro classico, il circo, il teatro Kabuki, il teatro del Noh, il cabaret e la danza modernaIl risultato è una “magica coreografia teatrale”. Gli attori sembrano muoversi in un universo parallelo alla nostra realtà, in cui gli spettatori sono invitati a entrare per vivere insieme a loro un’esperienza metafisica. In questa serie di diapositive, lo vediamo trasformare se stesso e i suoi attori in diversi personaggi dai colori vividi, direi quasi “circensi”, che sono una componente fondamentale del suo stile teatrale. Vogliamo delineare la complessa fisionomia artistica di Lindsay Kemp, maestro e mentore del teatro/danza e del mimo, autore e interprete ineguagliabile dei suoi spettacoli, che sconfina con naturalezza attraversando tutti i territori della creatività fino a quello dell’arte visiva.

In questi scatti utilizzi una tecnica particolare: in cosa consiste e quale è l’effetto finale che vedrà il visitatore?

Ho utilizzato -nei miei due reportage- diapositive a colori, formato professionale 4,5×6 cm, sia nel 1979 e che 1980, in due sue performances teatrali :

la tecnica dell’ “open shutter”, che consiste nel tenere aperto l’otturatore e seguire il soggetto nel suo movimento, creando così delle immagini “metafisiche” che danno il senso della danza, come in questo caso

La seconda tecnica è quella della “double expositionsulla stessa diapositiva; in questo modo si può avere un ritratto in primo piano del protagonista, per esempio in alto sinistra, che incombe/guarda la scena dove è insieme agli altri personaggi sul palcoscenico, inserita nella parte destra dell’immagine.

(qui il link al progetto della mostra)

Come è nata la tua passione per la fotografia? E’ sempre stato il tuo lavoro? 

La mia passione è nata molto, ma  molto presto: ho trovato i miei primi scatti che ho fatto quando avevo circa 8 anni. A vent’anni ho cominciato a trasformarla in una attività professionale. Ho sempre fatto il fotografo, ma con la mia creatività sono stato anche un consulente di comunicazione, realizzando progetti per l’Hilton Hotels, la SNAM, l’Alfa Romeo e anche nel sociale collaborando gratuitamente con il “Telefono Azzurro”: ho realizzato per loro un progetto che si è concretizzato in un libro di immagini dell’infanzia con la collaborazione di colleghi dell’AFIP.

Kemp è stato un artista straordinario, sopra le righe, unico. Nella tua vita professionale hai incontrato decine di personaggi che hai fotografato: qual è un artista che ti ha colpito particolarmente?

Miriam Makeba, perché mentre cantava, tra una strofa e l’altra, diceva : “…don’t forget that Africa fights for its freedom…”

C’è un artista/personaggio di oggi che vorresti fotografare?

Leonardo Di Caprio, perché è un uomo che ha il senso delle distruzioni sistematiche che l’umanità continua a perpetrare nei confronti del nostro Pianeta, e che cerca di fermare; vorrei ritrarlo e intervistarlo.

Oggi sembra facile scattare delle foto: tutti hanno tra le mani delle fotocamere ipertecnologiche (smartphone) e, grazie all’utilizzo di programmi di fotoritocco anche gratuiti, e il costo zero per fare migliaia di scatti in attesa di quello buono, si riescono a fare delle foto straordinarie. Siamo tutti diventati potenziali bravi fotografi o manca qualcosa in questa massificazione alla portata di tutti?

No ! Per me non siamo diventati tutti fotografi! Molti sono dei documentaristi del loro contesto socio-economico-storico, che utilizzano degli apparati digitali di fotografia. La fotografia professionale è tutt’altra cosa! Un fotografo professionale deve :

  1. aver studiato : la storia della fotografia – la storia dell’arte – la grafica – tecnica della comunicazione
  2. saper costruire una foto con questi strumenti, la sola macchina fotografica o lo smartphone non sono sufficienti
  3. perché cogliere per caso una “bella foto” non significa essere dei professionisti dell’Immagine !
  4. poi, per molti, ci sono i cosiddetti “geni”….ma sono un’altra cosa e vorrei poter analizzare bene i loro i lavori prima di trarre delle conclusioni….

“Instagrammabile” è un terribile neologismo che indica la bellezza, o meglio l’attrattiva che può avere un’immagine soprattutto per finire sui social, ovvero sui nostri telefoni. Un immagine deve essere solo “instagrammabile” o ci può essere ancora qualcosa di diverso per attrarre?

Non conoscevo questo termine, per me non significa assolutamente che l’immagine a cui è collegato, sia certamente bella o interessante. Forse ci crede il popolo dei social-network, che in generale non dimostra vette particolarmente alte di cultura, è solo una sua credenza e convinzione, lontana dal vero significato di “un immagine bella o interessante”, altrimenti non avrebbero senso gli studi di Roland Barthes e di tanti altri suoi colleghi ! Ho un conoscente che è un gallerista famoso che vende e guadagna moltissimi soldi con delle opere per molti discutibili, ma lui ti risponde che segue le “regole del mercato”… Mi pare che sia molto chiaro il dualismo a cui si va incontro : soldi o cultura ! Ognuno fa la sua scelta…

“CambiaMenti” è una rivista “controcorrente” che cerca di dare un punto di vista diverso dal “mainstream”. A tuo parere, tu che di punti di vista te ne intendi, le arti possono essere utili alla società o hanno solo un valore estetico?

Certamente le Arti possono avere un grande impatto sul miglioramento della società. Purtroppo il 2% degli umani che hanno il 90% delle ricchezze del nostro pianeta, non la pensano in questo modo (a proposito di quanto ho detto prima : soldi o Cultura…).  Possiamo constatare, almeno quelli di noi che hanno ancora la possibilità di analizzare la realtà con la propria testa, che il 2% degli umani stra-ricchi dominano le menti dei giovani, con le guerre e la politica del “panem et circenses”, (nel terzo millennio possiamo chiamarlo Tik-Tok o social network), non danno molte chances all’umanità per uno sviluppo culturale.

La fotografia è un’arte relativamente  giovane, rispetto ad altre arti: possiamo dire che non abbia neanche due secoli. Immagina un viaggio nel futuro, di trenta, cinquanta o cento anni: ci sarà ancora la fotografia o sarà solo un’ arte antica narrata dai libri di storia e si sarà trasformata in qualcos’altro?

Io ho letto molta fantascienza da giovane, pertanto potrei immaginare che, se l’umanità esisterà ancora ed avrà progredito, speriamo, sarà la mente umana a proiettare sugli schermi o sulle parti di casa le immagini desiderate e probabilmente la fotografia, come esiste oggi, sarà studiata come noi studiamo oggi i mosaici degli antichi romani.

Un’ultima domanda, prima di ringraziarti e di venire a vedere il tuo lavoro su Kemp a Milano: cosa ne pensi della meritocrazia?

Non esiste! Se non in casi molto particolari, come il mio e per fortuna di altri. Ho conosciuto “grandi” fotografi i cui papà li hanno mandati in Svizzera a studiare o altri di origine aristocratiche a cui sono state spalancate le porte di tante redazioni, specialmente durante il periodo della “Milano da bere” e, a onor del vero, hanno contribuito a rendere importante la Fotografia con belle e interessanti immagini. Io, come tanti altri professionisti della fotografia e di altri settori, abbiamo dovuto fare la “nostra gavetta”, però siamo riusciti a lavorare nelle stesse redazioni e con gli stessi clienti e, soprattutto con gli stessi grandi risultati professionali. Nel mio caso, è sufficiente leggere le lettere di complimenti che mi hanno scritto molti personaggi che ho fotografato nella mia gallery dal titolo:  “…with compliment by…”   Come dice l’antico proverbio: “… verba volant, scripta manent…!”. Uno per tutti quello della grande fotografa Annie Leibovitz, che mi scrisse: “ Thank you Graziano for the great show “.

Questo è un insegnamento molto importante per i giovani che oggi partono svantaggiati dal particolare momento storico e, soprattutto in molti, dalle loro condizioni sociali. A loro mi rivolgo con questo motto: Never Give Up ! Mi è stato insegnato da un personaggio molto particolare che ho ritratto a casa sua in India dove vive attualmente esule : S.S. Tenzin Gyatso il XIV DALAI LAMA !

(tutte le foto di questo articolo  sono di Graziano Villa ®- riproduzione vietata)

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Pascal La Delfa

Autore, regista e formatore, si occupa di attività artistiche e teatrali, anche in contesti di disagio e fragilità e in progetti europei. È stato autore anche per la Rai e formatore e regista per aziende internazionali. Collaboratore esterno per alcune università italiane, è direttore artistico dell’associazione Oltre le Parole onlus di Roma. Fondatore del “premio Giulietta Masina per l’Arte e il Sociale”. Di recente uscita un suo saggio sul Teatro nel Sociale.

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