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Le parole del premier serbo Vucic invitano a riflettere

Mentre è in atto la conferenza di pace (?) in Svizzera, dove la Russia non è stata invitata (il che fa pensare che la pace si voglia farla a esclusive spese  di quest’ultima) e neppure ha voluto convenirvi la Cina, il premier della Serbia Aleksandar Vucic ha voluto esprimersi sugli sviluppi probabili della guerra in corso in Ucraina e le sue parole destano parecchie preoccupazioni e qualche brivido: ritiene infatti difficile che la Russia e l’Occidente possano e vogliano raggiungere un accordo diplomatico. Si aspetta invece una catastrofe fra tre o quattro mesi e forse prima.

Ma cosa ha detto di preciso Vucic?

“Ho un approccio diverso da quello di molti altri politici più importanti perché io vorrei vedere la pace, mentre la maggior parte degli altri vorrebbe vedere la vittoria di una parte o dell’altra”- ha detto. Rincarando la dose, ha aggiunto: ”A mio avviso, le cose stanno peggiorando di giorno in giorno.  In un breve periodo assisteremo ad una vera catastrofe. In Occidente i politici e i militari considerano Putin un dittatore imperiale che dopo l’Ucraina attaccherà altri paesi.  Ma a rendere la situazione ancora più complicata è il fatto che tutti parlano solo di guerra. Nessuno vuole raggiungere la pace, nessuno parla di pace. La pace è quasi diventata una parola proibita. Si dice che dobbiamo vincere per assicurarci la pace futura. Trovo molto strano che nessuno cerchi di porre fine alla guerra. L’Occidente crede di poter vincere facilmente contro Putin, vogliono sfiancarlo in Ucraina. La Russia, poi, non esisterà più, si pensa, nella sua attuale forma e Putin verrà rovesciato.  Ma questa pressione occidentale sarà sufficiente? Non credo.”

E’ difficile non concordare con queste parole: in effetti si si sente parlare soltanto di fermare Putin, di sconfiggere Putin, di umiliare Putin. E’ vero che le potenze occidentali continuano ad alzare la posta, rabbiosamente, man mano che osservano con irritazione che dopo anni di sanzioni non solo la Russia non è crollata, come si sperava (anzi, come si è annunciato con sicumera), ma ha visto crescere il suo PIL e, sul campo, sta continuando un’offensiva sempre più vittoriosa. Invece di pensare ad un accordo, esse hanno incrementato sia l’impegno militare che il grado del loro coinvolgimento nella guerra avendo  autorizzato l’Ucraina a colpire il territorio russo con le armi da loro fornite.

Il doppiopesismo dell’Occidente denunciato da Vucic

Mettendo le mani avanti per sgombrare il campo da ogni sospetto di simpatia per Putin, Vucic ha precisato: “Innanzitutto condanno l’intrusione nel territorio ucraino. Ma la questione è più complessa. Devo fare una contro-domanda: cosa hanno fatto le potenze occidentali alla Serbia nel 1999 e nel 2008?”

Sappiamo tutti cosa ha fatto la NATO in quegli anni: ha dato il via, senza alcuna autorizzazione dell’ONU, ad un massiccio bombardamento aereo sulla Serbia con il proclamato pretesto di mettere fine ad un genocidio, prima dei bosniaci, poi dei kossovari. Bene (anzi, male, diranno esperti e cultori del diritto internazionale il quale non prevede il diritto di “interferenza umanitaria” contro il territorio di uno stato sovrano attuato con mezzi militari).

Il fatto è che Putin si è comportato allo stesso modo: per fermare un genocidio da parte di milizie paramilitari ucraine dichiaratamente filonaziste della popolazione russa del Donbass è intervenuto militarmente. Ma per le potenze occidentali, Putin non ha il diritto di fare quello che la NATO ha fatto alla Serbia. Quindi armano l’Ucraina di armi e sistemi d’arma sempre più potenti per impedire a Putin di FERMARE UN GENOCIDIO. Mentre in Jugoslavia esse il genocidio lo hanno impedito, nel Donbass intendono invece permetterlo.

Non solo: impediscono a Putin di fermarlo proclamando che questi territori dovranno ritornare a far parte dell’Ucraina, che la popolazione locale lo voglia oppure no. Mentre la richiesta della popolazione albanese del Kossovo di essere staccata dallo stato sovrano della Serbia è stata invece pienamente accolta e soddisfatta.

Vicini all’abisso?

Continua Vucic: “Perché dico che ci stiamo avvicinando all’abisso? La NATO e gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere una guerra in Ucraina. La Russia non deve vincere. In caso di sconfitta, le potenze occidentali perderebbero in tal modo  il loro patrimonio politico. In secondo luogo, la posizione netta dell’Europa e dell’intero Occidente in termini geopolitici si deteriorerebbe troppo. Terzo, si aprirebbe un vaso di Pandora per ulteriori ostilità contro l’Occidente collettivo in futuro. Nessuna delle due parti può permettersi di perdere. Per questo ci stiamo avvicinando ad una vera catastrofe. Quanto vicini? Credo che non siamo molto lontani. Non più di tre o quattro mesi. E c’è il rischio che accada prima di allora”.

110 anni fa scoppiò la Prima Guerra Mondiale. E scoppiò nel bel mezzo dell’estate. Siamo arrivati in estate. E come allora, anche oggi le potenze che si contrappongono alzano sempre più la posta perché non si può e non si deve perdere, finchè si arriva poi allo scontro diretto. Un sinistro precedente?

Ma esiste un altro motivo di preoccupazione: nel 1914 nessuno voleva veramente la guerra, a parte lo Stato Maggiore dell’Esercito Tedesco che la riteneva inevitabile e tanto valeva allora farla il prima possibile, anzi subito. Ma il Kaiser Guglielmo II non la voleva. Il 30 Luglio 1914, per evitarla, mandò un telegramma allo Zar Nicola II supplicandolo di non ordinare la mobilitazione generale, altrimenti avrebbe dovuto ordinarla anche lui. Il passo successivo e inevitabile sarebbe stata la dichiarazione di guerra.

Su disperata richiesta di Willy (così si chiamavano i governanti dell’Europa di allora, amichevolmente) dapprima Nicola II revocò l’ordine di mobilitazione. Ma poi, su pressione dei suoi generali che lo accusavano di debolezza, lo confermò. E il Kaiser dovette conseguentemente ordinare la mobilitazione anche lui. La dichiarazione di guerra scattò subito dopo.

Le cose erano andate troppo avanti: nessuno poteva cedere. Si poteva e si doveva solo andare avanti, verso la guerra. Oggi la situazione è persino peggiore di quel sinistro precedente: nessuno dei capi occidentali pensa minimamente di rivolgersi a Putin per cercare di evitare la guerra. Si pensa solo alla vittoria. E nessuno pensa ad evitare la guerra, appunto perché non ci si vuole privare della vittoria.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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