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Dall’Ucraina all’Iraq: Le Ombre Storiche che Influenzano le Guerre di Oggi e il Futuro dell’Italia

Il conflitto tra Ucraina e Russia e quello tra Israele e Hamas, per la loro vicinanza e per i risvolti che potranno avere a livello internazionale stanno segnando anche il nostro futuro.

Forse non ce ne rendiamo conto, perché fino a quando nessun italiano morirà in questi conflitti abbiamo l’impressione che non ci riguardino.

Purtroppo, fino a che qualcosa non ci colpisce direttamente, pensiamo non sia un nostro problema.

Ci siamo scandalizzati per il trattamento di Ilaria Salis in Ungheria, ma non ci scandalizziamo se nelle nostre carceri ci sono già stati 44 suicidi nei primi mesi del 2024; ci stiamo scandalizzando giustamente, per la morte atroce di Satnam Singh a Latina, ma abbiamo già dimenticato gli oltre 450 morti sul lavoro nei primi mesi del 2024. Sembra quasi che siamo tutti afflitti da una sorta di demenza senile, da una perdita di memoria che ci fa dimenticare quello che è successo poco prima. Uno degli esempi più indiscutibili è l’indifferenza verso quello che sta emergendo rispetto alla gestione del Covid.

Ci siamo immediatamente schierati, giustamente, nel conflitto Ucraino-Russo, a favore degli Ucraini, ma abbiamo dimenticato che cosa hanno subito le popolazioni russofone del Dombass e del Donetsk.

Nessuna guerra può essere considerata giusta indipendentemente dalle cause che l’hanno scatenata. Non lo è il conflitto di Gaza e non lo è quello Ucraino ma non lo era nemmeno, solo per fare alcuni esempi, quello scatenato in Iraq, la guerra in Vietnam, i cento conflitti in corso oggi nel mondo e di cui nessuno parla.

Ci è stato detto che il popolo ucraino voleva combattere fino all’ultimo uomo per difendersi dall’aggressione russa, ma nessuno racconta di quanti uomini ucraini siano scappati o cerchino di scappare perché non vogliono combattere una guerra che hanno capito non essere la loro.

Ci hanno raccontato che le sanzioni avrebbero ridotto la Russia alla fame, mentre invece il suo PIL sta aumentando. Putin era isolato e stava in cattive condizioni di salute ora invece è più forte che mai.

Per capire quello che sta accadendo è indispensabile un piccolo excursus storico, perché senza la conoscenza del passato è molto difficile capire il presente.

David Colantoni nel suo libro “Quando l’Ucraina invase l’Iraq” mette in luce alcuni fatti che dovrebbero farci riflettere sulle vere cause del conflitto, al fine di capire quali sono gli obiettivi e soprattutto cosa ciò significhi per noi.

Attraverso articoli del Kyiv Post Colantoni ricostruisce alcuni passaggi sconosciuti ai più. Nel 2003 l’Ucraina, che oggi giustamente lamenta l’aggressione Russa, fu tra le forze che occuparono l’Iraq con un contingente di 7000 uomini. Tutti oramai sappiamo che la scusa delle armi chimiche di Saddam era del tutto pretestuosa. Per poter creare un consenso al sostegno militare all’Ucraina, afferma sempre Colantoni, considerato che l’Ucraina non fa parte né dell’Europa né della NATO era necessario costruire un’immagine immacolata. Se si fosse riportato alla luce il fatto che appena 20 anni fa l’Ucraina faceva parte del gruppo di invasori in Iraq sarebbe stato più arduo. In un documento scritto dal colonnello ucraino Leonid Polyakov, all’epoca responsabile del gruppo di contatto fra le neonate forze armate ucraine e il Pentagono, vi si descrive quello che è stato un processo che si può definire di clientelizzazione dello Stato maggiore ucraino da parte del Pentagono.

Quando gli ucraini inviarono il loro contingente in Iraq, avevano alle spalle già oltre un decennio di alto addestramento NATO.

Anche se l’Ucraina non fa parte della NATO, la NATO è in Ucraina da oltre 20 anni prima dei fatti di Euromaidan del 2014 che provocarono il rovesciamento di Yanukovich, ed era operativa in Ucraina ben 12 anni prima della “rivoluzione arancione” del 2004 quando venne dichiarata illegittima la prima vittoria elettorale di Yanukovic.

Se ciò è vero, come documenta nel suo libro Colantoni, allora non è possibile pensare che la Nato sia estranea alla organizzazione e gestione di quello che, per lo storico, è il colpo di stato del 2014 e dei fatti che ne sono succeduti.

Del resto nel tempo abbiamo già visto come molti sovvertimenti politici siano stati promossi in modi del tutto illegittimi, valga come esempio il Cile di Salvador Allende.

I media ci raccontano delle violenze della guerra in corso, ma poco o nulla ci dicono delle violenze che hanno subito dopo il 2014 le popolazioni del Doneskt e del Dombass.

Tutto ciò, va ribadito, non giustifica un’aggressione, ma è necessario conoscere per capire.

Torniamo all’oggi: la realtà è che l’Ucraina ha già perso la maggior parte degli uomini attivi, si ritrova con un territorio per la maggior parte distrutto e inquinato, con un sistema economico al collasso, con il razionamento dell’energia elettrica e con un esercito che, anche in presenza degli aiuti occidentali, mai potrà competere con la Russia.

Non dimentichiamo che la Russia è il più grande paese del pianeta e la storia ci insegna che nessuno ha mai vinto una guerra contro di lei.

Invece che avvicinare la Russia all’Europa la gestione del conflitto ha provocato un riavvicinamento di Putin ai paesi asiatici: Iran, India, Cina, Corea del Nord e Vietnam come stiamo vedendo in questi giorni.

L’Europa, che se c’era bisogno lo ha dimostrato ancora una volta, non è capace di una politica che difenda i propri interessi, l’ipocrisia ha prevalso fino ad oggi: condanna Putin, promuove sanzioni economiche, ma sottobanco continua a fare affari con la Russia.

E allora chi ci sta guadagnando?  Ancora una volta ci sta guadagnando chi da sempre vuole “esportare la democrazia” con le armi, chi sta sponsorizzando una guerra per procura, chi ufficialmente stanzia sostanziosi contributi al popolo ucraino per difendersi dall’aggressore senza dire che la maggior parte di quei contributi vanno a rimpinguare le casse delle industrie delle armi statunitensi, che sono le vere beneficiarie di questi conflitti.

Senza pensare al grande business di ogni guerra che è il debito che produce e il grande affare della ricostruzione successiva.

Peccato che noi italiani da tutto questo siamo esclusi e anziché arricchirci ci stiamo impoverendo sempre di più.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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