L’ex Sottosegretaria di Stato USA per gli affari politici in una recente intervista ha ammesso che il premier britannico Boris Johnson nella sua visita a Kiev aveva fatto saltare l’accordo già raggiunto tra la Russia e l’Ucraina. Anche l’ex premier israeliano Bennet aveva già fatto in precedenza un’affermazione simile: l’accordo era stato in effetti raggiunto, ma gli occidentali lo avevano fatto saltare per i loro interessi. Questo perché avevano scommesso un capitale politico enorme sulla sconfitta della Russia. Ora che la guerra sta andando male per l’Ucraina si cerca di salvare il salvabile. La situazione si evolve al peggio giorno dopo giorno per la causa ucraina sul campo di battaglia. Adesso, al Foreign Affairs, Victoria Nuland ha affermato quanto prima dichiarato a suo tempo da Erdogan, da Bennet e dal Ministro degli Esteri russo Lavrov e ciò non costituisce una novità per i più informati. Quello che più meraviglia è invece il ruolo della Gran Bretagna che emerge e alla quale gli Stati Uniti sembrano aver affidato l’incarico del poliziotto cattivo nella loro contesa con la Federazione Russa e che merita quindi un’attenzione approfondita.
Perché la Gran Bretagna è l’avversario di Putin più irriducibile
Dopo la Brexit, cioè l’uscita dall’Unione Europea, l’Inghilterra aveva rinsaldato i suoi rapporti con il Commonwealth britannico e quindi si agganciava al carro americano, anzi superando gli Stati Uniti per oltranzismo. Per quale motivo? Con la deindustrializzazione del paese, iniziata già con il governo della Thatcher, la City di Londra era rimasta praticamente l’unico centro di profitto, sia pure enorme e quindi si era puntato moltissimo sulla sconfitta russa perché si sperava appunto che la City potesse dirigere il cospicuo riciclaggio dei flussi finanziari legati al traffico delle materie prime russe che doveva prendere l’avvio dopo la sconfitta la conseguente rapida disgregazione della Federazione Russa. L’occidente scommetteva e continua a scommettere sulla mancata reazione della Russia e si ostina a rilanciare continuamente la posta, alzandola, perché non vuole ammettere invece LA SUA, di sconfitta. E in primissima fila, nello schieramento occidentale, figura appunto la Gran Bretagna. Non a caso, il nuovo premier inglese Keir Starmer ha visitato il Capo del Governo italiano Giorgia Meloni per rinsaldare la permanenza dell’Italia nello schieramento antirusso, ma venendone rassicurato in realtà solo in parte.
Situazione preoccupante sul fronte di guerra
I russi continuano ad avanzare, sia pure lentamente, lungo tutto il fronte del Donbass. Il settore di Kursk è un mattatoio, oramai bombardato di continuo dall’artiglieria russa che fa strame di militari ucraini peraltro appartenenti alle truppe speciali che sarebbero ben più utili nel respingimento dei russi dal loro territorio, anziché restare in territorio russo a farsi massacrare. Purtroppo, i motivi politici prevalgono su qualsiasi considerazione di strategia e tattica militare e gli ucraini ne stanno pagando ora l’atroce scotto: nessuna amministrazione americana può sopravvivere a due sconfitte consecutive, una in terra afgana nel 2021 e l’altra che si sta delineando in Ucraina adesso. Ragion per cui, si vuole imporre cinicamente e brutalmente all’Ucraina di resistere, resistere, resistere (per citare il famoso slogan di Vittorio Emanuele Orlando dopo il disastro di Caporetto e la creazione di un nuovo fronte sul Piave). Perlomeno, si deve resistere fino alle elezioni americane di Novembre alle quali mancano appena sette settimane durante le quali gli ucraini devono tenere duro e sacrificarsi ad ogni costo e a qualsiasi prezzo compiendo anzi azioni offensive e colpi di mano, anche suicidi, disperati e senza prospettive per dimostrare che l’Ucraina non muore, è ancora in piedi, continua a combattere, è vitale appunto per non far perdere le elezioni a Kamala Harris e a tenere in vita l’Amministrazione Biden. Nel frattempo, però, Putin ha appena firmato un decreto che fa aumentare le forze armate russe a un milione e mezzo di uomini. L’organico totale dell’esercito russo viene così aumentato a 2.389 milioni di unità rispetto ai precedenti 2.209 milioni. Le truppe russe hanno liberato altri due villaggi, Borki e Uspenova. I due villaggi si trovano nell’area di Sudzha, il maggior centro conquistato dagli ucraini nella regione di Kursk e sul fianco sudorientale delle operazioni, a pochi chilometri dalla frontiera, mentre nella settimana scorsa erano stati liberati dieci villaggi nel settore occidentale. Le truppe russe sono pure avanzate nella direzione di Pokrovskye vicino a Ugledar.
A cosa mirano gli ucraini nell’attuale situazione?
Dal momento che la situazione sul campo è sempre più disperata, con continue spaventose perdite non ripianabili nei due settori del Donbass e di Kursk, ci si deve chiedere a cosa mirino gli ucraini e cosa sperano di ottenere a breve termine, visto che continuano la lotta imperterriti ed ostinati. L’unica possibilità per l’Ucraina di uscire vincitrice è quella di creare un disastro in Russia così da indurla ad una reazione spropositata tale da giustificare poi l’intervento della NATO in favore dell’Ucraina che le faccia così vincere la guerra. E’ un gioco però pericolosissimo, tale da mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza e comunque potrebbe portare ad un diretto confronto militare tra le potenze nucleari. Zalensky sarà tra poco all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ottenere la revoca del divieto di utilizzare i missili a lungo raggio contro la Russia proprio per conseguire questo risultato, come ultima risorsa. Il tempo rimasto per l’Ucraina è davvero poco, perché all’interno della stessa Amministrazione Biden il fronte antirusso sembra essere stato emarginato rispetto a quello anticinese e lo dimostra il recente allontanamento di Victoria Nuland e la sua sostituzione in qualità di Vice Segretario di Stato americano con Kurt M. Campbell che ha appunto posizioni anticinesi. Sembra questo un segnale di un nuovo orientamento nella politica estera degli Stati Uniti che prenderà l’avvio però solo dopo le elezioni di Novembre. Questo significa tuttavia che l’Ucraina potrebbe essere assai presto abbandonata al suo destino, a meno che la dirigenza di Kiev non si inventi una mossa talmente eclatante da costringere la Russia a reagire con inusitata violenza e, come fatale effetto domino, forzare così anche un intervento diretto da parte dell’Alleanza Atlantica. In cosa consisterà tale mossa? Questa è l’angosciosa domanda.



