Nota: L’articolo è iniziato con la parte 1ª in data 20/09/2024
La Pianificazione Futurista e la Sorveglianza Digitale
Il nuovo sistema proposto si basa sulla cosiddetta “pianificazione futura”, un piano ambizioso che utilizzerà una raccolta di dati senza precedenti e un monitoraggio costante, non solo delle persone ma anche dei sistemi naturali, per supportare le decisioni e la gestione delle crisi. Tutto questo è regolato dal Global Digital Compact, che consulterà i dettagli su come tutto funzionerà.
In pratica, questo significa che l’intera popolazione mondiale dovrà essere connessa a Internet, permettendo lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale “affidabili” che accelereranno il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. La trasformazione digitale sarà orchestrata in stretta collaborazione con istituzioni finanziarie internazionali, il settore privato, il mondo accademico, la comunità tecnica e la società civile. E proprio come durante la pandemia, queste “collaborazioni” offriranno enormi opportunità di business per i giganti della tecnologia.
Ma c’è di più. Il Patto per il futuro prevede anche il supporto per trasformare le Nazioni Unite in una “ONU 2.0”, un’entità ancor più potente e centralizzata. La raccolta massiccia di dati sarà utilizzata dall’ONU per aiutare gli Stati membri a implementare i cambiamenti “necessari”. Non è un caso che questo lavoro sia già iniziato con la creazione dell’UN Futures Lab e dell’ONU 2.0: Quintet of Change. Attraverso tecniche sofisticate come il nudging (manipolazione comportamentale) e il sludging, dovremo essere indotti a prendere le “giuste decisioni”, evitando scenari di catastrofe e creare, apparentemente, “un mondo migliore”.
In realtà, si tratta di un controllo sempre più pervasivo mascherato da progresso e sostenibilità, dove ogni nostra azione sarà monitorata e indirizzata da algoritmi e intelligenze artificiali sotto l’egida di queste élite globali.
È evidente che il pensiero futurista di pianificazione a lungo termine ha preso saldamente il controllo delle Nazioni Unite. Non è altro che la “quarta rivoluzione industriale” promossa dal World Economic Forum, presentata come la soluzione ai problemi del mondo. Ma ciò che stiamo realmente osservando è la nascita della società tecnologica globale, il sogno che gli utopisti della World Future Society coltivavano già negli anni ’70. Sul loro sito web, la loro visione è chiara:
“Il Covid-19 è la prima volta nella storia della nostra specie in cui stiamo vivendo un potenziale collasso sistemico della civiltà su scala globale. Ora abbiamo l’opportunità di creare una civiltà di Tipo Uno, in grado di gestire meglio la crescita esponenziale e il progresso umano”.
Ma non si tratta solo di risolvere problemi attuali. Questo sistema si basa su una visione a lungo termine, che considera la manipolazione degli eventi futuri per evitare rischi esistenziali estremi come una priorità morale. Un concetto popolarizzato dal filosofo svedese Nick Bostrom, ma le radici di questo pensiero affondano molto più indietro, fino ai pionieri della fantascienza come HG Wells e ai tecnocrati di Technocracy Inc , accuratamente documentati nel mio libro “Welcome to 1984”.
Già nel 1932, Wells coniava il termine “foresight” (lungimiranza), riferendosi alla capacità di prevedere ciò che accadrà o ciò che sarà necessario in futuro. Questa stessa idea è stata ripresa anche nella trilogia della Fondazione (1951-53) di Isaac Asimov, dove la “psicostoria”, una scienza immaginaria, veniva utilizzata per prevedere e manipolare eventi futuri. Non è fantascienza, è il futuro che stanno cercando di costruire oggi, con le tecnologie moderne e la promessa di evitare catastrofi globali come giustificazione per un controllo sempre più pervasivo della nostra vita.
Piattaforme di Crisi Globali
Una delle misure centrali del Patto è quella di “rafforzare la risposta internazionale ai complessi shock globali”. Questo si riferisce a eventi che provocano “gravi disagi e conseguenze negative per una parte significativa dei paesi e della popolazione mondiale”. Ma dietro questa formula si nasconde un piano ben più ampio.
Al Segretario Generale delle Nazioni Unite è stato chiesto di “sviluppare protocolli” per convocare e attivare piattaforme di risposta alle emergenze, utilizzando approcci flessibili per affrontare una serie di “shock globali complessi”. In teoria, queste piattaforme dovrebbero tenere conto di principi come “proprietà nazionale, consenso, giustizia e solidarietà”. In pratica, però, significa che gli Stati membri dovranno attuare le misure decise dall’alto, mentre la piattaforma di emergenza, che non dovrebbe essere permanente, potrà prolungare la sua operatività se ritenuto necessario. Proprio come abbiamo visto con la pandemia: le crisi diventano opportunità per reti di attori globali, pronti a intervenire e sfruttare la situazione, il tutto sotto l’ombrello delle Nazioni Unite.
Il World Economic Forum, partner strategico dell’ONU, sarà ovviamente al centro di queste operazioni. Non sorprende che a Davos, a gennaio, il direttore esecutivo del WEF, Börge Brende, abbia detto al Segretario Generale António Guterres: “Anche noi attendiamo con impazienza il vostro futuro vertice di settembre, e potete contare sul nostro pieno sostegno”. Una dichiarazione che evidenzia la stretta collaborazione tra queste élite globali e il loro piano di risposta coordinata alle crisi globali.
Una volta adottati questi protocolli, è solo una questione di tempo prima che il mondo si trovi a fronteggiare un nuovo “shock globale complesso”. La Climate Governance Commission ha già sollecitato le Nazioni Unite a dichiarare una “emergenza planetaria” in vista del Future Summit, che attiverebbe la convocazione di una piattaforma d’emergenza e un piano di intervento globale. Dietro le quinte, tutto è pronto. Il Global Commons Allianc, un progetto dei Rockefeller Philanthropy Advisors, è solo un esempio, e non sorprende che Johan Rockström, già coinvolto in molte altre iniziative simili, abbia un ruolo centrale.
Sebbene sembri improbabile che si riesca a dichiarare un’emergenza planetaria già a settembre, non manca certo una lista di altre crisi globali all’orizzonte. La nuova amministrazione presidenziale americana e la Commissione europea appena nominata saranno presto chiamate a gestire questi “shock” imminenti. La panoramica politica allegata elenca sette shock complessi, scenari che evocano immagini apocalittiche e che potrebbero facilmente portare a un crollo finanziario globale e una guerra mondiale. Il “grande evento” che molti, come Whitney Webb, hanno avvertito da tempo, discusso anche dai consulenti delle Nazioni Unite presso la Climate Governance Commission.
Crisi Globali come Pretesto per una Dittatura Tecnocratica Mondiale
Queste crisi globali rappresentano, a mio avviso, il crollo che ci condurrà inevitabilmente al nuovo sistema (Breakthrough), dove un organo di governo globale prenderà il controllo attraverso il Consiglio di amministrazione fiduciaria, con il compito di supervisione dei sistemi vitali del pianeta (l ‘ecologia) e un “global Top body” che monitorerà l’economia mondiale. Si tratta della realizzazione di un sogno che, come indicava il futurista John Platt già nel 1975 alla conferenza della World Future Society, vede le crisi come trampolini di lancio verso una gestione globale più centralizzata e organizzata per la prosperità di tutti.
Ma come sarà possibile? La risposta è semplice: grazie alla massiccia raccolta di dati e alla sorveglianza digitale. Questo è esattamente lo scenario prefigurato nel 1968 dal cofondatore di TriCom, Zbigniew Brzezinski, quando scrisse: “Il potere passerà a coloro che controllano le informazioni e possono correlarle più rapidamente”. Non solo, ma Brzezinski prediceva anche l’integrazione di istituzioni di gestione pre-crisi, incaricato di identificare in anticipo le crisi sociali e sviluppare programmi per affrontarle. Questo, diceva, avrebbe portato inevitabilmente a una dittatura tecnocratica, riducendo sempre di più lo spazio per le tradizionali procedure politiche.
Questo è il futuro che la corporatocrazia globale sta attivamente costruendo. Tuttavia, non siamo ancora arrivati a quel punto e molte cose possono ancora accadere lungo il percorso. Ma una cosa è chiara: la traiettoria è già stata tracciata.
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