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La sconfitta dell’Occidente che si va profilando in Ucraina è anche la sconfitta del Dio Quattrino

La presa di Avdivka da parte dei russi, chiave del dispositivo ucraino nel Donbass o meglio di quel che ne resta dopo l’invasione russa, ha gettato nello sconforto e nella rabbia non solo la dirigenza politica dell’Ucraina, ma anche la classe dirigente dell’Unione Europea. Nel giorno dell’anniversario dell’attacco russo, il Corriere della Sera ha intervistato il suo rappresentante Michel il quale ha rabbiosamente ribadito “che non esiste per l’Occidente un piano B, in relazione alla crisi ucraina.  Esiste  solo il piano A: la vittoria”.

Ora, si dà il caso che l’avversario non sia l’Iraq né l’Afghanistan e neppure la Serbia. Si tratta della Federazione Russa, guarda caso una superpotenza nucleare la quale – se mai si trovasse a mal partito nella guerra in Ucraina fino al punto di doversi ritirare dal Donbass e dalla Crimea – non esiterebbe un attimo a voler ricorrere all’arma nucleare (e del resto il Presidente della Federazione Russa lo ha già dichiarato).

Giustificando la posizione europea Michel ha ricalcato con solennità che ci sono 27 democrazie schierate contro la Russia (e quindi la vittoria non può mancare) e altre sanzioni verranno decise (così la Russia dovrà finalmente crollare, una buona volta). Il problema, per l’Occidente, è il munizionamento che non riesce ad assicurare all’Ucraina, nonostante le già citate 27 democrazie, per la deindustrializzazione e la delocalizzazione che i gruppi societari e i singoli imprenditori hanno deciso e attuato per interesse. Ma allora, da dove viene questa fede feroce nell’”immancabile vittoria” di un Occidente che a detta del ministro degli Esteri Europeo Borrell è un “giardino minacciato da foreste abominevoli”?

Il Dio Quattrino: un Dio che non può fallire!

Dopo il declino delle religioni che nel Cinquecento e nel Seicento avevano motivato i conflitti bellici, nel Settecento ci fu la critica illuminista che, nata nelle classi dirigenti, si diffuse poi nei secoli a venire nelle classi subalterne, borghesi e proletarie. Ma nel frattempo ideologie laiche ne avevano preso il posto per suscitare il consenso di massa verso le guerre decise dai potenti. Nazionalismo, socialismo, comunismo fascismo e nazismo avevano fornito la carica e la forza valoriale per affrontare e sopportare rischi, costi e sacrifici inerenti alla guerra con la prospettiva di un mondo migliore o, più prosaicamente, di una patria più prospera e più potente eliminando gli ostacoli che si frapponevano ad un simile splendido avvenire.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e delle nazioni comuniste (nei paesi dove il gruppo dirigente rimase al potere, come in Cina, in sostanza se ne rinnegò l’ideologia e si adottò il capitalismo), anche le ideologie laiche vennero in pratica abbandonate per adottare la logica del profitto individuale come solo movente veramente autentico e determinante del comportamento umano.

Gli uomini, si disse e si continua a dire, agiscono in base a dei bisogni e a degli interessi e non in base a dei valori (in definitiva fasulli) o a dei principi (mere illusioni per gli ingenui, gli illusi, gli stupidi e i deboli). La vittoria del capitalismo sui sistemi sociali che si illudevano di realizzare l’equità e la giustizia sociale ha appunto dimostrato che il naturale egoismo umano è irriducibile, invincibile e refrattario a ogni tentativo dei sistemi dottrinali (e di quelli politici che su di essi si basano) di conculcarlo, di correggerlo o anche soltanto di disciplinarlo. Bene ha fatto quindi il capitalismo a riconoscerlo, a valorizzarlo e anzi ad ergerlo a pilastro motivazionale pressoché unico dell’azione umana. Così, e solo così, si spiega la vittoria del capitalismo sulle ideologie e sui sistemi politici che ad esse facevano riferimento.

Naturalmente la ricerca del profitto significa la ricerca del denaro che ne costituisce l’espressione e la distinzione sociale grazie al livello di consumo che permette. Questo è il Dio che va adorato in Occidente, quindi, non Yahweh che ha compiuto la presunta liberazione di un presunto popolo eletto da una presunta schiavitù in Egitto. Questo è un Dio che libera davvero chiunque lo detenga dalla schiavitù del bisogno, dei ricatti, della povertà e della paura. Un Dio che induca pressoché chiunque a tradire l’amico, il fratello, persino la madre, pur di cadere sotto le sue ali protettive, deve sicuramente essere potente, in grado financo di far cadere ed implodere una potenza nucleare. L’Occidente ha i capitali e tanto basta. Chi è mai in grado di resistere ad un simile potere e di tenergli testa?

L’amara disillusione

Avere i capitali non significa affatto avere necessariamente le fabbriche che producono le armi: se ne sono accorte le nazioni occidentali che dopo aver stoltamente delocalizzato le fabbriche per puro profitto (conveniva di più investire nella finanza) adesso si trovano nella spiacevole situazione di non poter soddisfare le necessità belliche dell’esercito ucraino appunto perché mancano le linee produttive che sostengano lo sforzo bellico.

Sinistre adesso risuonano le parole che Solone rivolse al ricco Creso re di Lidia: “Avere l’oro non significa avere il ferro. Le guerre infatti non si fanno con l’oro: si fanno con il ferro”. Creso non lo volle capire: il Dio Quattrino non poteva fallire. Ma fallì: Creso venne sconfitto da Ciro, il re dei Persiani, assai meno ricco di lui ma più valente nella guerra. Infatti rifiutò di trasferire il suo popolo in terre più fertili con la seguente motivazione: “Terreni molli rendono gli uomini molli”.

Il Regno di Lidia cessò di esistere: era ricco, ma non era forte. L’Occidente si sta mostrando ora debole nei confronti della Federazione Russa la quale ha convertito la sua in un’economia di guerra, facendo lavorare le sue fabbriche (che contrariamente all’Occidente non ha affatto delocalizzato, ma ha saggiamente conservato) a pieno regime ed essendo disposta financo a comprare in oro munizioni, armi, missili e droni da altri paesi ed abituando il già paziente popolo russo a sacrifici e ad un tenore di vita modesto.

Inoltre, ha saputo ricorrere ad una propaganda efficace che ha indotto il cittadino russo medio a pensare che quella in corso è una lotta esistenziale non per un regime (come quello sovietico che poteva anche essere semplicemente subito), ma per la Russia e per il popolo russo il quale non può accettare di essere ridotto alla miseria e alla disperazione, come ai tempi di Eltsin, quando si è inseguito il fallace sogno occidentale della prosperità generalizzata e invece si è generalizzata soltanto la povertà estrema per molti e la ricchezza per pochissimi.

A questo passato degradante non si può e non si deve tornare e per evitarlo bisogna essere disposti a condurre una lotta esistenziale, come ai tempi della guerra al nazismo. La narrazione occidentale di un esercito russo straccione, debole, impreparato, dotato di sistemi d’arma inadeguati e inoltre demotivato, stanco, privo di voglia di combattere ha fatto a pugni con la presa di una fortezza, Avdivka, per catturare la quale i russi hanno impiegato bombe FAB ad alta distruttività, colpi d’artiglieria pressoché continui e micidiali e droni efficaci.

Inoltre, i soldati russi hanno mostrato mordente e voglia di battersi, mentre i comandanti russi hanno dimostrato inventiva, iniziativa e capacità tattiche. Certo, anche gli ucraini si sono battuti con coraggio e con disperazione: ma le perdite ucraine non sono facilmente sostituibili, mentre quelle russe invece sì. Inoltre dietro i soldati russi c’è una nazione intera compatta (tranne qualche sparuta protesta) e solidale, per nulla isolata, anzi appoggiata da Cina, India e da molte nazioni arabe, africane e persino sudamericane, mentre dietro gli ucraini c’è una nazione che inizia ad essere stanca della guerra, con i suoi giovani che non si presentano più tanto volentieri per morire in prima linea e un Occidente sempre più isolato (esso sì) dal resto del mondo.

Questa volta i capitali occidentali non sono stati in grado di fare il miracolo, per quanto il sangue degli ucraini sacrificati possano aver saziato il Moloch Dio Quattrino. Possibile che un Dio così potente che fa marciare, tradire, uccidere gli esseri umani come nessun altro, abbia fallito? Non può essere, non deve essere, pensano molti politici e commentatori occidentali davanti all’immagine sconvolgente del loro idolo infranto.

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Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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