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Speciale due anni di guerra in Ucraina – PARTE I

Dopo 24 mesi di combattimenti la fine del conflitto sembra ancora lontana. La guerra che si continua a combattere in est Europa, sebbene stia latitando progressivamente di attenzione mediatica negli ultimi mesi, ha cambiato il mondo in cui viviamo. Mosca ha scatenato un conflitto che si riverbera ben oltre i martoriati confini ucraini e la fine sembra ancora distante.

In questo speciale in tre parti analizziamo l’evoluzione del conflitto e i cambiamenti geopolitici occorsi da quel fatidico 24 febbraio, quando le truppe di Mosca oltrepassavano il limes ucraino.

Perché l’Ucraina?

Riuscire a trovare una spiegazione univoca ai motivi per i quali il Cremlino abbia varcato il Rubicone, invadendo l’Ucraina è compito assai difficile. Molte le giustificazioni addotte: dai motivi economici a quelli relativi alla protezione delle genti russofone d’Ucraina, già coinvolte in un conflitto a bassa intensità dal 2014.

La realtà è che l’aggressione perpetrata ai danni di Kiev serve a Mosca a riaffermarsi come impero. Bloccate le velleità di espansionismo ad est, con una Cina sempre più protagonista in Asia Centrale (e non solo), la Russia non ha potuto fare altro che volgere le proprie attenzioni a ovest.

Le sirene occidentali che in questi anni hanno attratto Kiev, dai sommovimenti di Piazza Euromaidan agli abboccamenti atlantisti, hanno prospettato per Mosca uno scenario da incubo: l’Ucraina, avamposto dell’Occidente a trazione statunitense.

Nel marzo del 2014 avveniva l’annessione incruenta della Crimea, penisola strategica sul Mar Nero, ospitante la flotta russa nel porto di Sebastopoli. Troppi gli interessi in gioco per Mosca per lasciar cadere lo strategico affaccio eusino nelle mani occidentali. In palio la garanzia per Mosca di continuare a dominare il Mar Nero in condominio con la Turchia, in ossequio all’ossessione strategica russa di mantenere affacci sui mari caldi.

Otto anni più tardi i tempi erano maturi per inglobare completamente l’Ucraina. Complice un Occidente in affanno, sfilacciato e diviso, narcotizzato da battaglie intestine, tra movimenti woke e ambientalisti/ecoterroristi, Mosca fa la sua mossa, per ribadire a tutti che il mondo non è bipolare (Cina-Stati Uniti) ma che nel novero delle grandi potenze ci sono anche i russi, padroni di oltre 6mila testate atomiche.

Vittima è l’ultima Nazione europea di peso (Serbia a parte) ancora non affiliata a Ue e Nato, quell’Ucraina che Mosca ha sempre considerato come il giardino di casa, culla della cultura russa (la Rus di Kiev), patria di una folta minoranza russofona e (in alcuni casi) russofila.

Fobie russe

Nelle stanze del Cremlino così come nella mente dei russi vige un’ossessione securitaria derivante dalla conformazione orografica del Paese: il bassopiano sarmatico. Costituita da un territorio estremamente uniforme, la pianura sarmatica (che corre dalle coste ucraine del Mar Nero fino all’exclave di Kaliningrad, estroflettendosi su tutta la Russia europea), è caratterizzata da un vastissimo altopiano che a stento raggiunge i trecento metri di altezza nelle sue poche propaggini montuose.

Storicamente viatico di invasioni da ovest, dalle armate napoleoniche alla marcia della Wermacht durante l’Operazione Barbarossa, il bassopiano sarmatico è incognita securitaria per Mosca.

Il 2004 è stato un anno caratterizzato da un ingente allargamento a est della Nato, con l’ingresso di Paesi come Lettonia, Estonia e Lituania. Proprio le tre repubbliche baltiche sono posizionate geograficamente all’interno del bassopiano sarmatico e il loro ingresso ha spinto la Nato fino al confine russo.

L’exclave di Kaliningrad, affacciata sul Baltico, è ora stretta tra Lituania e Polonia, entrambe membri Nato ed entrambe fiere oppositrici di Mosca. Solo la Bielorussia rimane oggi a frapporsi come cuscinetto tra l’Occidente e il Russkij Mir (mondo russo).

In tale contesto è facilmente intellegibile come l’ipotetico ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica fosse intollerabile a Mosca e dintorni. Sede di ingenti interessi russi, dalla flotta sul Mar Nero alla folta minoranza russofona, fino alle condotte che trasportano il gas dalla Russia fino al cuore dell’Europa, (come l’Oleodotto dell’Amicizia costruito negli anni ’60 che convoglia gli idrocarburi fino in Germania), l’Ucraina è strategica per la Russia.

Ma molto più perché la sua conformazione geografica ne fa un’autostrada verso il cuore dell’Orso, minacciando direttamente l’Heartland russo. L’avvio dell’Operazione Militare Speciale del 24 febbraio 2022 deve essere letto anche in tal senso: neutralizzare l’Ucraina perché non diventi un avamposto Nato alle porte di Mosca.

La Russia e la Nato

Purtroppo, però l’invasione russa, volta ad eliminare una volta per tutte la minaccia derivante da un ipotetico ingresso ucraino nell’Alleanza Atlantica, ha avuto degli effetti collaterali indesiderati. A latere della mancata conquista totale del Paese, che alla fine di questo conflitto verrà verosimilmente diviso con una partizione stile coreano (con la parte filoccidentale pesantemente armata), la minaccia russa ha portato due Paesi storicamente neutrali a volgere il proprio sguardo a Ovest, direzione Bruxelles.

Le esigenze securitarie russe collegate all’invasione dell’Ucraina hanno sbilanciato sensibilmente verso la Nato Finlandia e Svezia, Paesi storicamente non allineati.

L’ingresso di Helsinki nell’alleanza Atlantica, datato 4 marzo 2023, è stato certamente mal digerito al Cremlino. La storica neutralità finlandese non deve essere scambiata per debolezza: proprio in virtù della mancanza di alleanze militari formali, la Finlandia ha mantenuto standard elevati sul piano bellico.

In controtendenza alla maggior parte dei Paesi europei, i cittadini finlandesi sono tutt’oggi soggetti alla leva obbligatoria. Le forze armate, che contano poche decine di migliaia di membri attivi, sono in grado di aumentare rapidamente i ranghi a quasi un milione di effettivi grazie all’abbondante riserva. Nonostante l’ingresso sia avvenuto solo l’anno scorso, le Puolustusvoimat (Forze armate finlandesi) già cooperano da svariati anni con la Nato e gli standard applicati sono analoghi a quelli degli altri Paesi dell’Alleanza.

In ultimo, ma di certo non meno importante, l’ingresso della Finlandia apre un confine diretto di oltre 1.300 chilometri tra Russia e Nato. La mossa del Cremlino di mettere in sicurezza il fronte sud-ovest ha allargato pesantemente quello a nord-ovest, dove a breve si unirà la Svezia.

Quest’ultima, che oramai attende solo le formalità burocratiche per diventare membro ufficiale, sta partecipando all’esercitazione Nato Steadfast Defender 2024.

Con buona pace del Presidente francese Macron, che improvvidamente aveva definito solo nel 2019 l’Alleanza in stato di morte celebrale, quest’anno si sta svolgendo la più grande esercitazione Nato dalla fine della guerra fredda che coinvolge oltre 90mila uomini, oltre 1.000 veicoli, più di 80 aeromobili e circa 50 navi dai 31 membri + 1 (Svezia).

L’esercitazione, che si svolgerà tra vari Paesi, ma che vedrà il teatro baltico come quello principalmente coinvolto, è funzionale ad aumentare le capacità di risposta in caso di attacco e l’invio di truppe dal Nord America in Europa.        

   
L’esercitazione è un enorme messaggio sottinteso per il Cremlino: la Nato è vigile e si sta preparando a un eventuale allargamento del conflitto entro i propri confini. La polarizzazione delle posizioni post 24 febbraio ha lasciato in dote alla Russia questo poco invidiabile scenario di confronto con l’Occidente e a differenza dei membri Nato, Mosca oggi è sola, con una Cina che difficilmente si spenderà per difendere la Russia a ogni costo se il conflitto dovesse allargarsi ulteriormente.


Continua…

Nella seconda parte dello speciale il focus sarà incentrato sul fallimento delle sanzioni imposte alla Russia da parte dell’Occidente e sulle figure di Zelensky e Putin.

Credits foto di Kjpargeter da Freepik

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Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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