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La Morsa dell’OMS: il Controllo Globale dell’Approvvigionamento Alimentare

Nel 2030, il mondo si trovava immerso in una realtà distopica, un’epoca in cui la sicurezza alimentare era diventata una scusa per il controllo totale sul cibo. Nanosensori di tracciamento interni a ogni alimento rendevano impossibile coltivare, allevare o trasformare senza il consenso e il monitoraggio capillare delle autorità.

La sovranità alimentare era un lontano ricordo, mentre le multinazionali dominavano un mondo “multipolare” che più somigliava a un’oligarchia multistakeholder. Il cibo, prodotto nella nuova economia di guerra, era destinato alla collettività, ma era controllato e distribuito dalle grandi corporation, al servizio di un’autorità centrale che si fingeva organizzazione sanitaria.

L’OMS, una volta un organismo dedicato alla salute pubblica, si era trasformata in un mostro burocratico, estendendo il suo potere al cibo nel nome della “sicurezza alimentare globale”. Ignorando le sfumature climatiche e culturali del pianeta, l’OMS e i suoi alleati avanzavano con piani per mettere sotto controllo ogni aspetto dell’approvvigionamento alimentare.

Nel corso dell’incontro dell’Alleanza per la Sicurezza Alimentare dell’OMS, tenutosi dal 5 all’8 maggio 2024, le élite si riunirono per consolidare questo controllo globale. Agenzie delle Nazioni Unite, aziende di alto livello e donatori ricchi parteciparono a una cerimonia elitaria, progettando il futuro del cibo senza tener conto della diversità culturale o delle esigenze locali.

La narrazione ufficiale dipingeva un quadro di prevenzione delle malattie attraverso l’igiene alimentare e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Tuttavia, dietro questa facciata di buone intenzioni si celava un’agenda oscura: il consolidamento del controllo burocratico su uno degli aspetti vitali della vita umana, ignorando le differenze e le peculiarità delle varie regioni del pianeta.

L’OMS e i suoi alleati giustificarono questa intrusione richiamandosi al concetto di One Health delle Nazioni Unite, ma era evidente che il vero obiettivo era l’espansione del loro potere e del loro controllo. Anche dietro le dichiarazioni di supporto per gli obiettivi di sorveglianza delle malattie entro il 2030 si nascondeva un’agenda sinistra, mirata a consolidare il dominio su uno dei settori più cruciali della vita umana: il cibo.

Mentre l’OMS cercava di coinvolgere il maggior numero possibile di partner, sperando di ottenere un ampio sostegno per la loro intrusione nel campo alimentare, ci furono coloro che resistettero. Alcune nazioni vedevano questa iniziativa come una minaccia alla loro diversità alimentare e alla loro libertà di determinare le proprie politiche alimentari.

Così, mentre il mondo si preparava ad affrontare questa era distopica della sicurezza alimentare globale, c’erano individui e nazioni che lottavano per preservare la loro sovranità alimentare e la diversità culturale che rendeva ogni regione del pianeta unica.

Mentre l’Agenda 2030 dominava le discussioni dei media indipendenti, il suo posizionamento all’interno di un quadro più ampio, che si estendeva fino al 2099 con l’Agenda 2090, sollevava interrogativi sulla lungimiranza e la trasparenza di tali iniziative. Le implicazioni a lungo termine sulle politiche alimentari e sulla sovranità nazionale erano motivo di preoccupazione, poiché sembrava che il destino del cibo fosse saldamente nelle mani di pochi.

La strategia dell’OMS abbracciava il concetto di One Health, riconoscendo l’interconnessione tra uomo, animale e ambiente nella produzione alimentare. Tuttavia, dietro questo linguaggio inclusivo si nascondeva un tentativo di estendere il controllo burocratico sull’approvvigionamento alimentare mondiale, ignorando le specificità e le esigenze delle diverse regioni.

Le priorità strategiche dell’OMS, presentate nella sintesi, parlavano di “sicurezza” alimentare, ma dietro questa terminologia si celava l’intento di esercitare un controllo più stretto. I quattro principi chiave proposti per rendere il sistema più efficace sembravano, in realtà, mirare a estendere il potere burocratico, minando la diversità alimentare e la sovranità nazionale.

La “Priorità strategica 2” si proponeva di affrontare le sfide sulla sicurezza alimentare derivanti dal cambiamento globale e dalla trasformazione dei sistemi alimentari, ma in realtà cercava di trasformare i sistemi da reattivi a proattivi, estendendo così il controllo burocratico.

La “Priorità strategica 3” mirava ad aumentare l’uso delle informazioni sulla catena alimentare e della scienza nelle decisioni di gestione del rischio, ma dietro questa retorica si nascondeva il rischio di ignorare la diversità delle esigenze locali e delle pratiche alimentari.

La “Priorità strategica 4” intendeva coinvolgere gli stakeholder e migliorare la comunicazione del rischio nella sicurezza alimentare, ma dietro questa apparente inclusività si celava un tentativo di consolidare il controllo burocratico.

Infine, la “Priorità strategica 5” promuoveva la sicurezza alimentare come componente essenziale nel commercio alimentare, ma dietro questo obiettivo di facilitare il commercio poteva nascondersi un’agenda di controllo e centralizzazione.

Il controllo dei sistemi nazionali di controllo alimentare da parte delle Nazioni Unite si faceva sempre più evidente, e strumenti come quello sviluppato da FAO e OMS venivano presentati come neutrali, ma il rischio di una centralizzazione autoritaria era sempre presente, minando la diversità e la sovranità delle nazioni nel determinare le proprie politiche alimentari.

Anche se strumenti come il percorso Performance of Veterinary Services (PVS) dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) potevano sembrare concepiti per migliorare la sicurezza alimentare, si insinuava il sospetto che, in realtà, rappresentassero un’ulteriore estensione del controllo burocratico sul settore alimentare. Le analisi della situazione e i piani di attuazione si traducevano nella fase di monitoraggio regolare per garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tuttavia, dietro questa retorica di trasparenza e responsabilità, si celava il rischio di una maggiore dipendenza degli Stati membri dall’OMS e da altre agenzie internazionali, compromettendo così la sovranità nazionale.

L’OMS sembrava assumere un ruolo guida nel fornire supporto agli Stati membri, ma questa collaborazione poteva tradursi in un ulteriore consolidamento del suo potere nel settore della sicurezza alimentare. L’accordo con la FAO per sviluppare un quadro di monitoraggio comune potrebbe ulteriormente rafforzare questa centralizzazione del controllo alimentare globale, a discapito della diversità e della sovranità nazionale.

La “Strategia globale dell’OMS per la sicurezza alimentare 2022-2030: sintesi” faceva pressione affinché il piano fosse adeguatamente finanziato per raggiungere i suoi obiettivi. Tuttavia, l’OMS ometteva di specificare chi sarebbe stato responsabile di finanziare tale piano, lasciando presumibilmente ai contribuenti l’onere di sostenere questi piani. Questo silenzio sollevava preoccupazioni sul peso finanziario che avrebbe potuto ricadere sulle spalle dei cittadini.

L’OMS spiegava anche come intendeva monitorare e controllare le forniture alimentari su scala globale. La strategia si basava su un quadro di responsabilità per misurare il tasso di attuazione, incoraggiando gli Stati membri a selezionare indicatori e fissare obiettivi nazionali per valutare l’efficacia dei sistemi di sicurezza alimentare. Verrà istituito un meccanismo globale per monitorare i progressi rispetto a una serie di indicatori globali e obiettivi, tra cui malattie diarroiche dovute al consumo di alimenti contaminati e monitoraggio delle malattie di origine alimentare e della contaminazione.

Tuttavia, questi passaggi facevano parte di un più ampio sforzo delle élite finanziarie e degli oligarchi per trasformare l’agricoltura tradizionale in un sistema basato su fabbriche chimiche, finanziato e legalmente supportato dall’UE e da paesi come Germania e Olanda. L’assunzione di controllo dell’approvvigionamento alimentare da parte dell’OMS potrebbe portare alla distruzione dell’agricoltura tradizionale, a favore di un sistema più centralizzato e controllato dalle élite finanziarie.

In questa visione distopica del futuro, il controllo totale sull’approvvigionamento alimentare emerge come una minaccia per la diversità culturale, la sovranità nazionale e persino la sopravvivenza stessa dell’umanità. Mentre le élite finanziarie e le potenti corporation cercano di consolidare il loro dominio, esistono ancora individui e nazioni che resistono, lottando per preservare la loro autonomia e la ricchezza delle tradizioni alimentari. Il futuro del cibo si trasforma così in un campo di battaglia, dove si scontrano interessi contrastanti: da un lato, la centralizzazione autoritaria e il controllo burocratico, dall’altro, la difesa della diversità alimentare e della libertà di scelta. In questo scenario incerto, il destino dell’umanità dipenderà dalla capacità di resistere alle forze che cercano di uniformare e controllare, e di difendere i valori di libertà, diversità e autodeterminazione.

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Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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