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Occidente e Russia: il bue dice cornuto all’asino

In Normandia si rimprovera la Russia di aver tradito i “valori” dello sbarco e della lotta contro le tirannie

I capi dell’Occidente si sono da poco riuniti sulle spiagge della Normandia in occasione dell’ottantesima ricorrenza del D-day, lo storico sbarco sulle coste della Francia settentrionale avvenuto il 6 Giugno 1944 che segnò l’inizio della fine del Terzo Reich e del regime di Hitler, aprendo un nuovo fronte, quello occidentale, contro la Germania nazista, costretta così da quel momento a combattere su due fronti.

Dopo nemmeno un anno, fu costretta alla resa incondizionata e il Terzo Reich crollò. Ovviamente, non ci si è limitati affatto a celebrare la vittoria sul nazifascismo: si è voluto anche cogliere l’occasione di additare alla pubblica riprovazione il convitato di pietra, la Russia di Putin, platealmente non invitata, come si era fatto finora, per accusarla di aver tradito i valori in base ai quali gli alleati hanno combattuto il nazifascismo: la lotta per la libertà dei popoli, calpestata dalle dittature.

Quella di Putin è una dittatura, secondo la narrazione proclamata nell’occasione e quindi è l’erede della dittatura nazista, dimostrando la sua vera natura con l’aggressione ad uno stato sovrano, l’Ucraina e quindi non è più degna di partecipare alle celebrazioni del 6 Giugno, nonostante il suo enorme contributo alla vittoria alleata sulla tirannide nazista (27 milioni di morti subiti dai russi).

Contraddizioni plateali della narrazione occidentale

In Russia si sono tenute regolari elezioni? Sì, ma non importa; si tratta di elezioni truccate, dominate dai brogli; scontata quindi l’elezione di Putin, afferma la narrazione occidentale. Ma anche negli USA ci sono state violentissime contestazioni all’elezione di Joe Biden. Tutti ancora ricordano l’assalto al Campidoglio da parte di una folla inferocita che si è considerata derubata dell’esito del voto e ha accusato il sistema di potere di essere ricorso a truffe e imbrogli pur di impedire la vittoria del loro candidato, come aver fatto votare più volte la stessa persona o aver derubato le generalità di individui defunti e aver poi apposto a loro nome sulla scheda elettorale la preferenza a Biden.

A questo proposito si racconta un aneddoto sul presidente Johnson: una volta, passando accanto ad un cimitero, si mise rispettosamente sull’attenti.  “Cosa fa, Signor Presidente – chiese un suo collaboratore – saluta i morti?” “Certo – rispose Johnson – anche loro mi hanno eletto!”.

Non importa, ripete la narrazione occidentale, in democrazia queste cose succedono; ma questo non impedisce ad una democrazia di essere  e rimanere tale. Quindi, una democrazia resta tale anche con i brogli; una dittatura invece resta tale anche con le elezioni. Questo è lo spudorato mantra che imperversa in Occidente.

Contro cosa si è combattuta la Seconda Guerra Mondiale? Qualsiasi scolaretto risponderà: contro il nazifascismo. Ebbene, si dà il caso che in Ucraina imperversino tuttora forze paramilitari dichiaratamente naziste o che si richiamano ai miti, ai riti, alla simbologia e all’ideologia nazionalsocialista. La più nota è il battaglione Azov.

Inoltre è stato proclamato eroe nazionale ucraino Stepan Bandera, alleato dei nazisti che ha ordinato, una volta preso il potere in Ucraina, massacri di ebrei e di polacchi. Un volontario americano che aveva dichiarato a dei militari ucraini di essere felice di combattere il fascista Putin si è subito visto sbeffeggiato da loro che gli hanno riso in faccia e gli hanno risposto: “Siamo noi i fascisti, imbecille!”. Disgustato, quel volontario è ritornato in America.

Tuttora, a combattere i russi nel Donbass ci sono anche e ancora gli uomini del battaglione Azov. Non importa, ripete la narrazione occidentale, se si tratta di combattere i russi, vanno bene anche loro. Quanto a Bandera, non si può impedire ad un popolo che combatte contro un’ingiusta aggressione di ammirare chi vuole, se questa figura serve ad animare la resistenza di un popolo che adesso è un  alleato contro una “minaccia esistenziale” per il tanto democratico Occidente.

Per i capi riuniti in Normandia, rifornire di armi potenti una nazione dove sono attive forze militari che si richiamano al nazismo contro il quale, nel 1944, lo sbarco è stato progettato ed effettuato non costituisce evidentemente alcun problema.

Non si deve mai aggredire ed invadere “senza se e senza ma”?

Approfittando del crollo dell’URSS e quindi della mancanza di una valida opposizione, l’Occidente democratico a “guida” USA ha aggredito, eccome. Ha cominciato con la Serbia- Jugoslavia, rea di essere ancora uno stato socialista in un’Europa ormai totalmente votata al libero mercato, compresa la Russia di Eltsin.

E’ stata messa in riga con i bombardamenti della NATO. Come li ha giustificati, la narrazione occidentale? Con la nota espressione: “interferenza umanitaria”, mai contemplata dal diritto internazionale, ma subito coniata per l’occasione.

E’ stata poi la volta dell’Afghanistan al quale è stato inviato l’ultimatum della consegna di Bin Laden dopo l’attentato delle Twin Towers. Il governo talebano chiese le prove del suo coinvolgimento. Gli USA rifiutarono di fornirle e procedettero subito all’invasione. Come venne giustificata? Con la formula opportuna  “lotta al terrorismo”. Peccato che il diritto internazionale non permetta di invadere uno stato sovrano allo scopo di combattervi il terrorismo.

Dopo due anni toccò all’Iraq di essere attaccato da USA e Gran Bretagna. Il movente? “Esportazione della democrazia” la stessa scusa utilizzata per defenestrare il leader libico Gheddafi grazie all’intervento di Francia e Gran Bretagna. Nemmeno per esportare la democrazia, tuttavia, il diritto internazionale consente l’invasione di uno stato sovrano e nemmeno un attacco a uno stato sovrano. Non importa, il fine giustifica i mezzi, afferma la narrazione occidentale.

Il discepolo Putin ha imparato dai maestri occidentali

Quando l’Occidente impartisce certe lezioni, esiste sempre qualcuno che le apprende: così ha fatto Putin, ordinando l’attacco all’Ucraina il 22  Febbraio 2022. Infatti ha subito specificato che lui non invadeva: effettuava soltanto un’”operazione speciale”. Subito i media occidentali strillarono: “Questa è una guerra, non un’operazione speciale”. Ma anche quella imposta e inflitta a Serbia-Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia era una guerra reale.

In Donbass c’era una popolazione russa da anni vessata, attaccata e martoriata da milizie armate ucraine. Putin dichiarò che il suo intervento armato non era altro che “interferenza umanitaria” a favore della popolazione russa stanziata in Donbass, né più, né meno quello che ha fatto prima la NATO a beneficio dei bosniaci e dei kossovari nei Balcani.

Inoltre, l’intervento russo era adesso legittimato dalla “lotta al nazismo ucraino” così come quello americano lo era dalla “lotta al terrorismo”. Inoltre, si doveva “esportare” il modello della società russa, visto che ucraini e russi sono uno stesso popolo, esattamente come le forze americane intendevano “esportare la democrazia” in Afghanistan e in Iraq.

“Gli ucraini hanno il diritto di rifiutare il modello russo e abbracciare invece i valori  dell’Europa” strillarono ancora i media occidentali. Ma a quanto pare gli afgani invece non avevano il diritto di rifiutare la democrazia occidentale, i valori occidentali, le libertà occidentali e quelli delle donne, al punto che li si è voluti bombardare per vent’anni non tanto per stanare le forze talebane, ma per punire un popolo riottoso alla civiltà occidentale.

Ma invece di riflettere su quanto Putin si sia dimostrato ricettivo alle lezioni che LORO STESSI hanno impartito, i capi occidentali – convenuti sulle spiagge normanne – hanno ribadito che l’Occidente ha il diritto di fare ovunque quello che non è permesso fare ad altri stati, ad altre culture, ad altri regimi.

E chi si permette – non appartenendo al mondo occidentale – di imitarne, senza averne l’autorizzazione, il comportamento e le azioni, è una vera minaccia esistenziale per la stabilità e l’ordine mondiale. Quello realizzato a misura degli interessi e dei valori occidentali, si capisce e che garantisce potenza e ricchezza all’Occidente.

Nella Bibbia si trova scritto: “L’orgoglio è prima del crollo e lo spirito superbo prima dell’inciampo”. L’Occidente sta mostrando appunto orgoglio, superbia e arroganza. Che portano sempre alla disfatta.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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