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La Corsa Ai Tesori Ucraini: Conflitti Globali E La Lotta Per Le Risorse Del Futuro – parte 1 di 3

Nel settembre 2022, ho condotto un’analisi approfondita sulle dinamiche che hanno innescato il conflitto tra Russia e Ucraina. I risultati di questa analisi sono stati successivamente trasformati in un podcast e diffusi sul canale di Franco Fracassi. Fin dall’inizio, la mia previsione era che il conflitto si sarebbe avviato alla conclusione il 2024. Sebbene ci siano stati cambiamenti nei dati macroeconomici da allora, rimango dell’opinione che le conclusioni della mia analisi siano ancora valide.

A titolo di esempio, il mercato delle auto elettriche ha subito un notevole rallentamento, soprattutto nell’Unione Europea. Il World Economic Forum ha rivisto le sue previsioni, riducendo il numero stimato di auto elettriche che circoleranno sulle strade del mondo a meno di mezzo miliardo. Allo stesso tempo, gli investimenti europei nel campo delle energie rinnovabili hanno registrato una flessione, dovuta alla mancanza di finanziamenti e alla limitata disponibilità di materie prime, conseguenze indirette del conflitto russo-ucraino. È ben presente nella memoria collettiva il momento in cui l’attuale Primo Ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán, qualche mese fa ha espresso pubblicamente critiche verso la Commissione europea per l’uso anticipato dei fondi di bilancio, sollevando interrogativi sulla loro destinazione. Questi sviluppi, o le proiezioni di tali eventi, hanno portato a un incremento della militarizzazione dell’Unione Europea, già in discussione dal 2007, e hanno accelerato l’adozione di valute digitali da parte delle banche centrali, così come l’espansione dei portafogli digitali.

In questo contesto, ribadendo quanto già analizzato oltre un anno e mezzo fa, ritengo essenziale approfondire ulteriormente la nostra comprensione dei prossimi sviluppi economici e sociali dell’Unione Europea dopo la risoluzione dei conflitti e la potenziale ridefinizione dei confini. Questa ridefinizione avrà un impatto rilevante, specialmente nel nord del nostro paese. Nel frattempo, il sud sta dirigendo le sue relazioni commerciali verso l’Africa, ma questo cambiamento potrebbe essere influenzato da molteplici variabili.

Avevo enfatizzato l’importanza delle materie prime nell’evoluzione economica e tecnologica dell’umanità. Evidenziavo come la competizione per tali risorse spesso generasse conflitti e sfruttamento, una tendenza ancora attuale. In particolare, mi concentravo sul litio, un elemento cruciale nella produzione delle batterie per le auto elettriche, considerate una soluzione sostenibile per la mobilità secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Spiegavo che il mercato delle auto elettriche stava crescendo rapidamente,trainata dalla costante enfasi ecologica dei principali mezzi di comunicazione. Ciò portava a politiche pubbliche volte a favorire la transizione verso la mobilità “sostenibile” e a una riduzione dei costi delle batterie, con l’obiettivo di rendere le vendite di veicoli elettrici una parte significativa del mercato automobilistico globale entro la fine del decennio.

Infine, menzionavo le preoccupazioni del World Economic Forum riguardo alla disponibilità di litio, elemento chiave per la produzione delle batterie delle auto elettriche. Tale questione veniva affrontata nell’agenda del WEF del 20 luglio 2022, intitolata “Il mondo aveva bisogno di 2 miliardi di veicoli elettrici per raggiungere lo zero netto. Ma c’era abbastanza litio per fare tutte le batterie?”.

Ripropongo le parti più interessanti, suddivise per punti:

  1. Domanda di litio: Il litio, noto come “oro bianco”, è un componente chiave delle batterie dei veicoli elettrici, insieme al nichel e al cobalto. Tuttavia, le forniture globali sono sotto pressione a causa dell’aumento della domanda di veicoli elettrici.
  2. Obiettivi di transizione energetica: L’IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia) afferma che entro il 2050 devono circolare circa 2 miliardi di veicoli elettrici per raggiungere gli obiettivi di emissioni nette zero. Tuttavia, lo scorso anno le vendite si sono attestate a soli 6,6 milioni, costituendo solo il 9% del mercato, secondo l’IEA.
  3. Riduzione delle vendite di veicoli tradizionali: Si prevede che le vendite di auto a benzina e diesel diminuiranno ancora più rapidamente nel prossimo decennio, con 30 governi che hanno dichiarato l’intenzione di interromperle entro il 2040, come annunciato durante la COP26 dello scorso anno.
  4. Produzione e riserve di litio: Una batteria agli ioni di litio contiene in media circa 8 chilogrammi di litio. Lo scorso anno, la produzione globale ha raggiunto 100.000 tonnellate, mentre le riserve mondiali sono di circa 22 milioni di tonnellate.
  5. Saranno adeguate alle esigenze future? Sebbene le riserve mondiali di litio siano in teoria capaci di generare quasi 2,5 miliardi di batterie, è importante notare che una porzione di queste risorse viene impiegata anche per altri usi, non solo per le batterie di veicoli elettrici, ma anche per vari dispositivi e mezzi di trasporto.
  6. Sfide e incertezze: Solo poche aziende sono in grado di produrre litio di alta qualità e purezza. Anche se sono in corso progetti di espansione, c’è incertezza sulla velocità con cui la loro capacità può essere realizzata. Le miniere di litio hanno impiegato in media 16,5 anni per essere sviluppate, con oltre l’80% dei progetti completati con ritardi, secondo il rapporto dell’AIE “The Role of Critical Minerals in Clean Energy Transitions”.

Negli anni ’90, gli Stati Uniti dominavano la produzione di litio, rappresentando più di un terzo della produzione mondiale nel 1995. Tuttavia, questa supremazia è stata presto superata dal Cile, grazie all’aumento della produzione nel Salar de Atacama, uno dei giacimenti di litio più ricchi al mondo. Questo cambiamento potrebbe aver influito sull’interesse degli Stati Uniti per le risorse del vicino Afghanistan.

Nel 2010, l’Afghanistan è stato identificato come una sorta di “Arabia Saudita del litio” in un rapporto interno del Pentagono statunitense, reso pubblico dal New York Times. Si stima che il valore dei depositi minerari scoperti negli Stati Uniti raggiungesse i trilioni di dollari, una scoperta di enorme portata. Nel 2013, il potenziale delle risorse sotterranee afghane è stato stimato in mille miliardi di dollari in un rapporto congiunto ONU-UE. Tuttavia, con il ritorno dei talebani al potere, il destino di queste ricchezze naturali è diventato cruciale per gli equilibri di potere globali.

Un rapporto annuale sull’abbondanza mineraria in Afghanistan, pubblicato nel gennaio 2021 dall’US Geological Survey, ha evidenziato la presenza non solo di litio, ma anche di bauxite, rame, ferro e terre rare nel territorio afghano. Con la crescente transizione verso fonti energetiche più sostenibili, la richiesta di questi metalli è destinata a crescere esponenzialmente.

L’Afghanistan ospita inoltre terre rare come il neodimio, il praseodimio e il disprosio, cruciali per la produzione di magneti impiegati in settori come l’energia eolica e l’industria automobilistica. Il sottosuolo del paese è anche ricco di altri minerali, tra cui carbone, ferro e una varietà di pietre preziose. Sebbene il paese sia noto principalmente per le sue gemme, il suo potenziale minerario, stimato in circa 1 trilione di dollari, è ancora in gran parte inesplorato e sottoutilizzato.

fine prima parte

la seconda parte uscirà lunedì 29/04, la terza e ultima uscirà lunedì 6/05

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Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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