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La complessa questione dei migranti: riflessioni sull’Italia e le politiche migratorie

In questo paese purtroppo alcuni argomenti sono tabù. Si suol dire che è meglio non parlare di calcio, religione e politica perché sono argomenti divisivi, poi si è aggiunto il Covid e ora il tema dei migranti.

È molto difficile affrontare seriamente l’argomento: se sei progressista devi essere a favore, se sei conservatore devi essere contrario.

Sta di fatto che mai abbiamo subito flussi migratori in Italia come oggi che siamo governati dal centro destra. Chi ci ha promesso i blocchi navali si trova ora a gestire una situazione imprevedibile, e non è certo colpa del governo Meloni.

La questione migrazione ha radici ben più lontane, ma è difficile affrontare il tema con oggettività perché è un argomento divisivo.

Il problema è redistribuire i flussi migratori equamente nell’ambito dei paesi europei, o piuttosto è capire quali siano le ragioni che muovono migliaia di persone ad affrontare un viaggio della speranza pericolosissimo, verso un miraggio che spesso si trasforma in tragedia?

Purtroppo le prossime elezioni europee sono troppo vicine per sperare in scelte che non siano condizionate da una campagna elettorale.

In questi anni abbiamo vissuto la globalizzazione come se l’eliminazione dei confini ci potesse dare benessere e libertà: in effetti ha portato alla delocalizzazione delle aziende con impoverimento del nostro tessuto produttivo e arricchimento soprattutto della Cina, trasferendo il denaro dalle nostre tasche a quelle dei paesi emergenti e provocando di conseguenza un aumento del debito che sta attanagliando milioni di imprese e famiglie.

Abbiamo assistito a cambiamenti dei costumi che non ci appartengono, a una pandemia che grazie alla globalizzazione si è diffusa nell’intero pianeta in pochissimi giorni.

Anche l’emigrazione incontrollata è frutto di questa visione e della teoria dell’accoglienza illimitata, del siamo tutti uguali, tutti fratelli e quindi tutti liberi di spostarsi nel pianeta.

Quello che è strano è che però il luogo scelto per realizzare il progetto dell’accoglienza totale sia l’Italia e che sempre nella penisola si stia subendo una guerra dovuta al debito che sta facendo ogni giorno migliaia di vittime, aziende che chiudono e famiglie ridotte alla povertà, portando alla distruzione del tessuto produttivo delle piccole imprese che, unito alla cancellazione della memoria storica del paese, sta portando alla distruzione del paese.

Quello che sta accadendo in questi giorni a Lampedusa sancisce il fallimento di queste politiche migratorie o, meglio, evidenzia il fallimento dell’assenza di politiche migratorie.

La maggior parte dei flussi migratori proviene dall’Africa, un continente che si prevede raggiunga nel 2050 una popolazione di 2,5 miliardi di persone: l’Europa ne avrà nello stesso periodo, circa 500 milioni.

Un continente che da centinaia d’anni sta subendo le politiche del colonialismo che in varie modalità hanno da sempre depauperato i popoli per arricchire sempre di più un’élite dominante collegata ai paesi colonialisti.

Quando ci siamo trovati di fronte a paesi come la Libia che potevano essere un baluardo all’immigrazione clandestina, qualcuno (Stati Uniti e Francia) ha pensato bene di eliminare Gheddafi perché considerato l’espressione di un regime antidemocratico. Come sia finita è sotto gli occhi di tutti: un paese dilaniato da faide interne che hanno distrutto l’intera economia e favorito i flussi e le mafie che gestiscono l’immigrazione.

Ora però sta accadendo qualcosa che gli esperti non avevano previsto: flussi incontrollati e improvvisi di migliaia di persone al giorno.

C’è chi dice che quello che sta accadendo rappresenta una sorta di guerra contro il nostro paese, un’ipotesi del tutto ragionevole.

Innanzitutto, dobbiamo prendere consapevolezza che con il solito concetto di esportare la democrazia in paesi considerati non democratici, abbiamo tolto di mezzo chi più di ogni altro poteva rappresentare un baluardo verso i flussi migratori gestiti dalle mafie: Gheddafi e la Libia.

Ora qualcuno ha avviato un’azione per isolare “l’orso Russo” dal resto del mondo con il risultato di aver provocato una guerra sanguinosa che ha immediatamente provocato un altro flusso migratorio dall’Ucraina, unitamente a un aggravarsi della crisi economica: aumenti della benzina, del gas, dell’energia elettrica, dei tassi d’interesse. Ma tutto ciò probabilmente, anziché indebolire l’orso lo sta rafforzando: il recente allargamento dei paesi aderenti al BRICS non va certo nella linea di indebolimento della Russia.

Nel frattempo, nel centro Africa sono ripresi i golpe con un allontanamento dei francesi, assolutamente condivisibile, e una presenza diffusa delle bandiere della Russia.

Quasi contestualmente assistiamo a una escalation dei flussi migratori.

Che tutto ciò abbia dei collegamenti è abbastanza logico pensarlo anche perché le guerre oggi si fanno sempre meno sui campi di battaglia.

Premesso che le mafie che gestiscono i flussi stanno facendo un sacco di quattrini, che probabilmente un aumento dei flussi come quello cui stiamo assistendo è effettivamente parte di una politica di guerra, cosa possiamo fare per ribaltare la situazione?

Una politica semplice, ma comprensibile anche a chi si sta preparando al viaggio verso l’Italia.

L’ Australia non è un paese che rifiuta gli immigrati, ma non accetta quelli clandestini. La Grecia sta costruendo i muri per limitare le entrate, e noi?

Da noi il business mosso dai flussi è forse troppo importante per prendere misure serie e immediate: nell’inchiesta su mafia capitale è emerso dalle intercettazione a Buzzi che lo stesso abbia affermato: “lo sai che gli immigrati rendono più della droga?”

I dati dicono che un migrante costa mediamente allo stato 850 euro al mese, più di una pensione minima, più di un reddito di cittadinanza.

È possibile fermare i flussi?

Più che possibile è doveroso, se non vogliamo distruggere completamente il nostro paese.

Se vogliamo evitare di subire le tragiche conseguenze di fenomeni migratori incontrollati, dobbiamo toglierci di dosso lo schermo dei pregiudizi e l’oppio della propaganda.

Rifiutarsi di quantificare il numero massimo di immigrati che una nazione può accogliere ed integrare è pura follia.

La propaganda dell’aiuto, delle ONG, ha convinto molti che i confini non esistono, non debbano esistere e siano un’invenzione di persone cattive mentre i buoni sono disponibili ad accogliere gli immigrati: ma non li vogliono però, a casa propria, a meno che non vi arrivino come personale di servizio.

Predicare bene. ma razzolare male è sempre valido.

I confini, per tutta la storia dell’umanità hanno rappresentato qualcosa di sacro. I nostri nonni, hanno perso la vita per difendere i confini della patria, oggi, poco lontano da noi stiamo assistendo a una guerra per la difesa dei confini e delle identità culturali.

Da noi invece accade l’incontrario, i nuovi missionari, i signori delle ONG, in nome dell’umanitarismo economico e della libertà, vogliono abolire i confini, ma vogliono eliminare i nostri confini, non i loro: interessante sarà esaminare chi finanzia queste organizzazioni.

Ma che cosa proponiamo a queste persone?

Venite pure a fare i lavori che gli europei non vogliono più fare. Siccome noi non vogliamo più fare certi lavori, perché troppo umili, stiamo costruendo una nuova forma di schiavitù, una nuova suddivisione della società in classi e alla maggior parte dei nuovi migranti spetta di far parte della classe degli “intoccabili” cui in India sono riservati i lavori più umili.

Nel frattempo Lampedusa si è trasformata in un’isola del continente africano con una stretta minoranza di italiani. La disintegrazione del tessuto sociale e culturale delle nostre città è sotto gli occhi di tutti. Poco tempo fa in Francia abbiamo visto le devastazioni causate da immigrati di seconda e terza generazione delusi dalla vita trovata nel continente.

Una barca all’anno può essere considerata un arrivo di profughi, una barca al mese di migranti, cinquanta barche al giorno sono un’invasione.  

Qui non ci sono ideali di fratellanza che tengano, qui dobbiamo solo applicare la matematica: non siamo in grado di poter affrontare questa situazione. In una botte piena non si può più aggiungere del vino, perché tracima.

La maggior parte sta predicando l’accoglienza totale, probabilmente tra questi anche chi organizza la nuova tratta degli schiavi, ma nel frattempo siamo soli e la domanda che ci poniamo è semplice: i territori dell’Italia a chi appartengono? Agli italiani che l’hanno creata, coltivata protetta spesso con il sangue o a chi detiene il potere mondiale e vuole distruggere il paese che ha dato i natali alla cultura occidentale?

Predicando l’accoglienza diffusa stiamo aiutando persone che fuggono dalla povertà del proprio paese o stiamo aiutando le mafie e quei poteri che vogliono distruggere il nostro paese?

Perché, anziché “derubare” il continente africano di risorse immense, non sviluppiamo delle politiche che permettano agli abitanti di questo continente di rimanere a casa loro?


Guarda l’intervista al TG TPN di TelePordenone

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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