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Ira, aria, capricci e canzonette

Tra verità e libertà


C’è un film a episodi del 1968, intitolato “Capriccio all’italiana”. Uno di questi episodi è “Cosa sono le nuvole” di Pasolini, con l’immancabile Ninetto Davoli e Totò. L’ultimo film in cui appare Totò, peraltro. E Domenico Modugno che fa il “monnezzaro” cantante. È, in breve, una rivisitazione dell’Otello di Shakespeare e non vogliamo togliervi il piacere di vederlo o di rivederlo. Ma c’è un dialogo tra Totò-Jago e Davoli-Otello, che dice così:
Iago: Cosa senti dentro di te? Concentrati bene. Cosa senti?
Otello: Sì sì, si sente qualcosa che c’è!
Iago: Quella è la verità. Ma, ssh! Non bisogna nominarla, perché appena la nomini, non c’è più.

Una delle frasi più abusate, soprattutto in tempi di social, è di Pietro Calamandrei, tra i più nobili padri costituzionalisti, ed è relativa alla libertà. Dice “La libertà è come l’aria. Ti accorgi della sua importanza quando viene a mancare”. La conoscerete tutti, anche solo per sentito dire.
Ma in che contesto Calamandrei scrisse o disse questa frase così famosa? E’ stata la traccia di maturità per il tema di italiano di qualche anno fa? È stata citata in qualche discorso di un leader politico liberalista? All’inaugurazione di uno spudorato sexy shop?
E chi non ha subito l’impellenza di andare a googolare, si faccia trasportare per un momento verso la frivolezza del mondo glamour, che ben poco si addice all’autorevolezza di Calamandrei a cui chiediamo infinitamente scusa per la poco rispettosa commistione.

L’Ira, cantami o dea…

Poche settimane fa è scomparsa Virginia Carolina Theresa Pancrazia Galdina zu Fürstenberg ovvero la più comunemente nota Ira Furstenberg. Figlia della sorella di Gianni Agnelli, Clara. Al funerale c’era anche John Elkann, il nipote. Elkann, è amministratore delegato della Exxor, uno dei più grandi gruppi economici del mondo. La Stellantis, Ferrari, Iveco, la Juventus e altre decine di aziende internazionali. Ah, anche il gruppo Gedi, di cui fanno parte Repubblica, L’Espresso, Radio DJ, Radio Capital… Ma torniamo all’Ira, non quella del Pelide Achille, ma appunto della principessa austriaca italianizzata Agnelli. Che peraltro si sposò a 15 anni senza suscitare pruderie da pedofilia… ma questa è un’altra storia che ci porterebbe davvero troppo lontano. Tornando al nostro girovagare, scopriamo che Ira Furstenberg, fu la co-conduttrice del Festival di Sanremo del 1970. In realtà a quei tempi si sarebbe detta “valletta”, ma non vogliamo aprire qui la disquisizione sul tema semantico della figura professionale.

Insomma la nipote dell’uomo più ricco d’Italia era la presentatrice di Sanremo. E fin qui, tutto regolare, quasi consueto, no? L’episodio emblematico, forse divertente, è che quella edizione fu vinta da Celentano e Claudia Mori con la canzone “Chi non lavora non fa l’amore”. Era il 1970 e la contestazione era in uno dei suoi periodi più caldi. Celentano fu tacciato da certi ambienti più impegnati di essere un crumiro fascista e di essersi messo dalla parte del padrone. Ma il grande pubblico non la pensava così e il molleggiato vendette quasi un milione di copie… Col beneplacito della critica e degli impegnati. Il borghese-operaio Celentano poi disse che Il suo intento era quello di lanciare una provocazione ai datori di lavoro: facendo appunto un parallelismo con gli operai che, se senza lavoro, perdevano anche la dignità, la serenità della vita quotidiana.

Che sarà?

Per inciso (è proprio il caso di dirlo) quell’edizione forse fu il momento della vera svolta musicale italiana: Claudio Villa fu eliminato subito dal festival, e i Ricchi e Poveri arrivarono secondi con “La prima cosa bella” cantata in coppia con Nicola di Bari. Ci fu il primo canoro ospite esterno (non in concorso) nella storia del Festival: non proprio un cantante professionista, ma quel Nino Manfredi di “Tanto pe’ canta’” (di Petrolini); poi fu l’ultimo anno delle esibizioni multiple, cioè la possibilità che un cantante potesse concorrere con due brani, come era successo fino ad allora. Una piccola rivoluzione. Ah, oltre alla Furstenberg, e a Nuccio Costa, il co-presentatore era il grandissimo attore Enrico Maria Salerno. Che alla data dell’armistizio di Cassibile, l’8 settembre del ’43, aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana, cioè la cosiddetta Repubblica di Salò. E poi fu imprigionato insieme ad altri repubblichini come Raimondo Vianello e Walter Chiari, per parlare di altri due dello spettacolo che poi ebbero, e meritatamente, una straordinaria carriera nel mondo dello spettacolo.

Bomba o non bomba

Peraltro Enrico Maria Salerno, fondò un archivio (unico nel suo genere e tutt’ora presente on line) dove narra delle storie delle lotte dei lavoratori e dei sindacati, anche dei lavoratori dello spettacolo. Cosa che attualmente non sembra interessi più a molti, salvo sprazzi effimeri da Covid. Questo per dire che il ‘43 era stato pure una gran confusione anche di ideali… E quei 5 anni che portarono poi alla Costituzione sicuramente non furono facili. Per niente. Come è difficile mettere nero su bianco e scrivere delle parole, chiare, come quelle della nostra costituzione e come quelle di Calamandrei… Perché, tra sorrisi e canzoni, eravamo partiti da lui. Pazientate ancora un attimo, ‘chè abbiamo una chicca: Enrico Maria Salerno fu il protagonista di uno dei più grandi successi della TV, ancora in bianco e nero: “La famiglia Benvenuti”, la madre di tutte le fiction, sempre tra il 1968 e il 1970. Salerno interpreta un architetto che ha il rimpianto di aver fatto dei compromessi per ottenere il suo stato borghese e che rimpiange la sua ideologia di sinistra. Che cerca di trasmettere ai figli. Uno dei quali è interpretato nello sceneggiato da un certo Valerio Fioravanti. Si, proprio lui: Giusva, quello dei nuclei armati rivoluzionari e della strage di Bologna e un altro po’ di omicidi. Che confusione, eh? Meno male che c’è la Costituzione, che invece mette chiaramente nero su bianco.

Sana e robusta Costituzione

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. (“Chi non lavora non fa l’amore”, ricordate?). E l’art 3 dice:  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. di razza, di lingua], di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. “Di tutti i lavoratori”, dice. Quindi chi non lavora, chi non ha un lavoro dignitoso che gli permette di essere indipendente e programmare il proprio futuro, non solo non fa l’amore, ma di fatto non può prendere parte, per Costituzione, alla partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Celentano lo cantava cinquanta anni fa…

Lavoratoriiii…

E qui viene in mente un’altra celebre sequenza cinematografica… Quella dei “Vitelloni” di Fellini in cui Alberto Sordi, sorpassando in auto un gruppo di operai al lavoro sotto il sole cocente, li sbeffeggia con un gestaccio e un pernacchio… Eppure abbiamo passato gli anni Settanta, l’edonismo reaganiano degli anni ’80, il nuovo miracolo italiano degli anni ’90, eccetera eccetera, periodi floridi e ricchi per il Paese. Niente, pare che non sia ancora chiaro che un lavoro dignitoso è la base per una nazione, e che è su questo che è fondata la Repubblica. Ma non solo: “L’Italia ripudia la guerra” dice la Costituzione. Questo articolo è noto e citato abbastanza, nei dibattiti di questi amari giorni. Un po’ meno celebre è invece l’articolo 9, pur essendo tra i dodici principi fondamentali: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”.

Articolo 9

Ora, sommando le voci di spesa finanziate da tre ministeri , nel 2023 l’Italia ha speso in totale per il settore della difesa oltre 31,6 miliardi di euro (fonte: pagella politica). Che saranno di più nel 2024. Per la Cultura, invece l’impegno di spesa per il 2024 è pari a 3,2 miliardi di euro (terz’ultima in Europa. Fonte: Il Sole 24 ore) Il dieci per cento della Difesa. Il dieci per cento. Si, nel conteggio della Difesa ci sono anche le forze di Polizia, non solo gli eserciti. Ma nel conteggio della Cultura ci sono anche i docenti, gli educatori, i ricercatori universitari. Eserciti di pace, di pensiero libero, di comunità educante. “La libertà è come l’aria: ti accorgi di quanto vale quando comincia a mancare”. Il discorso, di una straordinaria efficacia e bellezza pur nella sua semplicità eloquente, fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955, in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana. Dieci anni dopo la promulgazione della sudata e magnifica Costituzione italiana. Quando il disastro della guerra aveva decretato la necessità di cultura e di lavoro, per legge. Non certo la necessità di armi. Ora…Concentratevi bene: cosa sentite? Shhh!

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Pascal La Delfa

Autore, regista e formatore, si occupa di attività artistiche e teatrali, anche in contesti di disagio e fragilità e in progetti europei. È stato autore anche per la Rai e formatore e regista per aziende internazionali. Collaboratore esterno per alcune università italiane, è direttore artistico dell’associazione Oltre le Parole onlus di Roma. Fondatore del “premio Giulietta Masina per l’Arte e il Sociale”. Di recente uscita un suo saggio sul Teatro nel Sociale.

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