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Il precedente di Bellarmino e di Galilei ha per caso fatto scuola?

Tutti conoscono il processo che subì Galileo Galilei da parte del Santo Uffizio al termine del quale lo scienziato dovette abiurare la sua teoria eliocentrica, in seguito rivelatesi esatta. E, ovviamente, il processo è diventato simbolo di un oscurantismo ideologico e religioso che, in effetti, durò secoli in Europa e che viene ora giustamente biasimato e condannato. Adesso – si afferma– domina ovunque in Occidente il rispetto per le opinioni altrui, soprattutto quelle degli scienziati, anche se anticonformiste. Ma le cose stanno veramente così?

Le ragioni della condanna di Galilei da parte di Roberto Bellarmino

Il cardinale Bellarmino che presiedette il processo che condannò Galilei non era affatto un fanatico. Umanista e uomo di lettere lui stesso, apprezzava la cultura e apprezzava anche Galilei stesso. Non contestava tanto le sue tesi ma IL MODO in cui lui le propagandava e diffondeva, usando non il latino, ma la lingua italiana, comprensibile alle masse. Da un certo tempo molti studiosi e umanisti avevano riesumato l’intuizione dello scienziato greco Aristarco di Samo secondo la quale era la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa, ma ne parlavano tra loro usando il latino. Ragion per cui, la Chiesa li lasciava fare. Ma Galilei voleva DIVULGARE questa tesi e questo non poteva essere consentito. Bellarmino stesso cercò di avvertire Galilei di non spingersi oltre: “Limitatevi a parlarne ‘“’ex suppositione’” cioè come pura e semplice ipotesi.

Ma Galilei non ne volle sapere e il processo con la conseguente condanna divenne a questo punto inevitabile. Giustificando questa condanna, lo stesso Bellarmino scrisse: “Benissimo detto e nulla osta a che si dica che “supposto che la Terra giri e che il Sole stia fermo…” ma dire che “certamente la Terra gira e il Sole sta fermo” è cosa suscettibile di offendere la fede e i teologi con la conseguenza di dichiarare false le Sacre Scritture”.

Ovviamente,  a quel tempo la Chiesa aveva stabilito che le parole del condottiero ebreo Giosuè “sole, fermati su Gabaon e luna, fermati su Aialon” andassero intese in senso letterale e non figurato. Solo in seguito dovette cambiare idea. Ma in realtà, la preoccupazione di Bellarmino non era solo quella di salvaguardare la Bibbia e la sua credibilità. E’ ben più profonda: una conoscenza scientifica basata sulla struttura oggettiva dell’universo uguaglia la sapienza divina. E l’uomo che si sente uguale a Dio è fatalmente tentato dall’idea di sostituirlo. I molti crimini di guerra, i genocidi, i bombardamenti a tappeto sui civili commessi in quest’ultimo secolo dimostrano che tale preoccupazione non è infondata.

L’ordine e la classe dei medici e degli scienziati assomiglia a Galilei o a Bellarmino?

Durante l’epidemia di Covid19 ci furono obiezioni e proteste per i severissimi provvedimenti  restrittivi attuati in Italia soprattutto, ma anche in vari altri paesi europei con diversi gradi di rigore. E non solo da parte di cittadini comuni, ma anche da parte di scienziati, alcuni persino dei premi Nobel come Montagnier.

Ammaestrati dall’esperienza di Galileo Galilei, sarebbe stato logico aspettarsi che il parere di Montagnier e altri che la pensavano come lui, fosse almeno ascoltato, se non rispettato o preso in considerazione. Così invece non è stato e, anzi, si è subito provveduto a insolentire contro di lui facendo intendere – in modo niente affatto velato – che il premio Nobel Montagnier si fosse tutto a un tratto “rincoglionito” e andava quindi trattato di conseguenza, cioè emarginato, isolato e silenziato.

Il regista di questo trattamento rivela il seguente proponimento: “Benissimo detto e nulla osta che si dica che PROBABILMENTE i vaccini prodotti in fretta e furia dalle Case Farmaceutiche durante l’epidemia non serviranno a contrastare l’epidemia,  ma dire che CERTAMENTE esse non  varranno a contrastarla è cosa suscettibile di offendere il lavoro degli scienziati (quelli veri, al servizio delle Case Farmaceutiche) e di creare un pericoloso e inutile allarmismo sociale”.

Ma lo scopo non è ovviamente quello nobile di Bellarmino, salvaguardare la fede e la credibilità di un testo sacro. Lo scopo è quello, ben più prosaico, di salvaguardare concreti interessi basati sulla campagna di vaccinazione obbligatoria.

Ma esiste una differenza ben più inquietante: Bellarmino non mise in dubbio, né osò farlo, le qualità di Galilei come scienziato: lo dichiarò eretico, ma non ne sminuì la preparazione, la cultura e la stessa figura e spessore di scienziato. Mai e poi mai si sarebbe sognato di trattarlo da “rincoglionito”. Invece “l’Inquisizione” democratica vigente in Occidente e in Italia così si è comportata con medici e scienziati dissidenti: sono stati insultati, cacciati dall’Ordine dei Medici e pure sottoposti a una campagna mediatica di denigrazione.

Il messaggio è stato chiaro: se non vi adeguate alla linea decisa dagli organi supremi della Sanità non vi sarà alcun rispetto per la vostra professionalità, per il vostro retaggio e nemmeno per la vostra preparazione e le vostre passate benemerenze. Da un giorno all’altro verrete cacciati dall’Olimpo a pedate e finirete nella massa delle persone immeritevoli di credito e di rispettabilità. Questo verrà deciso d’ufficio. Da noi.

Un potere di negazione della dignità professionale che forse neppure Bellarmino si sarebbe mai sognato di rivendicare. Ma questa è una “democrazia” e non una teocrazia e tale comportamento è pertanto (considerato) legittimo. L’ombra di Bellarmino sembra aleggiare ancora oggi nel mondo della scienza.

Credits: Immagine Cristiano Banti (1857): Galileo facing the Roman Inquisition (Public Domain)

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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