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Il Futuro Incerto della Sanità: dalla Chiusura di Ospedali Locali all’Esodo del Personale

È stato chiuso il centro nascite dell’ospedale di  San Vito al Tagliamento, un piccolo comune del Friuli occidentale con 15.000 abitanti.

Un fatto che per il numero limitato di abitanti coinvolto si potrebbe considerare marginale e non degno di essere riportato dai media nazionali.

Pordenone è una piccola provincia di circa 300.000 abitanti in una piccola regione di circa 1,2 milioni di abitanti, all’estrema periferia del Paese.

Nella provincia di Pordenone, oltre all’Ospedale civile cittadino “Santa Maria degli Angeli”, c’erano altri quattro ospedali che garantivano una copertura territoriale e una eccellenza dei servizi sanitari: Sacile, Maniago, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento. Inoltre, in provincia vi è un’eccellenza oncologica, il CRO di Aviano e un ospedale privato convenzionato.

Negli anni, a seguito dei tagli alla sanità, sono stati smantellati e si stanno smantellando gli ospedali locali.

Un problema che riguarda tutto il Paese, come pure le lunghe liste d’attesa, la mancanza di medici di base, il ricorso ai medici gettonisti e all’esternalizzazione di alcuni servizi.

Ora è arrivato il momento del punto nascita dell’ospedale di San Vito al Tagliamento.

Senza entrare nel merito delle motivazioni che sono state addotte per giustificare queste politiche (le chiederemo all’assessore regionale alla sanità e al Sindaco del comune di San Vito, che ha presentato un ricorso al TAR avverso il provvedimento della Regione) è opportuno fare il punto sulla sanità in Italia e per farlo è necessario, ritornare indietro di qualche anno.

In dieci anni, dal 2010 al 2020, i tagli alla sanità ammontano a trentasette miliardi di euro tra ospedali, medicina territoriale, macchinari e personale che è stato costretto alla fuga da una sanità pubblica che paga poco e fa lavorare male.

Tutto ciò non può certo essere addebitato a una parte politica piuttosto che a un’altra. Non c’è molta differenza tra governi democristiani, governi di centrodestra e governi di centrosinistra: tutti hanno tagliato.

Fino alla pandemia, quando i finanziamenti sono lentamente risaliti.

Ma, passata la paura del Covid, è già ricominciata la discesa, che nel 2025 dovrebbe portare a soli 75 miliardi le risorse disponibili al netto dell’inflazione. Nel 2006 erano 90.

Del resto, il bilancio del decennio passato per la sanità pubblica è tutto un segno meno. I medici ospedalieri –scrive la Stampa- sono 4.800 in meno, gli infermieri 9.000, i medici di famiglia e le guardie mediche 8.000. Ed è lo stesso con i posti letto, 30.492 in meno, con gli ospedali, 111 in meno, i pronto soccorso, 113 in meno. Mentre al contrario il privato convenzionato, quello che spesso lascia al pubblico i malati più complessi e meno redditizi, ha raddoppiato, passando da 445 a 993 strutture che lavorano pagate dalle Regioni.

Con il perpetuarsi dei continui tagli al nostro Servizio Sanitario Nazionale non possiamo certo stupirci che le liste d’attesa arrivino anche a superare i dodici mesi per una tac o una mammografia, oppure se oltre l’ottanta per cento delle apparecchiature diagnostiche è obsoleto e quindi soggetto ad andare in panne o se gli over 65 assistiti a domicilio non sono nemmeno il tre per cento contro quel dieci per cento indicato come minimo sindacale dallo stesso ministero della Salute.

Stiamo andando verso una assistenza sanitaria riservata solo a chi ha i soldi per avvalersi delle strutture private?

Sembrerebbe di sì. La Costituzione, quella legge fondamentale del nostro stato, che troppo spesso viene calpestata, recita all’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

I principi fondamentali su cui si basa il Servizio Sanitario Nazionale dalla sua istituzione, avvenuta con la legge n.833 del 1978, sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità. Questo significherebbe l’estensione delle prestazioni sanitarie a tutta la popolazione, in osservanza del nuovo concetto di salute introdotto dalla legge di istituzione del SSN.

Ma come è possibile garantire ciò se chiudiamo le strutture territoriali, se i manager delle aziende sanitarie vengono premiati se non spendono, se il personale sanitario scappa verso il privato dove guadagna di più e lavora meglio?

La realtà è che, se hai bisogno di accertamenti veloci, è meglio rivolgersi immediatamente alle strutture private dove, pagando, puoi avere in qualche giorno, quei servizi che nel pubblico necessitano di alcuni mesi.

Sta scomparendo quel sistema sanitario nazionale che dovrebbe fornire  cure gratis a tutti i cittadini.

Nel 1992 la politica ha trasformato gli ospedali in “Aziende”, aziende che devono produrre profitti, mentre la missione del Sistema Sanitario era e deve essere sempre la qualità delle cure erogate e non la quantità delle stesse.

L’ Azienda Sanità” non può e non deve chiudere con utili, deve sempre chiudere il bilancio con il segno meno perché sulla salute, uno Stato che voglia chiamarsi democratico non può risparmiare.

L’accesso al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla casa, all’energia, al cibo, sono diritti naturali e inalienabili dell’uomo in qualsiasi parte del pianeta viva.

Purtroppo, chi determina le scelte dei governi persegue un obiettivo opposto: sempre meno ricchi e sempre più poveri. Alcuni senza alcun ritegno, teorizzano la riduzione della popolazione mondiale.

Come opporsi a tutto questo?
La risposta è sempre la stessa: conoscenza, consapevolezza, azione.

Il Germania gli agricoltori bloccano Berlino con i trattori, in Francia incendiano Parigi, in Italia ci lamentiamo solo quando il problema ci tocca direttamente e poi ci dimentichiamo di tutto ma, soprattutto, non esercitiamo il diritto di scegliere chi ci deve rappresentare lasciando a una minoranza il compito di governare. 

Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire con politici ed esperti i singoli argomenti.

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Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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