Il Giappone invecchia troppo rapidamente e la cosa ci interessa da vicino

L’inverno demografico che attanaglia oggi il Paese del Sol Levante è uno scenario che domani potrebbe presentarsi anche in Italia. Quali le conseguenze dell’invecchiamento e dello spopolamento? Il processo è reversibile?

Il ministero degli Affari Interni e quello della Comunicazione giapponese hanno rilasciato i dati demografici sulla popolazione aggiornati al 2023 e non sono confortanti. Al 1° gennaio 2024 il Paese contava 121.561.801 abitanti, registrando una contrazione demografica dello 0,7%, che tradotta in cifre risulta essere di 861.237 persone in meno rispetto all’anno precedente.

Da un punto di vista demografico il 2023 può considerarsi l’annus horribilis della storia del Giappone da quando sono iniziate le rilevazioni riguardanti la popolazione dell’arcipelago. La bilancia demografica ha visto nell’anno passato 729.367 nascite contro 1.579.727 morti. È il quindicesimo anno di fila che Tokyo registra un decremento in termini demografici da quando raggiunse il picco di popolazione nel 2009 con 128 milioni di abitanti.

A mitigare leggermente la situazione, un dato in controtendenza rispetto agli standard nipponici: il numero di cittadini stranieri residenti in Giappone ha toccato nel 2023 il record assoluto di oltre tre milioni, di cui ben 605mila trasferitisi solo lo scorso anno nel Paese dopo le chiusure pandemiche. Con gli stranieri il Paese conteggia circa 124 milioni di abitanti, ma l’arrivo degli stessi non può che mitigare solo parzialmente l’emorragia demografica in corso.

I dati presi in esame si aggravano se si considera che l’età media del Paese è di 49.1 anni (tra le più elevate al mondo) e che la percentuale di persone over 65 in Giappone si attesta oggi al 29,03%. Il tasso di fertilità è di soli 1.20, quando il tasso di sostituzione demografica richiesto è 2.1. Nella capitale si registrano dati addirittura inferiori, sotto il punto percentuale e le misure prese dal governo si sono rivelate inefficaci ad oggi.

Perché il Giappone invecchia così rapidamente e quali sono le possibili conseguenze?

Le cause del progressivo invecchiamento del Paese originano da diversi fattori, siano essi di natura sociale che meramente economica. La società giapponese è caratterizzata da alcune peculiarità che la rendono molto rigida.

La popolazione attiva è inserita in un circuito estremamente stressante da un punto di vista lavorativo, fatto di turni massacranti (un giapponese lavora in media 136 ore al mese, più di tre volte la media italiana) con scarse opportunità di crescita per i giovani. Culturalmente la popolazione giapponese non approva socialmente la maternità fuori dal matrimonio e l’istituto matrimoniale risulta in calo ogni anno con 474mila matrimoni nel 2023, rispetto ai 504mila del 2022 (-5.98%).

Questo favorisce una contrazione delle nascite, con sempre meno matrimoni, consumati tra persone sempre più avanti con l’età. Altro fattore ostativo è la disparità di genere: il Giappone si classifica ultimo tra le nazioni sviluppate, piazzandosi al settantatreesimo posto su centonovanta (dati Banca Mondiale), anche se in risalita rispetto al centoquattresimo posto dell’anno precedente.

Il ruolo della donna è spesso marginalizzato negli ambienti lavorativi e le opportunità di crescita di conseguenza si riducono. Proprio l’emarginazione della donna nel mondo del lavoro ha creato un effetto collaterale inatteso: nel tentativo di rompere questo schema sempre più donne optano per una rinuncia alla maternità in cambio di un miglioramento della propria carriera lavorativa. Inflazione e scarsa propensione alla famiglia rendono difficoltoso per le giovani coppie creare un nucleo familiare in senso classico.

L’invecchiamento della popolazione comporta una serie di problemi sociali e securitari. La crescente senilità dei giapponesi incide negativamente sul welfare: una popolazione sempre più anziana comporta una spesa pubblica crescente in servizi quali la sanità e la previdenza sociale. Se il Giappone non inverte la tendenza entro il 2050 rischia di dover spendere un quarto del suo prodotto interno lordo per far fronte alle necessità crescenti della sua popolazione.

A livello securitario la congiuntura geopolitica attuale vede una crescente assertività della Cina nell’Indo Pacifico. La minaccia cinese è avvertita gravemente a Tokyo, che silenziosamente si sta riarmando nonostante la sua costituzione spiccatamente pacifista.

Una popolazione sempre più anziana però sarà sempre meno incline e adatta a sostenere un eventuale sforzo bellico. Anche il semplice potere deterrente verrebbe eroso, poiché con un numero sempre minore di soldati, il Paese rischia di rimanere scoperto e divenire una facile preda di una Cina forte di oltre due milioni di uomini arruolati nelle sue forze armate.

L’Italia può imparare una lezione preziosa dall’inverno demografico giapponese

La situazione attuale creatasi in Giappone è quanto potrebbe verificarsi in alcuni Paesi sviluppati tra dieci o venti anni. Con un’età media di 46 anni e un tasso di fertilità parificato a quello nipponico (1.20) l’Italia oggi sta seguendo l’esempio poco virtuoso del Giappone. Il nostro Paese ha anch’esso iniziato a decrescere.

Nel 2023 l’Italia contava 59milioni di abitanti, scesi a 58,9 già nel 2024 (il picco è stato toccato nel 2014 con 60,3 milioni di abitanti). Se non si riuscisse ad invertire questo trend il Paese potrebbe decrescere fino a 54,8 milioni nel 2050 (dati Istat). Nel Bel Paese il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà dai circa tre a due attuali alla parità nel 2050.

Le problematiche che Tokyo affronta oggi saranno quelle dell’Italia di domani. In Giappone a differenza del nostro Paese, l’immigrazione è contenuta il più possibile e il governo sta cercando soluzioni endogene alla risoluzione della crisi demografica. Strumenti come la robotica e l’intelligenza artificiale sono realtà che vengono sfruttate per contenere l’inverno demografico, sostituendo forza lavoro umana con una controparte elettronica e digitale dove possibile.

Il sistema sanitario in Giappone, ad esempio, si avvale ampiamente della tecnologia per ridurre le risorse umane impiegate. Lo stesso prevede inoltre una forma di ibridazione pubblica con contributo assicurativo. I residenti in Giappone sono quasi tutti coperti da un’assicurazione sanitaria che si divide tra lavoratori dipendenti e autonomi (e studenti). Le persone con redditi sotto una certa soglia ne sono esonerati. Questa formula aiuta ad alleviare il peso economico della spesa sanitaria sulle casse statali, considerando anche una popolazione che invecchia sempre di più con un’aspettativa di vita sempre più lunga (84 anni di media).

L’Italia (assieme agli altri Paesi a rischio concreto di senescenza eccessiva) può affrontare il problema legato alla demografia unendo le forze con Paesi come Giappone e Corea del Sud per ricercare soluzioni condivise al fine di arginare il problema. Seoul mostra infatti dati similari a Roma e Tokyo, registrando un’età media di 46.5 anni e un tasso di natalità da maglia nera con solo 0,8 figli per donna.

La situazione si complica se si considera che la Repubblica di Corea è tecnicamente ancora in stato di guerra con la Corea del Nord e che la coscrizione obbligatoria vigente nel Paese non riesce a raggiungere la soglia standard dei 500mila arruolamenti annui oramai dal 2022.

Istituire dei panel di esperti che possano affrontare la tematica legata all’invecchiamento condividendo dati statistici, provvedimenti sociali e soluzioni politiche può giovare a questi Paesi. A differenza della crisi climatica, sul cui tema le popolazioni sembrano sempre più sensibili, la crisi demografica è uno spettro silente che attanaglia la maggior parte dei Paesi sviluppati. Eppure, sembra che la cosa non desti la dovuta preoccupazione.

credits: Immagine di vecstock su Freepik

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Immagine di Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, si occupa da anni di questioni internazionali. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce (Gruppo Albatros il Filo - 2017), ha collaborato con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica. Appassionato di storia contemporanea americana ed estremorientale.

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