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Fino all’ultimo Ucraino

E’ stato appena approvato dalla Camera del Congresso americano, con una maggioranza bipartisan, il disegno di legge sul sostegno all’Ucraina per un ammontare pari a 60 miliardi di dollari. Il Pentagono sta già preparando il primo lotto che comprenderà munizioni di artiglieria e mezzi di difesa aerea come i Patriot che il regime di Kiev ha urgentemente richiesto.

Ovviamente il via libera tanto agognato da Zelensky dopo mesi di stallo al Congresso è stato salutato con entusiasmo da quest’ultimo con la frase  “la democrazia e la libertà avranno sempre un significato globale e non verranno mai meno finché l’America contribuirà a proteggerle”. Il segretario generale della NATO ha plaudito alla stessa maniera commentando che il nuovo pacchetto “ci rende tutti più sicuri, in Europa e in Nord America”. Lo stesso Presidente americano Joe Biden ha celebrato l’approvazione della Camera definendola una “risposta alla chiamata della storia”. Inoltre ha sottolineato che questa decisione rafforzerà “la leadership globale dell’America”.

Andiamo più nel dettaglio

Ma cosa prevede precisamente la legge per Kiev? Prevede sì un sostenuto stanziamento di 60 miliardi, ma di questi, 23 resteranno negli Stati Uniti per riapprovvigionare gli arsenali, mentre 7,8 miliardi di aiuto finanziario diretto al bilancio ucraino sarà sotto forma di prestiti che potranno essere cancellati dal Presidente, dopo le elezioni del 5 novembre, una graziosa concessione a Trump, nel caso prevalga lui nelle elezioni presidenziali del 2024.

E’ previsto anche l’obbligo per il Presidente USA di trasferire immediatamente i missili Atacms a lungo raggio all’Ucraina. Il Pentagono ha già fatto sapere di essere pronto a mandare nel giro di pochi giorni la prima fornitura bellica di nuovi pezzi di artiglieria e sistemi di difesa aerea. I tempi di consegna così brevi sono dati dal fatto che parte degli armamenti si trova negli arsenali americani in Europa.

Tolto un terzo dei fondi che resterà negli Stati Uniti, il resto verrà distribuito in due direzioni: 13,8 miliardi di dollari saranno destinati all’acquisto di sistemi d’arma avanzati, prodotti e servizi per la difesa dell’Ucraina; 11,3 miliardi di dollari invece verranno spesi per le operazioni militari americane in corso in Europa. In un disegno di legge separato inoltre si autorizza lo stesso Presidente a trasferire all’Ucraina gli asset russi congelati negli USA: si stima una cifra di 8 miliardi, destinati alla ricostruzione dell’Ucraina a fine guerra.

Chi se ne avvantaggia in realtà?

A trarre vantaggio dalla situazione attuale e dal continuo rilancio della posta in gioco da parte degli stati che compongono la NATO, ovviamente non è né l’Ucraina né tantomeno il popolo ucraino, ma bensì sono le aziende tra le più importanti nel settore della Difesa, le quali hanno commesse da 300 miliardi di euro. Il ruolo principale è della tedesca Rheinmetall, le cui azioni in Borsa hanno visto il loro valore quadruplicarsi dal 2022. Nel giugno 2022 l’azienda ha beneficiato di un investimento da parte della Cancelleria tedesca di 100 miliardi di euro, utili ad ampliare la produzione di proiettili d’artiglieria da 155 millimetri. Entro il 2006 il gruppo tedesco sarà in grado di produrre 700.000 colpi all’anno. Al secondo posto si piazza la svedese Saab che ha visto le sue azioni impennarsi del 240% e che produce missili anticarro Nlaw, i caccia Gripen e sofisticati sistemi radar, impiegati sul suolo ucraino. Esiste anche il gruppo italiano Leonardo le cui azioni hanno registrato un incremento del prezzo del 198% grazie agli ordini militari e alla guerra in corso in Ucraina.

Un patto e uno scambio scellerati

Fin dai primi scontri apparve chiaro che tra la NATO e il governo ucraino era stato stipulato un patto scellerato: gli ucraini mettevano nella guerra contro i russi il loro sangue, spinti dal loro nazionalismo, dal loro odio per i russi e dalla promessa europea che sarebbero stati accolti nell’Unione Europea e ovviamente nella NATO anche senza rispettare alcun requisito normalmente richiesto; in cambio la NATO forniva tutto l’armamento necessario, oltre a fornire l’assistenza logistica, tecnologica e di intelligence nello scegliere gli obiettivi da colpire e nell’attaccarli. Istruttori ed esperti militari occidentali erano presenti nel territorio ucraino appunto per la bisogna.

Oramai sono più di due anni che si balla questa musica e il prezzo di sangue pagato dal popolo ucraino è già elevatissimo: si è già superato il milione di morti, a detta di un aggiornato rapporto turco. Già si fa fatica ad arruolare nuove leve da mandare al fronte. Eppure “esperti” occidentali continuano a ritenere possibile la vittoria ucraina e pertanto la prosecuzione della guerra. Con altri sacrifici per il martoriato popolo ucraino.

Pertanto la guerra deve continuare e fino alla vittoria; questo è l’intendimento dei capi politici dell’Occidente e dei capi militari della NATO. Almeno deve continuare fino alle elezioni americane: Biden deve presentarsi ad esse con una vittoria sul campo (e a ciò dovrebbero servire gli aiuti militari recentemente approvati) o almeno con una resistenza ucraina ancora tenace e vivace. La sconfitta non è contemplata: non esiste un piano B, come ha anche sottolineato il rappresentante dell’Unione Europea Michel. Questo significa che gli ucraini devono continuare a versare il loro tributo di sangue ancora per molti mesi e comunque fino alla fine dell’anno in corso.

E se nemmeno con gli aiuti occidentali ce la dovessero fare? In tal caso dovranno richiamare anche i giovani e i giovanissimi, cioè i “ragazzi del 2006”, come l’Italia in guerra nel 1918 mandò al fronte come ultime risorse umane i “ragazzi del ’99” (del secolo XIX°). Quindi, si continuerà a combattere nel Donbass e anche più indietro “fino all’ultimo ucraino” anche a costo di trasformare l’Ucraina in un “paese senza popolo” come lo ha definito di recente un commentatore americano. Per nulla turbato dal pacchetto di aiuti, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto che esso causerà altri morti in Ucraina e farà soltanto arricchire le aziende americane di armi sulla pelle del popolo ucraino, chiamato a sacrificarsi per gli interessi angloamericani. Dare torto a Lavrov è impresa assai impegnativa. Al limite dell’impossibile.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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