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Dalla cultura del consumo alla cultura della violenza

Quale insegnamento dallo stupro di Palermo.

L’ episodio del branco di giovani stupratori che ha agito a Palermo impone delle riflessioni.

Che la violenza vada punita in questi casi in modo esemplare, non vi è dubbio.

La violenza del più forte che, in questo caso, addirittura è un branco di sette giovani contro una ragazza minuta, è di una gravità inaudita e non ci sono giustificazioni di alcun tipo che possano essere messe in campo.

Il degrado sociale, la pornografia dilagante, i facili costumi, l’assenza di adeguati controlli, non possono essere considerati, ad alcun titolo, delle attenuanti.

Non si può pensare che tutto provenga dalla società o dalla famiglia, per cui da una buona società provengono buoni cittadini.

L’idea che se educato da una buona famiglia sarà un buon figlio o se lasciato allo sbando, sarà un cattivo cittadino, è un’idea limitativa.

Il tema è molto più complesso, potremmo addentrarci in quelli che sono i concetti del bene e del male, potremmo giustificare il male in quanto parte del destino, ma ciò non risolve il problema.

E pur vero che è una famiglia modello che educa i propri figli al rispetto, alla cultura e al lavoro, può ritrovarsi con un figlio completamente diverso, violento e ingestibile, come allo stesso livello, una famiglia disagiata con dei genitori violenti, può ritrovarsi con un figlio modello, generoso ed educato.

Quindi l’educazione non è sufficiente, a volte si scatenano delle problematiche ancestrali che non trovano una immediata spiegazione e che portano a delitti efferati.

I comportamenti dell’uomo a volte sono privi di una qualsiasi spiegazione logica.

Ma il tema non è comprendere, bensì evitare che episodi simili continuino ad accadere.

Dobbiamo ragionare su un modello, su un sistema sociale: non si può dire che la repressione non serve perché tutto proviene dalla società, e che l’uomo è quindi sempre innocente.

Millenni di educazione familiare e di moniti religiosi non hanno cancellato la violenza sessuale, ma anzi nella moderna società assistiamo a dei modelli di comportamento completamente diversi, privi di ogni rispetto dell’essere umano, della buona educazione.

Si può insegnare a porgere il saluto, a mangiare in maniera composta, a dire grazie, prego, ma non si insegna sicuramente a uno stupratore a non stuprare e quindi si pone un ulteriore riflessione.

Ci sono delle azioni oggettivamente malvagie, indipendentemente dalle norme sociali, dalle leggi di Stato, dalle convenzioni morali e su queste non c’è educazione che tenga, non c’è un addestramento da farsi.

Probabilmente l’unica regola che può limitare tali episodi è la certezza di una pena esemplare, in attesa di un ravvedimento sui modelli di vita sin qui propagandati.

La questione, nel caso specifico, non è educativa, non è di sinistra, né di destra.

La questione è molto più complessa ed è collegata a un modello sociale privo di valori, a un modello consumistico anche nei rapporti personali, a un modello nel quale l’etica e la solidarietà non hanno più spazio.

Sicuramente il branco di Palermo non proviene da famiglie che hanno insegnato ai loro figli che la violenza sessuale di gruppo è un passatempo innocuo.

Probabilmente gli episodi di violenza sono legati anche al tragico destino del singolo individuo, come accade per una mamma che uccide il figlio. Ma a noi interessa cercare di capire se ci siano degli elementi scatenanti o che comunque favoriscono questi episodi.

Non è certamente con uno specifico programma scolastico, o un programma dei servizi sociali, o con una campagna pubblicitaria, che si può impedire il manifestarsi di questi fatti di violenza.

E se questi episodi fossero semplicemente la punta di un iceberg che nasconde cambiamenti nei costumi, abbandono dei valori, assunzione di modelli di vita quantomeno discutibili?

Chi frequenta le discoteche esce di casa a mezzanotte, quando sarebbe il momento di rientrarvi, in ambienti in cui i decibel della musica impediscono qualsiasi dialogo, dove si consumano cocktail devastanti assieme a ogni tipo di droga, perché sembra essere impossibile relazionarsi se non sei sballato.

La promiscuità sessuale è la norma, i rapporti avvengono anche con sconosciuti senza alcuna precauzione, spesso sono documentati con i telefonini per poter far vedere le proprie bravate.

Mentre fino a pochi anni fa i rapporti nascevano da incontri in piazza o attraverso frequentazioni personali, oggi, invece, la maggior parte nasce tramite i tanti siti di incontri dove ci si mette in mostra, con “una scheda prodotto” (foto, descrizione, caratteristiche) come in un supermercato.

Un supermercato per tutte le età e per tutti i gusti. Molti sono delle vere e proprie “case di appuntamenti virtuali”, anche se poi ci si scandalizza se si affronta il tema delle case chiuse.

Strumenti che permettono attraverso il solito algoritmo, incontri finalizzati solo al rapporto sessuale perché oggi, purtroppo, spesso prima si fa sesso e poi ci si conosce. I sentimenti si esprimono con un cuoricino sulle chat, o con una dichiarazione inviata rigorosamente tramite chat magari scritta da chatGPT che in questo è eccezionale (può scrivere una lettera d’amore con più sentimento di qualsiasi innamorato), perché abbiamo difficoltà a comunicare in presenza.

Non parliamo poi di distinzione di sesso: è assolutamente reazionario, anzi, se vuoi aprire velocemente tutte le porte, devi essere “aperto/a” in tutti i sensi.

Abbiamo conquistato il diritto al divorzio, all’aborto, le donne hanno conquistato la parità, è diventato normale dichiararsi pubblicamente omosessuali; anche se vietato è normale drogarsi, è normale tradire perché non si può essere bigotti e conservatori, i centri massaggi gestiti da cinesi, nei quali tutti sanno quali tipi di trattamenti vengano effettuati, sono presenti in ogni cittadina. La famiglia è una struttura sociale oramai superata: single è meglio e gli anziani se non hanno una buona pensione e, se non se ne vanno prima per qualche pandemia, releghiamoli in qualche casa di riposo.

Quanto rispetto ci sia verso la donna e quanto fatue siano spesso le conquiste ottenute lo si può verificare anche da questi episodi.  

Addirittura, qualche giudice, come è accaduto recentemente a Firenze, arriva ad affermare, di fronte all’ennesimo stupro, che i due ragazzi violentatori hanno avuto un’errata percezione del consenso da parte della donna e quindi non c’è stato lo stupro.

Nel web e nel darkweb circola qualsiasi cosa: armi, pedofilia, traffico di organi, di droga, di tutto e di più, un grande bazar per tutti i gusti al di fuori di ogni regolamentazione.

Per ottenere visualizzazioni i giovani sono disponibili a mettere a repentaglio anche la propria vita, la promiscuità è dilagante, tutto è concesso, tutto deve essere consumato. Non sei nessuno se non ottieni like e per ottenere like e visibilità sei disponibile a tutti. Perché è meno faticoso postare video che lavorare, come è più conveniente il reddito di cittadinanza rispetto a un lavoro in fabbrica.

Siamo davanti alla solita ipocrisia, condanne pubbliche e vizi privati, oppure sta sfuggendo di mano un modello di vita quantomeno discutibile?

Se distruggiamo la famiglia quale buon esempio potrà mai seguire un figlio?

Qualsiasi post venga messo sui social è sottoposto a censura preventiva da parte dell’algoritmo dei vari Facebook, YouTube, Twitter (ora X). Il nostro giornale è stato bannato da Twitter dopo meno di un’ora dalla pubblicazione di un articolo sulla carne sintetica. YouTube, molto più “democratico”, in via preventiva ci ha “consigliato” di non pubblicare una video intervista con Silvana De Mari. I video degli stupri, delle bravate in Suv che provocano morti, circolano invece liberamente, nessuno li blocca.

Di ognuno di noi “il grande fratello che ci sorveglia” sa tutto, è in grado di geolocalizzarci, di ascoltarci anche a telefono spento per inviarci i consigli per gli acquisti.

Perché non agisce in questi casi?

Ma, nel frattempo che ci destiamo dal torpore e che ci scrolliamo di dosso l’ipocrisia, vogliamo avviare una riflessione seria su dove stiamo andando e attuare delle misure preventive che dissuadano concretamente da questi comportamenti?

Fermo restando che una donna non dovrebbe essere molestata nemmeno se camminasse nuda in piazza San Pietro, è necessario prendere delle precauzioni. Tutti in gioventù ci siamo trovati a compiere delle azioni con leggerezza, per eccesso di sicurezza, per ingenuità o per sprovvedutezza, ma oggi tutto è molto più pericoloso e necessita di maggiori attenzioni.

Non si tratta di fare una vita da clausura, abbiamo già subito i lockdown, ma di prestare alcune attenzioni, evitando il rischio di trovarsi in situazioni nelle quali non possiamo richiedere alcun aiuto, evitando di trovarsi in situazioni in cui non abbiamo più il controllo delle nostre facoltà, evitando di frequentare ambienti sconosciuti con persone sconosciute, evitando gli incontri al buio programmati con estranei attraverso una chat.

Attiviamo la geolocalizzazione sul cellulare condividendola con i genitori: tutti ci siamo trovati nella condizione di nascondere ai genitori alcuni aspetti della nostra vita privata, ma oggi è meglio prevenire che curare, in attesa di cominciare a capire che forse tutto quello che sembra frutto del progresso, della libertà, dell’innovazione, non ci appartiene e non ci favorisce.

La Messa è finita e come nel film di Nanni Moretti è il momento di riflettere seriamente su quello che abbiamo creato in questi anni.

È questa la libertà che vogliamo o forse è dissoluzione e decadenza funzionale alla distruzione sociale e a un dominio ancora più sottile?

Di mezzo ci vanno i nostri figli, i giovani che sono il nostro futuro. Smettiamola di pensare che il problema non ci tocca. Domani potrebbe essere il nostro turno: non possiamo stare alla finestra a guardare, poi potrebbe essere troppo tardi.

Credits: Foto di 51581 da Pixabay

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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