Gli ucraini stanno festeggiando l’arrivo dei (pochi) F16 dei quali si favoleggia la potenza e il loro carattere risolutivo sull’esito della guerra (come si è fatto con i Javelin, con i missili Himars, con i carri armati Abrahams, con i Leopard, con i Bradley e i Challenger). Ma è improbabile che una simile arma possa in qualche modo capovolgere le sorti del conflitto.
Nel migliore dei casi, gli F16 potranno essere usati con modalità offensive facendoli volare a bassa quota in attacchi sporadici, ma nulla più. I carri armati americani e inglesi servivano nel 2022; gli F16 servivano nel 2023, per appoggiare l’offensiva ucraina. Sia i carri armati, sia gli aerei forniti dalla NATO sono giunti entrambi con un anno di ritardo, con effetti rimarchevoli sulla potenzialità combattiva degli ucraini.
Quale situazione si presenta al fronte?
Sul fronte l’iniziativa è passata decisamente in mano russa. Totale appare adesso l’incapacità degli ucraini di reggere il fronte per mancanza di uomini testimoniata dai continui arretramenti. Molte unità mancano di personale e sono sotto organico e per questo motivo i russi si stanno infiltrando lungo tutto l’arco del fronte.
I russi stanno avanzando oramai da settimane e ora continuano ad attaccare per logorare ed esaurire l’esercito ucraino. Per esso la coperta comincia davvero ad essere corta, visto che viene sottoposto ad una pressione continua che obbliga le unità ucraine ad accorrere laddove si delinea un grave rischio di vedere il proprio fronte sfondato dalle ripetute puntate offensive russe.
Con il risultato che l’esercito ucraino è sempre più a corto di uomini e sempre più stanco ed indebolito, incapace di difendere un fronte lunghissimo nel quale l’esercito russo approfitta della sua superiorità numerica per prendere l’iniziativa in qualsiasi punto del fronte desideri, nel tempo e con le modalità che preferisce, con l’esercito ucraino che agisce di rimessa, compiendo solo saltuariamente contrattacchi tattici i quali però non sono sufficienti a contrastare efficacemente nel complesso l’offensiva russa.
I russi premono sempre più a Chasiv Yar dove sono già presenti nella parte occidentale. Gli ucraini tentano disperati contrattacchi, ma i russi avanzano e si infiltrano ugualmente e si spingono verso ovest. Unità ucraine rischiano ora di essere circondate perché sono mandate a contrastare i russi per dare tempo agli ucraini nelle retrovie di formare una linea di fortificazioni nuova in grado di fermare l’avanzata russa.
Gli ucraini mirano ad una resistenza a tutti i costi e con qualsiasi mezzo fino all’autunno inoltrato, cioè fino alle elezioni americane, ma non vi è dubbio che l’obiettivo costerà perdite immense alle forze armate di Kiev che già ne hanno subite di varie, di gravissime e pesantissime.
Una situazione difficilissima, se non tragica
In nessuna parte del fronte gli ucraini mantengono l’iniziativa. Non arrivano più unità consistenti al fronte perché gli ucraini non ne hanno più da spostare. Praticamente in ogni punto del fronte ci sono degli arretramenti ucraini. Ciò perché la maggior parte delle unità ucraine è oramai sotto organico.
Prive di rinforzi e di munizioni molte di esse sono già costrette a ritirarsi verso posizioni arretrate dove ci si sforza di edificare a ritmo serrato fortificazioni e scavare trincee per approntare una forte linea difensiva che consenta agli ucraini di non perdere completamente il Donbass.
Ci riusciranno? Il tempo lo dirà. Ma nel frattempo l’Ucraina sta vivendo un momento difficilissimo: i russi avanzano ora verso Toresk e verso Pokrovsk cercando di accerchiare le truppe ucraine stanziate in queste località, contando su una forte superiorità numerica e di artiglieria.
Il momento è favorevole ai russi e alle loro azioni offensive. La Russia utilizza una combinazione di artiglieria, di bombe plananti FAB-1500 e di droni allo scopo di colpire le posizioni ucraine facendo affluire al fronte uomini, mezzi e materiali, anche se in qualche zona essa subisce perdite assai gravi, laddove le truppe ucraine sono ben posizionate.
I russi avanzano nel Donetsk ove gli ucraini cercano di contrastarli come possono. Tuttavia, il massimo ottenibile per loro sono modesti contrattacchi locali, vista la loro inferiorità numerica. L’iniziativa continua ad essere dei russi i quali ora hanno conquistato altre posizioni nella zona orientale del Donetsk dove avviene la maggior parte dei combattimenti.
Le forze armate russe avrebbero tagliato un lungo tratto di autostrada che collega la città di Kostantynivka a Vuhledar. Anche l’area a nord dell’autostrada vicino al villaggio di Pobjeda è stata occupata. I russi hanno così preso il controllo di una parte cruciale e strategica di autostrada nel Donbass.
Un parere autorevole
L’esperto militare britannico Alexander Merkouris ha affermato che “la linea di difesa eretta dagli ucraini nel 2014, quando è iniziata la guerra nel Donbass, non esiste più: le truppe russe l’hanno già sfondata, continuando la loro offensiva. Ora le forze armate ucraine non hanno proprio nulla da opporre ai russi: impossibile fermarli in campo aperto. Ma l’Ucraina non ha nuove linee di difesa in grado di rallentare l’offensiva. L’esercito ucraino manca sia di personale che di armi e i paesi occidentali non sono in grado di fornire alle forze armate ucraine tutto il necessario”. Trattandosi di un esperto britannico, cioè di un paese di fatto dichiaratamente nemico della Russia, il suo giudizio è quanto mai pertinente e convincente.
Quali sono le prospettive politiche e militari future?
L’esercito ucraino, dopo due anni e mezzo di guerra combattuta secondo i moduli e le tattiche della Prima Guerra Mondiale, è dissanguato ed esausto. E’ disperatamente a corto di uomini e quelli che restano in vita sono sempre meno adatti al combattimento, o perché feriti, o perché mutilati, o perché in condizioni psicologiche precarie o perché semplicemente spossati. Dal punto di vista delle risorse umane a disposizione o disponibili per l’esercito, la situazione ucraina è disperata.
Sul campo, l’esercito è stato indebolito da due anni e mezzo di guerra intensa e sanguinosa. L’aiuto occidentale non si è dimostrato sufficiente a sostenere lo sforzo bellico ucraino. I commissari di reclutamento in Ucraina continuano a rapire uomini e ragazzi per strada nel tentativo disperato di rifornire l’esercito di materiale umano che adesso sta drammaticamente scarseggiando, causando però un’opposizione popolare sempre crescente.
Inoltre, tali misure si stanno rivelando controproducenti non solo dal punto di vista politico, ma persino sotto l’aspetto militare. Infatti molte unità militari ucraine al fronte hanno rifiutato e continuano a rifiutare i rimpiazzi, perché inadeguati ed inefficienti. In base ad una testimonianza attendibile, un ufficiale ucraino, su trenta nuovi arruolati che gli sono stati assegnati, ne ha rimandato indietro addirittura ventotto. Motivando la sua decisione, così si è espresso: “Non posso fare la guerra con gente simile”.
A quanto pare, gli ufficiali reclutatori ucraini non vanno troppo per il sottile se si tratta di mettere le mani su potenziali reclute individuate nelle piazze delle città, nei mezzi pubblici, nei negozi, nei cinema, nei teatri e nei bar, pur di inviare delle persone anche soltanto lontanamente idonee, se non a battersi in combattimento, almeno a morire al fronte, per poi utilizzare politicamente il loro sacrificio nei rapporti e nelle negoziazioni con i paesi occidentali e con gli Stati Uniti, inducendo i membri della NATO ad inviare altri aiuti militari e gli stati dell’Unione Europea a concedere altri finanziamenti al governo di Kiev.
Ma il gioco sembra destinato a non durare molto a lungo, anche se si cerca di arrivare in qualche modo e a qualsiasi prezzo almeno alle elezioni americane. La crisi militare ucraina è irreversibile. La scarsità di mezzi e personale pesa. Si è vicini ormai al punto di non ritorno.
Rendendosene ben conto, l’Ucraina sta effettuando dei tentativi di avviare negoziati con la Russia, cercando di coinvolgere anche la Cina come mediatrice dopo averli troppo a lungo rifiutati. Per troppo tempo il governo di Kiev si è fidato in pieno e ciecamente dei governi occidentali e delle promesse americane, spingendo all’estremo sacrificio non solo le forze armate, ma la sua stessa popolazione, facendo balenare davanti ad essa un futuro solare e orgiastico che sta invece arretrando drammaticamente di fronte agli ucraini, lasciando loro soltanto una scia di sangue e di sofferenze.



