L’ultima follia ucraina:  l’avanzata su Kursk

Tutti i giornali occidentali, schieratissimi con la causa ucraina, sono concordi nell’esaltare la “stupefacente” operazione militare ucraina che con qualche migliaio di uomini e una decina di carri armati è penetrata di sorpresa nel territorio russo di Kursk, avanzando di dieci chilometri o poco più, attaccando una zona poco sorvegliata e presidiata dai militari russi.

A ben guardare, però di “stupefacente” non c’è nulla: essa somiglia piuttosto all’ultima disperata operazione offensiva del Terzo Reich, estremo rantolo del crollante impero di Adolf Hitler, operata nelle Ardenne nel Dicembre del 1944 in un settore del fronte poco presidiato dagli angloamericani in un mese nel quale essi non si aspettavano di certo un attacco da parte di una nazione oramai allo stremo.

All’inizio i tedeschi avanzarono di parecchi chilometri arrivando persino a circondare una divisione americana a Bastogne, ma dopo due settimane la superiorità aerea e numerica degli Alleati ebbe la meglio e l’attacco tedesco venne respinto con gravi perdite da parte degli attaccanti che videro andare in fumo letteralmente le loro unità corazzate migliori, schierate per l’occasione sulle Ardenne mentre invece sarebbero state necessarie, anzi indispensabili per contrastare le armate russe che nel frattempo erano già vicino a Varsavia e si apprestavano a dare il colpo finale e mortale al Terzo Reich.

Similmente, si può dire che il colpo di mano ucraino su Kursk sia il canto del cigno di una nazione allo stremo, costretta a rastrellare per strada uomini e ragazzi per avviarli, volenti o nolenti al fronte, come si faceva a Berlino negli ultimi giorni della Germania nazista. Testimonianze attendibili parlano di minorenni e di sessantenni rapiti per le strade della capitale e delle città ucraine e reclutati. Ebbene, in una situazione del genere si va ad escogitare la pensata assurda di attaccare il territorio stesso della Federazione Russa per portare, a detta degli stessi esponenti politici e militari ucraini, “la guerra a casa degli invasori” 

A che pro?

Cerchiamo di intravedere una logica, posto che ve ne sia una, in questa mossa inaspettata degli ucraini: soldati esperti e motivati, estremamente indispensabili nel Donbass, dove potrebbero accorrere nei settori del fronte più direttamente e pericolosamente minacciati di rottura e di infiltrazione, sono invece stati dirottati per attaccare una zona distante che non si presta ad alcuna operazione di accerchiamento delle truppe russe lì operative, dal momento che la zona di Kursk dista più di cento chilometri dal Donbass. Che mossa tattica e strategica è? E soprattutto, quali fini e obiettivi si propone?

La prima spiegazione che si presenta alla mente è la speranza, rivelatasi subito del tutto illusoria, che i russi distolgano truppe dal Donbass allentando la pressione sull’esercito ucraino che sta da mesi subendo l’iniziativa russa e che sta tenendo la linea del fronte a prezzo di perdite continue e, a differenza di quelle russe, non rimpiazzabili e ripianabili.

Da tempo infatti le truppe che stanno affluendo al fronte di rincalzo a quelle già esistenti lì sono di bassa qualità e capacità combattiva. Se si sperava che i russi avrebbero tolto truppe esperte per tamponare la nuova falla apertasi alla loro frontiera di Kursk, si è avuta una grossa delusione: i soldati russi operativi nel Donbass da lì non si sono mossi e non vi è alcuna indicazione che da lì verranno spostati poi nel prossimo futuro.

Nessun tipo di sollievo quindi è destinato a ricevere pertanto l’esercito ucraino al fronte; semmai il danno di non ricevere il supporto delle unità esperte ora operanti nella zona di Kursk e di dover fare a meno del loro apporto, ora quanto mai necessario.

Altra spiegazione: aprire ora un nuovo fronte che metta in difficoltà gli invasori.  Ma sta di fatto che essi godono della superiorità numerica: aprire un altro fronte crea problemi al contendente che lamenta scarsità di truppe come l’Ucraina (problema a tutti noto), non a colui che dispone di un numero maggiore di soldati e può rimpiazzare le perdite, come la Federazione Russa.

Terza spiegazione: si cerca di occupare e di tenere un territorio appartenente all’avversario con l’obiettivo di scambiarlo, nelle trattative di pace, con i territori che quest’ultimo ha già precedentemente occupato in questi due anni e mezzo di guerra. Ma non si presidia una zona di guerra con poche migliaia di uomini; già adesso pare che almeno la metà sia perita nei combattimenti accaniti che stanno avvenendo lì.

Il generale italiano Capitini, esperto in materia, ha recentemente dichiarato in una sua intervista che i soldati ucraini farebbero bene a rientrare immediatamente nelle loro basi se non vogliono rischiare di essere massacrati o catturati. Ma le unità ucraine sconfinate nella zona di Kursk non sembrano intenzionate minimamente a ritirarsi, in preda ad un vero delirio di rivalsa. La risposta di Putin sarà molto dura. Mosca ha già affermato che “la dura risposta russa all’offensiva ucraina a Kursk non tarderà ad arrivare”. E c’è da crederci!

Mancanza di una logica militare e presenza di un senso di disperazione

Lo scrittore tedesco Schiller ebbe a dire: “Di fronte agli imbecilli, anche gli dei sono impotenti”. Chi scrive confessa la propria impotenza nel comprendere le ragioni di questa manovra militare. Forse esiste una ragione politica. Si vuole convincere l’Occidente che l’Ucraina è viva, non capitola e compie addirittura azioni offensive.

La strategia ucraina sembra improntata al principio “tanto peggio, tanto meglio”. La dirigenza di Kiev pare disposta a sacrificare tutta la popolazione al fine di dimostrare di poter e voler combattere fino alla fine, cioè fino alla vittoria.

Di fronte alla prospettiva del collasso della nazione ucraina, i dirigenti di Kiev sono disposti anche a provocare un’escalation globale. Ma è un obiettivo che mostra la corda nella crescente e forte stanchezza occidentale nel sostenere la causa ucraina. Ma che avvalora la tesi che la politica, come l’amore, ha delle ragioni che la ragione non conosce.

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Immagine di Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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