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C40, Clima, Agricoltura e Dintorni

La cosiddetta élite ha elaborato da tempo piani per il depopolamento e per il controllo dei popoli, in nome di una falsa teoria che proclama la scarsità di risorse sul pianeta Terra.

Tale ipotesi, portata avanti da pubblicazioni come quella del Club di Roma, “Limits to growth”, è divenuta la pietra miliare per la teoria economica neoliberista ed il suo mantra: There Is No Alternative (TINA), ovvero, ‘non ci sono alternative’.

L’altra teoria portata avanti è quella relativa alla pericolosità della CO2 che va a braccetto con l’incombente cambiamento climatico.

Questo insieme di assurdità e falsità, unite alle guerre sapientemente distribuite in tutto il globo terrestre e alle malattie, altrettanto sapientemente elaborate e distribuite dal biolaboratori, servono a soggiogare e a tenere in scacco i popoli e a realizzare l’Agenda 2030.

I vari gruppi e club che radunano le menti “raffinate” sono diversi nelle denominazioni, Club di Roma, Fabian Society, Bildberg, C40, …, ma identici negli obiettivi che perseguono.

Cosa è il C40?

Il C40 è un gruppo di cui fanno parte circa cento sindaci delle maggiori città del mondo, tra cui, per l’Italia, Roma e Milano. Questo gruppo è finanziato da George Soros e dalla fondazione Clinton.

“I sindaci delle città C40 si impegnano a utilizzare un approccio inclusivo, basato sulla scienza e collaborativo per dimezzare la loro giusta quota di emissioni entro il 2030, aiutare il mondo a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi e costruire comunità sane, eque e resilienti. C40 aiuta i sindaci a farlo“.
Il risultato si raggiungerà, leggendo quanto scritto nel sito del gruppo C40, entro il 2030eliminando il consumo di carne e di latte e derivati, e l’utilizzo di veicoli privati. E ogni cittadino potrà acquistare al massimo tre nuovi capi d’abbigliamento all’anno”.

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Questa è la pianificazione degli standard perseguiti dal gruppo C40, dal loro sito web:

Standard di leadership C40 2021-2024:

  1. La città del C40 ha adottato un piano d’azione per il clima resiliente e inclusivo, in linea con l’ambizione di 1,5°C dell’Accordo di Parigi, e lo aggiorna regolarmente;
  2. Nel 2024, la città è sulla buona strada per realizzare il suo piano d’azione per il clima, contribuendo a una maggiore resilienza, a risultati equi e a dimezzare le emissioni complessive di C40 entro il 2030;
  3. Mainstream. La città utilizza i necessari strumenti finanziari, normativi e di altro tipo a sua disposizione per affrontare la crisi climatica e integra i suoi obiettivi climatici equi nei processi decisionali della città di maggiore impatto;
  4. Innovare. La città innova e inizia a intraprendere azioni inclusive e resilienti per affrontare le emissioni al di fuori del controllo diretto del governo cittadino, ad esempio associate a beni e servizi consumati nella propria città;
  5. Il sindaco e la città dimostrano la leadership globale per il clima e ispirano gli altri ad agire a sostegno dell’Accordo di Parigi.

I sindaci di C40 sono stati in prima linea nella leadership climatica per oltre 15 anni, guidando il dibattito sull’azione per il clima e la giustizia ambientale per porre questi temi in primo piano e al centro delle nostre politiche locali e dell’agenda internazionale.”

Il gruppo C40, che già gode di buoni finanziamenti, si è assicurato ulteriori fondi con un accordo con NREP, società di investimento danese, dedita al cosiddetto green e alla decarbonizzazione “spietata”.

Dal 2020 il gruppo C40 ha promosso il progetto della ‘città di 15 minuti’ con articoli e guide.

Nel 2022 a Buenos Aires vi è stato l’evento “C40 World Mayors”, dove si è parlato diffusamente dell’implementazione di tali tipi di città.

La ‘città di 15 minuti’ è, di fatto, una sorta di prigione a cielo aperto, con ingressi ed uscite contingentate, varchi elettronici, acquisti e conti correnti monitorati e bloccati se non si rispettano determinati parametri, modo elegante che definisce il credito sociale cinese.

L’agricoltura è nel mirino di tali personaggi.

Nei piani c’è l’esproprio della terra agli agricoltori, e la variazione, nel contempo, della tipologia di cibo ed alimentazione, che, per le masse, dovrebbe diventare totalmente sintetica.

In questa chiave devono essere viste le opere che riempiono di pannelli fotovoltaici e parchi eolici i terreni agricoli.

Anche la manipolazione del clima, tramite la geoingegneria, è funzionale a questo disegno: inondazioni disastrose, o, al contrario, lunghi periodi di siccità, grandinate copiose, rovinano il lavoro di mesi e costringono gli agricoltori, nei casi più gravi, a cedere i loro terreni.

Da tanti mesi gli agricoltori protestano, inutilmente, in Europa, India, USA e Canada. Le politiche economiche neoliberiste rendono oneroso coltivare e vendere i prodotti agricoli a filiera corta, incoraggiando l’importazione dei prodotti o attuando impossibili e schizofreniche politiche a zero emissioni.

L’utilizzo congiunto di queste due leve, il clima e la politica economica globalista, mettono in ginocchio un settore che è strategico per la sovranità alimentare e la salute.

Il cibo, nei loro progetti, sarà sintetico e vedrà coinvolte le aziende globaliste come Sygenta, Bayer, Cargill, Corteva, …, che lavoreranno in sinergia con Microsoft e Google.

Il cibo, sempre nei loro piani, sarà prodotto dalla cosiddetta “Intelligenza Artificiale” tramite la tecnologia e venduto tramite Amazon.

Gli organismi sovranazionali, come le Nazioni Unite, il World Economic Forum, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, …, diretti dagli incappucciati della finanza, vogliono vendere la favola che questo tipo di produzione sintetica sia sostenibile, sia “green”.

Questa favola si collega all’altra: l’emergenza climatica.

Una volta raggiunto l’obiettivo di una agricoltura controllata dalle multinazionali, i terreni saranno considerati attività finanziarie e le società coinvolte si scambieranno le quote di carbonio.

Dunque, in campo ci sono i soliti fondi noti, come Blackrock, Vanguard e State Street: che investono e, tramite i vari consigli di amministrazione in cui vi sono loro rappresentanti, controllano le industrie tecnologiche, farmaceutiche, informatiche e belliche, nonché l’agricoltura.

Il ruolo del mainstream

Il gruppo C40, al punto 3, cita proprio il mainstream: giornalisti e conduttori, carta stampata e testate online, hanno ubbidito subito ai padroni.

La campagna mediatica sulle argomentazioni del C40 è partita nel modo consueto, coordinato e usando le medesime argomentazioni.

Stesso modus operandi anche per dileggiare chi osa criticare le ‘città di 15 minuti’, la carne sintetica, l’attacco all’agricoltura, …, ogni critica viene puntualmente stroncata con i soliti epiteti, con le solite etichette che servono per distinguere i buoni, coloro che vivono serenamente nella massa senza porsi domande, dai cattivi, coloro che pongono il dubbio a fondamento di una coscienza critica e matura.

Gli esperti di comunicazione del mainstream fanno passare per buone azioni volte alla salvaguardia del pianeta quelle, che in realtà, comportano una diminuzione della capacità di produrre cibo in autonomia: chi coltiva un orto o un appezzamento di terreno, viene indicato come produttore di CO2.

Al contrario, chi affitta o vende il proprio terreno a società che installano pannelli fotovoltaici o pale eoliche, viene considerato come l’eroe che salva il mondo, evitando del tutto di spiegare quanto, in realtà, siano inquinanti tali impianti e quanto sia deleterio il loro impatto sulla fauna locale.

Nonostante tutto, la visione Malthusiana di un mondo con risorse limitate, “costruito” per un numero limitato di esseri umani, sta fallendo: ognuno di noi può accelerare la fine di questa teoria…come? Sapere è potere, è pertanto importante parlarne diffondendo la conoscenza ed il pensiero critico. (Tratto dall’articolo “Come ti permetti Malthus – di Manuela Fratianni)

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Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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