L’Europa firma gli assegni, gli Stati Uniti vendono,
l’industria delle armi incassa
Da quasi quattro anni la guerra in Ucraina si combatte su due fronti.
Il primo è quello che tutti vedono: trincee, droni, missili, città distrutte e migliaia di vittime.
Il secondo è meno visibile ma non meno importante: quello economico. È il fronte dei contratti militari, delle commesse industriali, dei bilanci delle grandi aziende della difesa e delle risorse pubbliche impiegate per sostenere il conflitto.
È su questo secondo fronte che si gioca una partita di enorme rilevanza per i cittadini europei.
| IL NODOL’Europa finanzia una quota crescente delle forniture militari, mentre una parte rilevante del valore industriale resta concentrata negli Stati Uniti. |
Il nuovo modello: l’Europa acquista, l’Ucraina riceve
Il risultato è un cambiamento significativo del modello di sostegno: gli Stati Uniti continuano a fornire tecnologia e armamenti; numerosi alleati europei sostengono una quota crescente dei costi; l’Ucraina continua a ricevere il materiale necessario per proseguire la difesa. Secondo le informazioni rese pubbliche dalla NATO e dalle dichiarazioni dei governi aderenti, i finanziamenti impegnati attraverso il PURL hanno già superato i 6,7 miliardi di dollari, con oltre dieci pacchetti d’arma finanziati da 29 Paesi tra alleati NATO e partner; per il solo 2026 Kyiv stima un fabbisogno aggiuntivo compreso tra 12 e 20 miliardi di dollari.
Negli ultimi mesi la NATO ha introdotto il Prioritized Ukraine Requirements List (PURL), uno strumento destinato a coordinare le esigenze militari dell’Ucraina con i Paesi alleati. Nella pratica, una parte crescente delle forniture militari non arriva più attraverso programmi di aiuto diretto degli Stati Uniti, ma viene acquistata dai Paesi europei, che finanziano l’acquisto di sistemi d’arma destinati a Kiev.
Il riarmo è diventato anche un grande mercato
Che il settore della difesa stia vivendo una fase di forte espansione non è un’opinione. Secondo il SIPRI, le prime cento aziende mondiali della difesa hanno registrato nel 2024 ricavi complessivi pari a circa 679 miliardi di dollari, il livello più elevato mai registrato. Le grandi società statunitensi – Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman e General Dynamics – continuano a registrare fatturati enormi, mentre aziende europee come Rheinmetall hanno visto crescere in maniera eccezionale ricavi, utili e soprattutto il portafoglio ordini.
Dietro questi gruppi industriali figurano anche alcuni dei maggiori fondi d’investimento mondiali, che partecipano ai risultati economici del comparto attraverso le proprie quote azionarie. Questo non significa che la guerra sia stata combattuta “per fare profitti”, ma significa che il conflitto ha prodotto effetti economici estremamente favorevoli per l’industria della difesa.

Ricavi 2024 dei quattro maggiori contractor USA della difesa. Valori in miliardi di dollari. Fonte: SIPRI e bilanci societari.
Chi sostiene il costo?
Per i cittadini europei il conto non si limita alle forniture militari. Lo shock energetico seguito all’invasione russa del 2022, le sanzioni e la profonda trasformazione del mercato del gas hanno contribuito ad aumentare in modo significativo il costo dell’energia, con effetti duraturi su famiglie e imprese.
Parallelamente, quasi tutti i Paesi europei hanno avviato programmi di incremento della spesa militare. La prospettiva di elevare ulteriormente gli investimenti nella difesa comporta impegni finanziari molto rilevanti per i bilanci pubblici. In altre parole, mentre l’Europa sostiene finanziariamente l’Ucraina, è chiamata contemporaneamente a finanziare anche il proprio riarmo. È un doppio impegno economico destinato a incidere sulle finanze pubbliche per molti anni.
La domanda che merita un dibattito pubblico
Esiste una questione che raramente entra nel dibattito politico. Se una quota crescente delle risorse europee destinate al sostegno dell’Ucraina si traduce nell’acquisto di sistemi d’arma prodotti prevalentemente dall’industria americana, quale impatto avrà tutto questo sull’autonomia strategica dell’Europa?
Il tema non è stabilire se l’Ucraina abbia o meno diritto a difendersi. Il tema è capire se l’attuale modello di sostegno stia rafforzando anche la capacità industriale e strategica europea oppure se stia consolidando una dipendenza tecnologica e produttiva dagli Stati Uniti. È una domanda politica, economica e strategica. E merita una discussione seria.
Le obiezioni, per onestà
Ogni analisi equilibrata deve considerare anche le ragioni di chi sostiene l’attuale strategia. Secondo molti analisti della sicurezza, contenere l’espansionismo russo rappresenta un interesse diretto dell’Europa; il riarmo europeo era comunque considerato necessario dopo decenni di investimenti insufficienti; il coordinamento NATO garantisce continuità nelle forniture militari e una maggiore efficienza logistica; gli Stati Uniti continuano inoltre a mettere a disposizione intelligence, capacità operative e tecnologie che molti Paesi europei non sono ancora in grado di sostituire. Queste sono considerazioni legittime e fanno parte del dibattito.
Distinguere i fatti dalle opinioni
Negli ultimi anni sono circolate numerose accuse riguardanti presunti arricchimenti personali di esponenti del governo ucraino. Ad oggi, tuttavia, tali accuse non risultano supportate da prove indipendenti accertate ma è ragionevole pensare che abbiano più di qualche fondamento.
È quindi opportuno distinguere nettamente due piani. Da una parte vi sono dati economici verificabili: i bilanci delle aziende della difesa, i programmi di finanziamento, l’aumento della spesa militare e gli stanziamenti pubblici. Dall’altra vi sono accuse politiche che richiedono prove rigorose prima di poter essere considerate fatti ma rispetto alle quali il dubbio è legittimo.
La vera questione
Forse la domanda più importante non è chi abbia ragione nel conflitto. La domanda è un’altra. L’Europa sta costruendo una propria autonomia strategica oppure sta finanziando, con risorse dei contribuenti europei, un sistema nel quale gran parte del valore economico continua a concentrarsi oltreoceano?
Su questo interrogativo i cittadini europei hanno diritto a pretendere trasparenza, numeri verificabili e un dibattito pubblico aperto. Perché ogni euro destinato alla guerra è un euro sottratto ad altre priorità: sanità, scuola, infrastrutture, ricerca, sostegno alle imprese e politiche sociali. Ed è proprio su questo equilibrio che si misura la qualità delle decisioni politiche di una democrazia.
Fonti
- SIPRI, “The SIPRI Top 100 Arms-producing and Military Services Companies, 2024” e comunicato stampa del 1° dicembre 2025 (www.sipri.org) – dati sui ricavi 2024 dei principali gruppi della difesa.
- NATO, dichiarazioni ufficiali sul Prioritized Ukraine Requirements List (PURL) e comunicati dei singoli Paesi contributori (agosto 2025 – luglio 2026, www.nato.int).
- Dichiarazioni del Ministro della Difesa ucraino Denys Shmyhal, 15 ottobre 2025, sul fabbisogno PURL per il 2026.
- Bilanci societari pubblici di Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman e General Dynamics, esercizio 2024.
Credits: Foto generata con l’IA




