Lo yoga come scienza universale
Lo yoga, come ogni scienza esatta, può essere praticato in qualsiasi clima e luogo del mondo. Alcuni ritengono erroneamente che lo yoga non sia adatto alle menti occidentali, ma migliaia di persone in ogni continente lo hanno praticato così come è stato tramandato, ottenendo armonia e connessione con lo spirito.
Migliaia di studenti, anche in Occidente, seguono oggi lo yoga con continuità, mentre in Oriente esiste da secoli una catena ininterrotta di praticanti.
La scienza dello yoga rappresenta una base spirituale per una vita pienamente umana. L’Oriente, riconoscendo l’unità di corpo e spirito, ha coltivato l’aspetto interiore attraverso diversi sistemi yogici. L’Occidente, invece, si è concentrato sullo sviluppo materiale e sulle forze esterne della natura, come dimostrano i progressi scientifici, ad esempio nella ricerca dell’energia atomica.
Così come l’Oriente beneficia oggi dell’evoluzione materiale, l’Occidente dovrebbe evitare di lasciarsi travolgere dalla tecnologia, rischiando di perdere l’opportunità di scoprire le grandi energie spirituali presenti dentro ogni essere umano.
L’incontro tra due saggezze
Una combinazione armonica tra la saggezza orientale e quella occidentale è la soluzione migliore. In entrambe le culture esiste un’anima: ciò che conta è conoscerla, coltivarla e comprenderla.
Lo yoga, applicabile ovunque, è necessario per raggiungere l’unione con lo spirito e liberarsi dall’illusione mortale della sofferenza. La disciplina fisica, mentale e spirituale dello yoga ci permette di annullare l’ignoranza e la percezione di separazione dal Sé, radice di ogni dolore.
Gli otto passi dello Yoga secondo Patanjali
1. YAMA – Astinenze ed etica personale. Sono le regole di comportamento da osservare prima e durante la pratica: non violenza, sincerità, non rubare, castità (intesa come fedeltà e rispetto verso il partner), non accumulare ricchezze, condurre una vita pura e moralmente buona.
2. NIYAMA – Osservanze verso se stessi. Riguardano la disciplina personale: pulizia fisica e mentale, accontentarsi, autodisciplina, studio e ricerca di sé, devozione e donarsi a Dio.
3. ASANA – Le posture del corpo. Comprendono le posizioni fisiche e il corretto allineamento: stare seduti, in piedi o in qualsiasi posizione con la colonna vertebrale perpendicolare e il corpo comodo. Si può praticare su cuscini, sul letto o su una sedia diritta: ciò che conta è la comodità unita alla verticalità della colonna.
4. PRANAYAMA – Il controllo del respiro. Dominare la respirazione permette di controllare le energie vitali. Attraverso esercizi specifici si impara dapprima a gestire la forza dei muscoli e del corpo, poi le dinamiche interne della mente, fino a sviluppare la concentrazione.
5. PRATYAHARA – Il ritiro dei sensi. Significa imparare a distogliere l’attenzione dagli stimoli esterni e a dominare la mente. È un passo fondamentale per raggiungere l’interiorizzazione.
6. PRATYAHARA (approfondimento) – Interiorizzazione della coscienza. In questo stato si dimentica il corpo e si abbandonano le sensazioni esterne, entrando in una condizione di percezione interiore e divina.
7. DHARANA – La concentrazione. È la capacità di focalizzare la mente su un unico punto o oggetto. Nello yoga significa concentrarsi sulla presenza del Sé dentro il corpo.
8. DHYANA – La meditazione. È il mantenimento della mente immobile e stabile. Dhyana è una forma più raffinata di concentrazione, che porta all’espansione della coscienza e prepara al Samadhi.
9. SAMADHI – Lo stato di coscienza superiore. È l’esperienza mistica dell’illuminazione, lo stato di unità con il cosmo, detto anche estasi supercosciente o, nella tradizione buddista, Nirvana. I passi descritti conducono a questa meta finale, lo stadio più elevato dello yoga.
Credits: Foto generata con l’IA




