Nel vasto universo dello yoga tantrico, i Kriya sono pratiche di purificazione che, secondo la tradizione, aiutano a liberare il corpo da scorie e tensioni, rendendo più fluido il respiro, più vigile la mente e più armonioso il flusso dell’energia.
Il significato dei Kriya
Non si tratta soltanto di tecniche fisiche. Nel linguaggio del Tantra, i Kriya sono strumenti di riequilibrio complessivo: coinvolgono il corpo, la sensibilità, l’attenzione interiore e il rapporto con la propria energia sottile.
Alcuni agiscono in modo molto concreto sul piano corporeo; altri introducono a una dimensione più sottile, legata ai chakra, ai bija mantra e al risveglio della coscienza.
Aswini Kriya: il risveglio del mattino
Tra le pratiche quotidiane più semplici viene indicato l’Aswini Kriya, da eseguire al mattino appena svegli, a stomaco vuoto, dopo aver bevuto acqua. La tecnica consiste in una serie di contrazioni e rilasciamenti della muscolatura anale.
Nella visione tradizionale, questo esercizio contribuisce alla purificazione, al risveglio energetico e alla regolarizzazione delle funzioni corporee. È un gesto apparentemente minimo, ma nel contesto dello yoga tantrico assume il valore di una disciplina quotidiana, capace di sostenere radicamento, presenza e continuità nella pratica.
Neti Kriya: il naso come filtro del respiro
Un altro ambito centrale è quello del Neti Kriya, dedicato alla purificazione del naso. Il testo lo descrive come una parte delicatissima e fondamentale del corpo, responsabile della qualità dell’aria che respiriamo e collegata, nella fisiologia sottile dello yoga, alle nadi Ida e Pingala.
Quando il passaggio respiratorio è libero, secondo questa impostazione, il corpo beneficia di una migliore respirazione e di una migliore ossigenazione. Per questo la tradizione ha elaborato diverse modalità di pulizia del naso.
I tre metodi del Neti

Gajkarni o Kunjal Kriya: la purificazione dello stomaco
Più intensa è la pratica del Gajkarni Kriya, detto anche Kunjal Kriya, indicata non come esercizio quotidiano ma come tecnica da eseguire quando se ne avverte la necessità.
La procedura tradizionale prevede l’assunzione di una grande quantità di acqua salata tiepida, seguita dall’espulsione del contenuto gastrico. Nel testo questa pratica viene presentata come un metodo per eliminare muco e acidità, alleggerire lo stomaco e favorire una sensazione di pulizia profonda.
Si tratta di una tecnica delicata, appartenente a una disciplina tradizionale e da considerare con prudenza, evitando improvvisazioni. Il suo senso, nella prospettiva yogica, è quello di svuotare ciò che appesantisce, preparando il corpo a una migliore circolazione dell’energia.
Dai Kriya ai Chakra: il corpo sottile e i Bija Mantra
Dopo le pratiche di purificazione fisica, il testo introduce una dimensione più interiore, parlando di un piccolo Tapasya, un Tantra Kriya orientato alla purificazione del corpo fisico, psichico ed energetico e al risveglio dei sette chakra.
Qui entrano in scena i Bija Mantra, i “mantra seme”, descritti come semi energetici capaci di crescere interiormente proprio come un seme nella terra. L’immagine è potente: la pratica spirituale non produce un risultato meccanico e immediato, ma deposita un principio vitale che continua a lavorare nel tempo.
Il percorso inizia dal chakra più alto, il Sahasrara, il chakra dai mille petali, simbolo di apertura, coscienza e infinite possibilità dell’essere. A esso viene associato il suono OM o OHM, il seme sonoro da cui comincia il risveglio degli altri centri energetici.
Una via di purificazione e consapevolezza
Letti oggi, questi insegnamenti possono essere accolti in almeno due modi. Da un lato come testimonianza di una tradizione antica, che considera il corpo non come macchina separata, ma come soglia tra materia, respiro, mente ed energia. Dall’altro come invito a recuperare un rapporto più attento con i propri rituali quotidiani: bere, respirare, svuotare, purificare, ascoltare.
Il cuore del messaggio è semplice e radicale: la trasformazione interiore passa anche attraverso piccoli atti ripetuti con consapevolezza. Nel Tantra, purificare non significa soltanto togliere impurità, ma creare spazio. Spazio nel corpo, nel respiro, nella mente, nella percezione.
Ed è proprio in questo spazio che, secondo la tradizione, può tornare a manifestarsi l’energia vitale.
Credits: Foto generata con l’IA




