Una tradizione antica di pensiero e liberazione
Lo yoga in cui crediamo è lo yoga che rappresenta una tradizione molto antica di pensiero, di tecniche ascetiche e di metodi di meditazione.
È uno yoga che si fonda sulla convinzione che la sofferenza esistenziale nasce dall’ignoranza: ignoranza della vera natura dell’ātman, inteso come il Sé che illumina ogni essere umano.
La via della conoscenza e del distacco
È uno yoga che ritiene che la sola via di salvezza sia la realizzazione della vera conoscenza.
Questo avviene quando l’uomo, lontano dal mondo, in solitudine e sotto la guida del proprio maestro spirituale:
- controlla e sopprime gli stati psicomentali che lo confondono
- supera i fattori che li generano, cioè l’attività dei sensi e quella del subconscio
Uno yoga che conferisce calma e stabilità alle membra, riducendo lo sforzo al minimo, perché lo yoga è immobilità in opposizione al continuo agitarsi delle forme dell’esistenza.
Le asana come neutralizzazione dei sensi
Nello yoga in cui crediamo, la pratica corretta delle āsana porta l’allievo a una neutralizzazione dei sensi, facendo sì che la coscienza sia sempre più distaccata dal corpo fisico.
Il ruolo centrale del pranayama
Uno yoga che unisce alla corretta esecuzione delle āsana la pratica fondamentale del prāṇāyāma, attraverso cui il respiro viene calmato e rallentato progressivamente, sino quasi ad annullarsi.
Le antiche tradizioni ascetiche — non solo yogiche, ma anche sciamaniche e taoiste — hanno infatti osservato l’interdipendenza tra ritmi del respiro e stati di coscienza.
Attraverso il prāṇāyāma, lo yogin può sperimentare stati profondi di coscienza impossibili per chi non segue questo percorso, ottenendo una lucidità mentale superiore.
La fase finale: tecniche sottili di meditazione
Questo è lo yoga che permette allo yogin di entrare nell’ultima e più complessa fase del suo cammino: l’apprendimento di tecniche di meditazione più sottili, che devono restare strumenti di crescita e liberazione interiore, e non il fine dell’ascesi.
Se diventassero uno scopo a sé, lo yogin cadrebbe nell’illusione della magia, perdendo di vista la ricerca del Sé.
I poteri straordinari come conseguenza, non obiettivo
Uno yoga che, portando lo yogin a un controllo sempre più profondo della mente, gli permette — una volta raggiunto distacco e indifferenza verso il mondo materiale — di accedere a poteri fuori dall’ordinario: ricordare vite precedenti, leggere il pensiero, vedere l’aura.
Uno yoga che diventa progetto di vita.

Uno yoga radicato nella tradizione, adattato all’Occidente
Una metodologia unica con una sola radice
Questo è il nostro yoga, che riconosce una sola radice:
quella dello yoga della Bhagavad Gītā e del saggio Patañjali, tenendo però in considerazione:
- l’epoca in cui viviamo
- il contesto geografico e culturale
- lo stile di vita
- l’alimentazione
- i principi dell’Ayurveda
Respiro e movimento come un’unica danza
Il cuore di questo metodo sta nella sincronizzazione del respiro con il movimento, nella pratica di una sequenza di posture connesse e concatenate proprio dal respiro, come in una danza.
Le posture:
- allungano e tonificano la muscolatura
- favoriscono l’eliminazione delle tossine
- migliorano la flessibilità e la forza
- purificano gli organi interni
- portano a una mente rilassata e presente
È una pratica adatta a tutti: principianti, giovani, meno giovani, persone sane o con difficoltà.
Uno yoga per il benessere, non per la performance
Uno yoga non finalizzato alla prestazione, ma al raggiungimento di equilibrio e benessere psicofisico.
Uno yoga che serve ogni allievo nel suo cammino, senza difendere il proprio “orticello”, ma promuovendo scambi e confronti tra diversi insegnanti e metodi.
Un’apertura fondata sulla ricerca della verità
Il confronto con altri può essere positivo solo se mosso da:
- ricerca sincera
- desiderio di crescita
- volontà di miglioramento di sé
Gli obiettivi fondamentali dello yoga che proponiamo
Questo yoga, come progetto-percorso-modello di vita, deve porsi almeno tre grandi obiettivi:
- Mantenere il corpo efficiente, ritardando i processi di invecchiamento.
- Rispettare yama e niyama, regole etiche che costituiscono una visione filosofica della vita.
- Raggiungere il Sé, per eliminare ogni sofferenza esistenziale.
Senza questi principi, non possiamo parlare di yoga.
È possibile praticare attività fisiche utili o tecniche di rilassamento e meditazione, ma non si può chiamare yoga.
Credits: Foto generata con l’IA




