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L’Europa nell’Epoca dell’Oligarchia: Le Minacce Nascoste della Riforma dei Trattati dell’UE

La riforma dei trattati dell’Unione Europea è nuovamente al centro del dibattito politico a Strasburgo, in seguito alla Conferenza sul futuro dell’Europa. Questa iniziativa delle istituzioni europee, però, è stata vista da molti come un tentativo di mascherare una tecnocrazia sempre più oppressiva, che continua a sfruttare e strangolare i cittadini europei. 

La fiducia nell’UE e nelle sue istituzioni sembra ormai in picchiata, poiché vengono considerati organismi senza volto che si nutrono avidamente delle sofferenze e del sangue dei cittadini, impoverendoli in modo sempre più veloce e spietato, come dei parassiti insaziabili.

La Conferenza, svoltasi tra maggio 2021 e maggio 2022, è stata presentata come un enorme successo, vantando di aver raccolto oltre 700.000 contributi attraverso una piattaforma digitale multilingue. Durante questo periodo, sono stati istituiti quattro panel di cittadini a livello europeo e nazionale, i quali hanno concentrato la loro attenzione su nove temi di notevole interesse comune. 

Alla conclusione della Conferenza, sono state avanzate ben 49 proposte alle istituzioni europee, che spaziano dalla riforma della democrazia europea al cambiamento climatico, dalla salute alla sicurezza e alla politica estera. Queste proposte sono state accettate come punto di partenza per avviare il processo di riforma del trattato europeo.

In seguito, poco più di un anno dopo, nel mese di ottobre 2023, la commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo ha approvato una relazione che comprende progetti di modifica dei trattati. Questa decisione è stata presa con 19 voti favorevoli, sei contrari e un’astensione. Inoltre, è stata approvata una risoluzione di accompagnamento con 20 voti favorevoli, sei contrari e nessuna astensione. 

La relazione e la risoluzione sono state elaborate dal cosiddetto Gruppo Verhofstadt, che è guidato da Guy Verhofstadt, un noto politico belga con tendenze liberali. Guy Verhofstadt, ex primo ministro del Belgio, è attualmente membro del Parlamento europeo ed è famoso per le sue posizioni fortemente eurofederaliste.

Con la relazione approvata, i deputati riaffermano il loro invito a modificare i trattati dell’Unione Europea e chiedono al Consiglio di presentare immediatamente, senza ulteriori discussioni, le proposte al Consiglio europeo. Questo processo mira a istituire una convenzione, un organo composto da rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento europeo, della Commissione europea e dei parlamenti nazionali, che ha il compito di elaborare proposte di riforma istituzionale dell’Unione europea.

Nel documento presentato, sono state avanzate una serie di proposte che riguardano diversi aspetti dell’Unione europea.

Innanzitutto, si suggerisce di adottare un sistema più bicamerale che miri a rafforzare il ruolo del Parlamento europeo e a modificare i meccanismi di voto all’interno del Consiglio. Ciò comporterebbe un notevole aumento delle decisioni a maggioranza qualificata (VMQ) e una maggiore utilizzazione della procedura legislativa ordinaria (OLP) per favorire una maggiore efficienza nell’azione dell’Unione europea. Inoltre, si propone che il Parlamento europeo ottenga un diritto di iniziativa legislativa a pieno titolo e diventi un colegislatore per il bilancio a lungo termine dell’UE. Queste proposte sono indicative di un impegno per riforme istituzionali e per l’istituzione di un meccanismo per il referendum a livello europeo.

Inoltre, si suggerisce un’inversione dei ruoli attuali del Consiglio europeo e del Parlamento europeo nel processo di elezione del Presidente della Commissione europea, che verrebbe ribattezzata “Esecutivo europeo”. Secondo questa proposta, il Parlamento europeo nominerebbe il futuro Presidente della Commissione, mentre il Consiglio europeo approverebbe questa scelta. Inoltre, si propone di consentire al Presidente della Commissione di selezionare i membri del suo gabinetto in base alle preferenze politiche, garantendo nel contempo un equilibrio geografico e demografico.

Nella relazione si chiede anche l’istituzione di un meccanismo per i referendum a livello dell’Unione europea, che verrebbero utilizzati per decisioni relative alle azioni e alle politiche dell’Unione, compresa l’approvazione delle proposte di riforma dei trattati in esame. Questo servirebbe a rafforzare i meccanismi partecipativi esistenti.

I deputati propongono anche la definizione di una competenza esclusiva dell’Unione europea in materia di ambiente e biodiversitàcon competenze condivise in settori quali la salute pubblica, la protezione civile, l’industria e l’istruzione. Si auspica anche una promozione delle competenze condivise dell’Unione europea in settori quali energia, affari esteri, sicurezza esterna, difesa, politica delle frontiere esterne nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia e infrastrutture transfrontaliere.

La relazione tocca anche altri settori di riforma, compresi quelli relativi alla politica estera, di sicurezza e di difesa, al mercato unico, all’economia e al bilancio, al progresso sociale, all’educazione, al commercio e agli investimenti, alla non discriminazione (con l’obiettivo di ampliare la protezione dei gruppi vulnerabili, con particolare riferimento alla “parità di genere” in tutti i trattati), al clima e all’ambiente (con un focus sulla riduzione del riscaldamento globale e sulla salvaguardia della biodiversità secondo l’approccio “One Health”), alla politica energetica, allo spazio di libertà, giustizia e sicurezza (con competenze aggiuntive per Europol e una maggiore attenzione alla violenza di genere e ai reati ambientali perseguibili secondo il diritto dell’UE) e alla migrazione (con l’introduzione di norme minime comuni in materia di cittadinanza e visti, il rafforzamento delle misure di sicurezza alle frontiere e l’attenzione alla stabilità economica e sociale e alla disponibilità di manodopera qualificata).

Mercoledì 22 novembre il Parlamento europeo ha approvato con 305 voti favorevoli, 276 contrari e 29 astenuti la risoluzionesostenuta da cinque gruppi politici (Renew, PPE, S&D, Verdi e Sinistra), invitando la Commissione europea a presentare una proposta di revisione dei trattati entro il 2024, in vista della convocazione di una Convenzione intergovernativa che dovrebbe concludere i i suoi lavori entro il 2025. 

La situazione però è risultata subito estremamente confusa e ambigua. Il testo infatti è stato oggetto di profonde modifiche e depotenziamenti. In particolare, l’emendamento fondamentale che proponeva l’abolizione dell’unanimità nel Consiglio europeo a favore del principio di maggioranza qualificata è stato respinto. Questo emendamento costituisce il pilastro strutturale centrale della riforma ed è stato bocciato dall’Assemblea con un voto contrario quasi unanime da parte del PPE, tranne che per alcuni deputati italiani del PD.

D’altra parte, su specifici punti, come l’emendamento che riguardava una maggioranza qualificata invece dell’unanimità per quanto riguarda il rispetto dello stato di diritto, è stato approvato. Si è quindi verificato un conflitto evidente tra il principio generale, non approvato, e il principio applicato a una situazione specifica, che invece è stato accettato. Questa discrepanza rende il testo privo di una direzione chiara e coerente, poiché non è possibile accettare il principio su un aspetto e respingere il principio generale. In sintesi, il testo attuale è caratterizzato da incoerenza e mancanza di senso. È fondamentale comprendere quale possibile esito possa emergere da una discussione basata su queste premesse.

Inoltre, è stato respinto l’emendamento volto a conferire all’Unione Europea la competenza esclusiva su questioni ambientali, estendendo tale competenza anche all’ambito energetico. Ciò comporterebbe una limitazione del potere degli Stati membri su questioni ambientali in senso generale, compreso il Green Deal, che sarebbe diventato di competenza diretta dell’Unione Europea, escludendo gli Stati membri. 

Tra l’altro, leggendo le modifiche proposte per la riforma del trattato, assumono un connotato diverso anche le modifiche costituzionali che riguardano l’ambiente, cioè di premeditazione nell’attuazione di un piano ben congegnato.

La riforma costituzionale italiana in materia ambientale, approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati l’8 febbraio 2022 dopo due passaggi al Senato, introduce nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali, modificando gli articoli 9 e 41. La riforma nasce da una proposta di legge del Partito Democratico, sostenuta da altri gruppi parlamentari, tra cui Italia Viva, Leu, M5S e Forza Italia.

Le novità più rilevanti introdotte dalla riforma sono le seguenti:

Si aggiunge un nuovo comma all’articolo 9, che riguarda la promozione della cultura, della ricerca e la salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, in cui si afferma: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge stabilisce i modi e le forme di tutela degli animali». In questo modo, si attribuisce all’ambiente un valore costituzionale e si prevede una tutela specifica degli animali, con una riserva di legge che ne regoli i particolari.

Si aggiunge una frase finale all’articolo 41, che regola l’iniziativa economica privata, in cui si stabilisce: «L’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la sicurezza sociale, con la libertà e la dignità umana, con la salute e con l’ambiente». In questo modo, si introducono dei vincoli all’attività economica privata a favore della protezione della salute e dell’ambiente, in coerenza con il principio di sviluppo sostenibile. E prestate attenzione al termine “salute pubblica”.

In ogni caso, attualmente l’ambiente è una competenza condivisa tra l’Unione europea e gli Stati membri. Questo implica che sia l’Unione che gli Stati membri hanno il potere di legiferare e adottare normative vincolanti in materia ambientale, tuttavia, gli Stati membri possono intervenire solo se l’Unione europea non ha esercitato la sua competenza. Alcuni esempi di settori in cui la competenza ambientale è condivisa includono i trasporti, la politica di coesione, l’energia e la biodiversità. 

Inoltre, l’Unione europea ha la possibilità di stipulare accordi internazionali in materia ambientale, talvolta in collaborazione con gli Stati membri, come nel caso degli accordi misti. L’Unione europea è anche tenuta a integrare la tutela ambientale in tutte le sue politiche settoriali al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. 

Una delle iniziative più significative dell’Unione europea nel campo ambientale è il Green Deal europeo, lanciato nel 2019, che mira a trasformare i cittadini europei in servi della gleba, attraverso il fantomatico obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. 

Questa iniziativa è certamente significativa, ma non rappresenta l’unico esempio. Infatti, esistono numerose leggi europee che, nell’ambito della tutela dell’ambiente e della strategia per la biodiversità, avranno come risultato impoverimento e sottrazione delle terre ai suoi abitanti.

E per non farci mancare nulla, la risoluzione contiene degli emendamenti che propongono di estendere la competenza condivisa tra l’Unione e gli Stati membri in altri otto settori, tra cui: l’energia, gli affari esteri, la sicurezza esterna e la difesa, la politica delle frontiere esterne nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, le infrastrutture transfrontaliere, la sanità pubblica, la protezione civile e l’istruzione.

Molti analisti salutano la bocciatura di questi emendamenti come una sconfitta di chi ha presentato la proposta di riforma dei trattati, risultato diretto delle divisioni all’interno della maggioranza. Infatti, vaste fazioni dei Popolari hanno votato in contrasto con la linea del loro partito, opponendosi quindi agli emendamenti sostenuti principalmente dai liberali estremisti guidati da Guy Verhofstadt, noto per la sua proposta di istituire un esercito europeo per interventi globali, chiaramente finalizzati alla pace. D’altra parte, i deputati devono affrontare le elezioni l’anno prossimo e non desiderano presentarsi con questioni complesse da gestire.

Il vero punto è che, in realtà, la proposta presentata contiene altri punti che devono preoccuparci, in particolare in prospettiva dell’approvazione del trattato pandemico spinto dall’OMS. 

Nella fattispecie: «La commissione AFCO (per gli affari costituzionali del Parlamento europeo, n.d.a), propone di ampliare l’elenco delle competenze esclusive dell’UE per includere la biodiversità, l’ambiente e i negoziati internazionali sui cambiamenti climatici (emendamenti 82 e 83), e di aggiungere alle competenze concorrenti le questioni di sanità pubblica e la protezione e il miglioramento della salute umana, in particolare le minacce sanitarie transfrontaliere, compresa la salute riproduttiva (emendamento 84)».

Questo significa che, nel caso in cui fossero approvati gli emendamenti più controversi al Regolamento Sanitario Internazionale e il Direttore Generale dell’OMS acquisisse il potere di prendere decisioni riguardanti emergenze regionali o internazionali legati alla sanità pubblica, che nell’approccio “One Health” possono coinvolgere qualsiasi ambito della vita, l’Unione Europea potrebbe imporre una o più raccomandazioni previste dall’articolo 18 del nuovo Regolamento Sanitario, senza concedere agli Stati la possibilità di opporsi. Questo approccio considera la salute di persone, animali e ambiente come strettamente interconnessa.

Non lasciamoci distrarre dai media che ci bombardano di notizie irrilevanti, mentre in Europa si sta creando un mostro con poteri illimitati. Questo mostro sarà al servizio dell’ONU, la piovra che ci soffoca con i suoi tentacoli: la FAO che ci affama, l’OMS che ci avvelena, il FMI che ci indebita e molti altri. Svegliamoci e opponiamoci al progetto globale che vuole ridurci in schiavitù. Resistiamo alla tirannia finché siamo in tempo.

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Carmen Tortora

Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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