LA CASA DEL SOCIAL JOURNALISM

L’etica della guerra nel terzo millennio tra protagonismi e narrazioni

Marco Laccone

Gli organi di informazione si occupano quotidianamente della guerra in corso tra Russia e Ucraina, presentandola come un evento ingiusto e inopportuno in un’Europa quasi del tutto “pacifica e tollerante”. In quest’ottica sembra quasi una “anomalia” la crescita del consenso, nelle elezioni di vari Paesi europei, dei partiti nazionalisti, accusati di inneggiare all’intolleranza e alla violenza, alla separazione in base all’etnia e alla provenienza geografica, nonché di riprendere idee proprie del nazismo dello scorso secolo.

Invero c’è da notare che una larga parte degli esponenti della cultura italiana (e non solo) annovera il leader ucraino Zelensky tra coloro che giustificano proprio i “bravi nazisti“. Nel suo esercito ci sono reparti come il Battaglione Azov, fautore del suprematismo bianco e dell’antisemitismo al punto che nel 2019 alcuni deputati del Congresso Usa ne avevano chiesto l’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche. La guerra ha accresciuto la ricaduta politica, potenzialmente pericolosa, di Azov e degli altri gruppi neonazisti, ribadita anche dall’attenzione fornita loro dai media come fonti attendibili.

Riguardo l’altro protagonista del conflitto, c’è da ricordare come, dai vari governi succedutisi anche in Italia negli ultimi lustri, Putin fosse considerato una sorta di “grande amico dell’Occidente”, con cui si potevano fare ottimi affari (tra cui quello per la fornitura del gas). Alcuni studiosi inseriscono tra le molteplici cause del conflitto l’eccessivo avvicinamento programmato delle basi Nato ai confini di Mosca. Così, la reazione russa può essere vista come frutto di una presunta violazione di accordi internazionali oppure di una “paranoia” causata dal timore costante di essere aggrediti dall’Occidente, per citare lo storico Alessandro Barbero.

Le incertezze aumentano, se si considera che la descrizione dei due leader si è oggi praticamente rovesciata. Nei vari programmi radio e tv non è difficile sentire valutare Putin come un tiranno squilibrato, violento e sanguinario, mentre Zelensky appare come una guida fiera e orgogliosa, che combatte e chiede armi per la libertà del suo popolo e che, pertanto, deve rinunciare a qualunque prospettiva di pace.

Le notizie provenienti dall’estremo confine orientale d’Europa ci parlano ogni giorno di morti, sia di soldati che di civili, e della distruzione o del grave danneggiamento di città e monumenti (le identità di un popolo), di infrastrutture e ambiente (le sue possibilità di sviluppo). La pressione mediatica nell’epoca dei social e di una tv omologata arriva al punto che alcuni sociologi palesano il rischio di assuefazione alle notizie di guerra da parte degli spettatori non coinvolti nel conflitto, che finirebbero per creare un muro di indifferenza come difesa psicologica contro quello che viene recepito come un “bombardamento emotivo costante” messo in atto dai media.

In questo quadro, diventa difficile “dare una possibilità alla pace” o ergersi a paladino di uno dei due leader. E’ pur vero che chi fa scoppiare una guerra è sempre responsabile di un atto dalle conseguenze tragiche e imprevedibili, ma le parole di chi giustifica i “seminatori di odio e violenza” vanno comunque tenute in seria considerazione.

Appare quasi retorico, ma sempre necessario, constatare che le vere vittime di questo gioco di morte sono i civili, i cittadini inermi. Ma lo è pure, a tutti i livelli, anche il concetto stesso di pace e di dialogo tra i popoli, un concetto che richiama inesorabilmente alle proprie responsabilità tutti i leader politici, di destra e di sinistra, ai quali abbiamo affidato il “futuro presente” di un pianeta da condividere.

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Marco Laccone

Marco Laccone

Musicista cantautore, autore, docente ed editore. Ho pubblicato album musicali, opere di teatro musicale e per balletto, un libro+cd ispirato alla Buona Novella di De André e un saggio sulla comunicazione musicale per l'Ass. Naz. Sociologi. Conduco programmi musicali su radio/tv web. Ho seguito studi in Letteratura Arte Musica e Spettacolo, Jazz, Giurisprudenza, masterclass in Musicoterapia Psicodinamica. Suono e insegno chitarra.

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