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L’eredità maggiore della cultura greca: il senso del limite

Quando pensiamo alla cultura greca, il nostro pensiero va immediatamente alla filosofia, a Socrate, Platone, Aristotele oppure alla democrazia ateniese, alla figura di Pericle che la incarnò o alle meraviglie della scultura greca con le opere di Fidia, di Prassitele, di Skopas o all’architettura con il meraviglioso Partenone, opera di Ictino e Callicrate e infine ai contributi della cultura alla scienza e al pensiero con le intuizioni, le osservazioni e i calcoli di Talete, di Pitagora con i loro famosi teoremi o di Aristarco di Samo che per primo ebbe a formulare la teoria eliocentrica o di Eratostene che calcolò perfettamente la misura della circonferenza terrestre osservando che nel giorno del solstizio estivo a Siene non si formava nessuna ombra perché si trovava esattamente sul Tropico del Cancro, mentre ad Alessandria invece l’ombra che si formava creava un angolo pari alla cinquantesima parte dell’angolo giro e pertanto la circonferenza terrestre doveva essere cinquanta volte la distanza tra le due città. Tutto ciò è stato di certo un enorme contributo alla civiltà e alla storia.

Eppure, il nucleo costitutivo del pensiero e dell’atteggiamento greco di fronte alla realtà e alla vita non è stato colto dall’Occidente che pure ha annoverato il mondo greco a suo precursore. Anzi, questo nucleo è stato apertamente e orgogliosamente rinnegato e persino rabbiosamente, dall’Occidente in quanto riduttivo e castrante: il senso del limite. Il mondo greco l’aveva chiarissimo, tanto che era persino indicato sul frontespizio dell’oracolo di Delfi, riportante la scritta: “meden agan”, cioè “mai niente di troppo”.

E questo principio era tale da improntare tutto l’atteggiamento greco e persino il pensiero politico: quando Solone riformava le leggi di Atene, alla domanda se ritenesse le nuove leggi migliori in senso assoluto, rispose semplicemente: “no, sono migliori solo in senso ateniese”, come a dire andavano bene ad Atene, alla Grecia al massimo ma non al mondo intero. Una bella lezione per il mondo moderno che ritiene che la democrazia liberale sia la migliore forma politica in senso davvero assoluto e pertanto debba essere imposta, con le buone o con le cattive, anche nel resto del mondo, al limite anche con le invasioni e con le “guerre umanitarie” .

Le lezioni della mitologia greca

Persino i miti greci erano improntati al senso del limite: quando Achille, in cerca di gloria imperitura comunica alla madre Teti che partirà per la guerra di Troia appunto per conseguirla, lei lo avvertirà che questa gloria la otterrà, ma a prezzo della sua vita perché, lo avverte “la tua gloria è fatalmente legata alla tua distruzione”. E Achille partirà per la guerra, ben consapevole che vi perderà la vita.

Oggi in Occidente invece prevale la narrazione che sia non solo possibile, ma necessario ottenere tutto dalla vita, successo, potere e felicità senza pagare nessun prezzo esistenziale, ma soltanto “facendo le mosse giuste”. E allora verrai premiato e soltanto premiato senza che alcuno ti chieda di pagare il conto.

Nell’Odissea, Ulisse rifiuta di onorare Poseidon, il dio del mare, ritenendo che se la sua propria astuzia aveva permesso agli Achei di poter conquistar Troia, permetterà anche a lui di ritornare nella sua Itaca, senza dover impetrare il favore di alcun dio per avere un vento favorevole. Ma il dio lo perseguita fino a far morire annegati tutti i suoi compagni. Risparmia però Ulisse per dargli una lezione e affinché capisca che “senza l’aiuto degli dei l’uomo non è nulla”. Ulisse capisce la lezione e comprende che l’astuzia e la forza dell’uomo spesso non sono sufficienti.

Oggi, invece, viene raccontato nei corsi motivazionali aziendali in Occidente che è la motivazione umana a smuovere le montagne e non la fede in Dio, come insegnava Gesù Cristo. Credere in se stessi  basta e avanza e non vi alcun bisogno di credere in alcuna divinità. E di nuovo, Erodoto e Ticidide, parlando dei persiani, scrivono che sono barbari per i criteri greci, ma essi si regolano secondo le loro usanze e non salta in mente a nessuno dei due storici che essi debbano adottare i costumi dei greci. L’esperimento di Alessandro Magno che voleva creare un mondo nuovo fondendo i greci con gli asiatici e la cultura greca con quella egiziana, persiana e babilonese, sostanzialmente fallì: l’Asia voleva restare Asia e l’Europa intendeva restare Europa. Oggi l’Occidente intende esportare, il suo modello di vita, il suo “way of life”, in preda ad un’autentica  “hybris” totalitaria. Contro tutti coloro che magari non lo desiderano .

Il retaggio greco è stato davvero recepito o è stato rinnegato?

L’Occidente ritiene di essere il “migliore dei mondi possibili”, ritiene di avere la migliore forma di governo, la democrazia rappresentativa, il migliore sistema economico, il capitalismo, e in più ritiene che non solo sia il migliore, ma l’UNICO POSSIBILE. Tutti gli altri ancora esistenti, prima o poi spariranno perché non potranno competere con esso. In Occidente gli intellettuali, al contrario di Erodoto e Tucidide, ritengono che alla fine rimarrà solo una civiltà: quella occidentale. Tutto l’opposto di quello che ritenevano gli antichi greci che riconoscevano a tutti gli altri popoli il diritto di essere diversi, il diritto che, invece, poco democraticamente noi occidentali oggi non riconosciamo ad altri. 

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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