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Sottovalutate e dimenticate: il dramma delle morti sul lavoro e le sfide dell’emigrazione

Quanto accaduto a Firenze nel cantiere della Esselunga ha riaperto il tema delle morti sul lavoro.

In tutto sono 1041 le denunce di incidenti mortali sul posto di lavoro arrivate all’Inail in dodici mesi, in tutto il 2023. Quasi tre morti al giorno.

Improvvisamente abbiamo riscoperto che i morti sul lavoro rappresentano una vera e propria strage.

Nel medesimo periodo gli omicidi sono stati 285, i femminicidi 103, i pedoni morti investiti 434.

Ci è voluta però la strage nel cantiere a Firenze per portare alla ribalta sui giornali e le televisioni il problema delle morti sul lavoro, ma i morti ci sono purtroppo ogni giorno.

Fa più audience un femminicidio rispetto a un morto sul lavoro? Speriamo non sia così.

Le morti dovrebbero essere tutte uguali, dietro c’è sempre un dramma, ma troppo spesso la logica dello share prevale.

Improvvisamente i sindacati riscoprono l’esistenza di una classe operaia (ma c’è ancora?) e del problema degli appalti e della sicurezza sul lavoro.

Ora c’è la rincorsa a scoprire le responsabilità: il nuovo codice degli appalti voluto da Salvini, il sistema dei subappalti a cascata, le direttive della comunità europea, … ?

Sembra però che ci sia una miopia diffusa. Nessuno evidenzia che Fincantieri, il cui capitale è detenuto per il 71,32% da CDP Equity Spa, cioè lo Stato, utilizza solo nei cantieri di Monfalcone, ben 7.000 operai attraverso il sistema degli appalti, contro i 1.600 diretti.

Ma c’è di più: questi 7.000 che non godono ovviamente dello stesso trattamento economico degli operai assunti direttamente, sono per la maggioranza provenienti dal Bangladesh perché costano di meno, circa i due terzi di un diretto, e accettano condizioni di lavoro inaccettabili per un operaio italiano.

Il problema è ben più complesso di quanto lo si voglia far apparire: sicuramente ci vuole maggior sicurezza sui cantieri e maggior controllo sugli appalti, ma non si può continuare ad avere strumenti di misura diversi in base al soggetto interessato.

Che il sistema degli appalti abbia portato a una minor tutela del lavoro non c’è dubbio, ma perché non parliamo anche dei cantieri monfalconesi?

Il sistema accettato da tutti (non mi sembra di aver sentito parlare di sciopero generale per la situazione di Monfalcone) ha fatto sì che si stia modificando radicalmente non solo il sistema di contrattualizzazione della forza lavoro, ma anche il tessuto sociale del Comune che conta oggi circa 8.000 immigrati su 30.000 abitanti.

Perché Fincantieri, che rappresenta lo stato, può gestire in maniera massiva i subappalti senza che alcuno si scandalizzi e quando la stessa cosa la fa la media impresa, viene immediatamente accusata di sfruttamento e violazioni delle condizioni di sicurezza nel lavoro?

Le morti sono intollerabili di qualsiasi tipologia siano, ma evitiamo di fare la solita polemica politica addossando la responsabilità a uno piuttosto che all’altro. Evitiamo di fare distrazione di massa. La responsabilità è di tutti: dei partiti che oggi governano e di quelli che hanno governato prima, di chi ha fatto finta di non vedere, dei sindacati che si sono dimenticati dei lavoratori.

Non si può far finta di non capire che senza una corretta regolamentazione dell’emigrazione il fenomeno non può essere risolto. Perché, se un immigrato è sempre disponibile ad accettare condizioni di minor tutela, un immigrato che sia anche in attesa di regolarizzazione della sua posizione non solo è disponibile ma è costretto a lavorare in nero e sottopagato. Infatti, se dal momento in cui ha presentato in posta il kit per la richiesta dell’appuntamento in questura e l’appuntamento medesimo, passano almeno sei mesi, che cosa può fare quell’immigrato se non sopravvivere con il lavoro nero?

O forse è preferibile che viva dandosi alla piccola delinquenza?

Sarebbe meglio togliersi di dosso l’ipocrisia e cominciare a dare l’esempio. Perché il Ministero dell’Economia e delle Finanze che controlla CDP e di conseguenza Fincantieri Spa non inizia a trasformare i 7.000 rapporti in subappalto in contratti diretti garantendo a tutti uguali condizioni di lavoro?

Potrebbe essere un vero segnale di cambiamento, ma non illudiamoci,  perché il “Dio del profitto” anche nell’industria di stato prevale su ogni cosa.

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Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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