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L’economia russa batte le sanzioni ai rigori

Secondo i dati della Banca Mondiale, dopo due anni nei quali la Russia è plurisanzionata dall’Occidente a motivo della guerra in Ucraina, il PIL russo, a parità del potere d’acquisto, è il quarto del mondo, superando così quello del Giappone. Quindi non solo la Russia NON COLLASSA, a dispetto delle tetre previsioni degli “esperti” occidentali, ma cresce sempre più. Certamente ciò avviene anche grazie alle triangolazioni che bypassano le sanzioni. Ma è un fatto che la conversione della Russia in un’economia di guerra ha stimolato la domanda e quindi l’occupazione, la produzione e l’innalzamento del PIL.

Gli opinionisti occidentali hanno un bel dire che l’effetto delle sanzioni si vedrà nel medio e nel lungo periodo, ma il tempo non gioca certo a favore dell’Ucraina già piagata da perdite umane e distruzioni e prossima ad un probabile imminente cedimento e nemmeno per l’Occidente impegnato in un sostegno al governo di Kiev che sembra non avere prospettive: la Russia non sta affatto così male come dovrebbe stare secondo le previsioni degli analisti occidentali. Beffardamente, la Russia resiste vittoriosa all’assedio economico.

I motivi del “miracolo” russo

I motivi della resilienza e resistenza russa si possono sintetizzare in quattro: abbondanza di materie prime e di spazio terrestre e quindi di terra coltivabile; disponibilità della popolazione a sopportare sacrifici e privazioni che non ha paragoni nel mondo; tecnologia e intelligenze disponibili (gli scienziati russi non hanno nulla da invidiare a quelli occidentali); ampiezza e solidità delle alleanze.

Una nazione ricca di risorse agricole e minerarie non è isolabile dal resto del mondo: troverà sempre partner interessati o bisognosi disposti ad aggirare le sanzioni o a ignorarle pur di procurarsi tali risorse che la Russia mette a disposizione. Ed è puntualmente accaduto. In primis, la Cina esporta verso la Russia beni ad uso duplice; civile e militare.

La Cina non vuole certo la rottura con l’Occidente con il quale il fitto interscambio le è necessario, ma neanche la sconfitta della Russia, anche perché non intende rinunciare a Taiwan, protetta dagli USA. In caso di conflitto, l’alleanza o l’amichevole neutralità della Russia le sarebbe indispensabile. La sconfitta e conseguente disgregazione della Russia la farebbe rimanere sola di fronte all’Occidente che potrebbe completare così la vittoria regolando i conti anche con la Cina. Per questo, la dirigenza cinese sta per ora alla finestra lasciando che le parti in causa si logorino il più a lungo possibile, indebolendosi così a vicenda. Ma perché ciò avvenga, bisogna sostenere economicamente la Russia perché resista alla pressione occidentale anche rifornendola di armi per il tramite della Corea del Nord.

Ma non c’è solo la Cina a fare questo gioco: vi partecipano anche l’India, una potenza economica emergente, l’Indonesia, l’Iran, il Brasile, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, membri dei Brics o che aspirano a diventarlo. Da questi paesi la Russia ha trovato l’appoggio di cui aveva bisogno. Le tecnologie necessarie ai produttori di armi russi continuano ad affluire attraverso paesi terzi. Inoltre l’azione delle sanzioni è stata lenta, incoerente, frammentata e quindi poco efficace. Secondo il Financial Times, nel primo anno di guerra l’Unione Europea ha dato alla Russia  più soldi per l’acquisto di petrolio e gas di quanto ne abbia stanziati a favore dell’Ucraina in due anni.

La Germania inoltre ha combattuto per escludere il gas russo (e quindi l’azienda russa Gazprom) dalle sanzioni. Per l’esportazione di petrolio russo gli armatori greci hanno messo a disposizione inoltre le loro petroliere. Persino la Polonia, storicamente sua nemica giurata, ha aiutato la Russia: le esportazioni polacche verso la Bielorussia hanno ora raggiunto livelli record,  comprendendo degli articoli chiaramente destinati a finire anche in Russia . I camion polacchi commerciano con la Russia tramite il confine bielorusso.

Tutte le scorciatoie possibili per aggirare le sanzioni da parte di chi aveva interesse a farlo, sono state trovate ed attuate, mese dopo mese. L’industria degli armamenti russa ha così ricuperato il suo afflusso di forniture elettroniche ai livelli prebellici e i beni di consumo occidentali sono tornati a rifornire i negozi di Mosca, di San Pietroburgo e di altre grandi città.

Di conseguenza, all’interno del regime russo si è rafforzata la convinzione che la guerra possa ancora essere vinta, perché l’Occidente appare destinato a frantumarsi nel tentativo di un’ impossibile coesione contro Putin e l’intero popolo russo.

Conclusioni e riflessioni inevitabili e consequenziali

Nel Vangelo è scritto. “ Una casa divisa contro se stessa non può durare ”.  E’ la stessa conclusione che si deve trarre a proposito dell’esito e dell’efficacia della politica sanzionatoria decisa dall’intero Occidente contro la Russia: il fronte sanzionatorio ha agito diviso, in ordine sparso e dominato dai calcoli economici e dall’interesse egoistico di salvaguardare i profitti e i mercati delle aziende operanti nel proprio territorio nazionale. Tale discordia nei metodi, nelle modalità e nell’estensione delle pratiche sanzionatorie hanno così salvato la Russia e messo a nudo l’incoerenza di chi ne voleva e prevedeva con sicumera la sconfitta.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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