Il Mar Rosso è protagonista, da settimane, di attacchi alle navi mercantili, perpetrati dagli Houti dello Yemen.
Le principali compagnie marittime hanno modificato le rotte commerciali con conseguenti aumenti di costi e tempi. Cosa comporterà questa situazione? Come stanno intervenendo le potenze internazionali?
Rischi sul Mar Rosso, l’ultimo capitolo della travagliata storia dell’import moderno
Il mondo dell’import via mare deve fare i conti con una nuova minaccia: attacchi ribelli nei pressi del canale di Suez .
Come spesso accade, la delicata situazione geopolitica porta a una certa dose di speculazione e i consumatori finali si ritroveranno presto a pagarne lo scotto.
Nel 2022, dopo il periodo pandemico l’economia legata alle importazioni dai paesi orientali ha dovuto fare i conti con dei noli mai visti prima.
Basti pensare che per l’importazione di un container da 40′ da Cina a Italia il prezzo di un contenitore superava i 15.000 $ a fronte di un costo medio di circa 2.500 $ nel 2019. Questo ha fatto si che le compagnie marittime ottenessero dei guadagni elevatissimi.
Nel 2022 il gruppo Ap Moller-Maersk, uno dei più grandi del settore, ha ottenuto il risultato di bilancio più alto della sua storia.
La situazione è durata per più di 10 mesi e molte aziende hanno sospeso o ridotto notevolmente gli acquisti non potendo sostenere costi così elevati.
Lo scorso anno i noli sono progressivamente diminuiti tornando ai valori a cui gli importatori erano abituati e, in alcuni periodi, a livelli inferiori alla media.
A fine novembre, quando tutti avevano ritrovato una certa stabilità e una parvenza di equilibrio, una nuova doccia fredda è piombata sugli importatori. Gli attacchi degli Houti, mettono a rischio non solo la merce sulle navi mercantili ma anche la vita degli equipaggi.

Situazione attuale e possibili ripercussioni sui consumatori
Gli Houthi costituiscono la principale forza militare e istituzionale dello Yemen da una decina d’anni a questa parte. Si tratta di gruppi sostenuti dall’Iran in contrapposizione alle forze yemenite filo-saudite e a quelle sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. Le operazioni militari sono state rivendicate come un gesto di sostegno ad Hamas.
Quella che in via “ufficiale” dovrebbe essere una prova di forza atta a contrastare le azioni belliche palestinesi nella striscia di Gaza, sta portando a una serie di difficoltà con ripercussioni a livello internazionale.
Per evitare la zona a rischio diverse compagnie marittime hanno deciso di cambiare rotta. Le navi circumnavigheranno l’Africa, allungando notevolmente il percorso con conseguenti aumenti di costi e tempi. Non ci vorrà molto prima che i consumatori notino carenza di merci e prezzi lievitati, in particolare per i prodotti con un alto tasso di importazione marittima e i suoi derivati.
Per far fronte al problema si è già attivata una task force internazionale, capeggiata dagli USA, anche se al momento non sembra aver ottenuto i risultati auspicati.



